Un avvocato può essere cancellato dall’albo per un errore scusabile dovuto all’interpretazione del provvedimento del tribunale?

Questo è quello che si sarà chiesto il professionista e che ha trovato soluzione nella pronuncia della Cassazione a sezione unite n. 15429 del 7 luglio 2014.

Occorre precisare che il potere disciplinare trova fondamento nell’art 38 legge forense inteso come quel potere-dovere dei Consigli professionali di vigilare affinchè gli avvocati adempiano il loro mandato con lealtà, onore, probità e diligenza e si comportino in ogni circostanza della vita anche fuori dall’ambito strettamente professionale in maniera decorosa e dignitosa e, come potere- dovere di sanzionare, le relative mancanze.

Sanzioni che possono avere natura formale in cui si deplora il comportamento ma che non incidono sull’ esercizio dell’ attività (avvertimento e censura) e sanzioni sostanziali che impediscono in via temporanea o definitiva, l’ esercizio dell’ attività (sospensioni, cancellazione dall’ albo, radiazione dall’ albo).

Tanto premesso, il caso in esame, riguardava un avvocato del foro di Lucca che dopo aver subito una sanzione disciplinare del consiglio dell’ ordine di appartenenza impugnava il provvedimento in i grado.

Il tribunale gli riconosceva efficacia sospensiva dell’impugnativa contro la sanzione disciplinare, e ne denunciava ” l’irragionevolezza ed eccessività della sanzione inflittagli, assumendo che per l’ imputabilità di un’ infrazione disciplinare e’ necessaria la volontarietà dell’ atto deontologicamente scorretto”.

In seguito a tale decisione il ricorrente continuava in buona fede l’attività difensiva successivamente censurata dalla suprema corte che confermava l’adeguatezza della sanzione per vari ordini di motivi:

1) l’avvocato privo dello ius postulandi non poteva stare in giudizio personalmente perché sospeso e tutti gli atti erano da considerarsi nulli.
2) il comportamento del professionista comportava un grave pregiudizio all’ ordine forense inteso come dignità e decoro della professione forense.
3) la mancata conoscenza delle norme deontologiche costituiva un aggravante della violazione contestata.

La ratio di tale decisione andava ricercata nella tutela della dignità ed il decoro dell’ immagine professionale obiettivo non sempre realizzabile in quanto lasciato all’operato del singolo professionista.


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  1. Ho segnalato all’Ordine degli Avvocati il caso di un avvocato che dopo avermi difeso in una causa contro il pignoramento del mio immobile , successivamente sia passato a difendere il condominio , nello stesso procedimento , ma a distanza di 10 anni .

    Il suo intervento ha determinato la vendita all’asta del mio immobile Per debiti di lavori straordinari dei quali nessun condomino aveva anticipato la somma , ho perso la mia prima casa .Da 5000 Euro a 30.000 incassati dal condominio dopo la vendita all’asta –

    Con il cambio di amministrazione l’amministratore subentrante ha conferito il mandato a questo mio ex difensore ,pur preesistendo un altro avvocato nominato dall’amministratore precedente , raddoppiando sia le spese in sorte che le spese legali .
    Mi sono opposta al Piano di Riparto ma il Giudice non ha accolto la mia istanza in quanto non ero rappresentata da un legale .
    Successivamente alla vendita all’asta ho intentato causa contro il condominio per avere la restituzione delle somme incassate , e il paradosso è che il condominio ha ancora lo stesso avvocato , pur essendo egli chiamato in causa .Praticamente difende anche il Suo operato .Perché questo avvocato è anche amministratore di parecchi condomini e s compra le case all’asta dei malcapitati .

    Come se non bastasse ho anche avuto una querela per diffamazione da parte della amministratrice per aver reso noto ai condomini questa situazione .
    L’Ordine degli avvocati sta facendo indagini , e per ora non ci sono state archiviazioni .

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