Interessante question time alla Camera dei Deputati nella seduta del 9 luglio 2014, nel corso della quale il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo è stato interpellato per sapere quali siano le conseguenze disciplinari il suo Dicastero intenderebbe adottare, con riferimento ad alcuni disservizi avvenuti in Friuli Venezia Giulia, a causa di ritardi nell’emissione di pareri e altre scorrettezze imputati a casi di conclamata mala gestio nella conduzione delle Soprintendenze.

Nel fornire risposta all’istanza, il Ministro Franceschini passa dal caso particolare al principio generale, informando che è stato approvato dalla camera un emendamento che prevede, in relazione ai pareri dei soprintendenti fino a oggi insindacabili (salvo impugnazione davanti all’autorità giudiziaria ordinaria o amministrativa), un meccanismo di verifica e controllo interno al Ministero che consentirà, su richiesta di un’altra Amministrazione pubblica, il riesame degli atti e, quindi, un sensibile ridimensionamento del potere amministrativo delle Soprintendenze.

La direzione verso cui il Ministero si sta incamminando merita sostegno e incoraggiamento, perché denota l’impegno a inserire tali organi periferici nel processo del governo amministrativo locale, secondo criteri ispirati a una maggiore sussidiarietà e partecipazione democratica.

Le soprintendenze dipendono oggi dalle Direzioni regionali per i beni culturali e il paesaggio, presenti in 17 Regioni italiane e , più in generale, si possono individuare quattro tipi di soprintendenze:

  • le soprintendenze per i beni archeologici;
  • le soprintendenze per i beni architettonici e paesaggistici;
  • le soprintendenze per i beni storici, artistici ed etnoantropologici;
  • le soprintendenze archivistiche.

 

Si tratta di organi periferici del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, regolati dal decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, in materia di “Codice dei beni culturali e del paesaggio“, con compiti sul territorio in materia di beni culturali, paesaggistici, museali, archivistici ed affini.

La loro carta d’identità rivela una data di nascita piuttosto antica.

Nel 1907 vennero istituite le soprintendenze territoriali, dipendenti dal Ministero della pubblica istruzione, nel 1923 vennero istituite le “soprintendenze dell’arte medioevale e moderna” e nel 1939 è stata razionalizzata la struttura delle soprintendenze, con la promulgazione delle fondamentali leggi di protezione dei beni culturali e paesaggistici.

Si tratta, nel complesso, di finalità pubbliche certamente valide e tuttora attuali, che però debbono essere perseguite con l’ausilio di organi e strutture amministrative da riformare, e da rimettere finalmente in campo al passo con i tempi moderni e la società odierna


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  1. Purtroppo le Soprintendenze sono state la croce e delizia nella cultura della tutela del grande patrimonio italiano. Nella Regione Campania, fatta qualche residuale eccezione, non hanno una carta d’identità pulita. Basta guardarsi intorno e allungare la vista sui siti e sulle aree dove si è fatta la storia della civiltà campana. Dobbiamo concludere che la Soprintendenza in Campania è stata sempre o quasi “prona” al potere politico di turno. Comunemente si dice ” dove vede e dove è cieca”. Bene, a questo punto verrebbe da dire : mettiamo tutto in mano alle amministrazioni locali. Con quali garanzie? E’ innegabile che il patrimonio artistico,culturale e storico vada protetto e tutelato. Non occorre riformare Enti ed Organismi per ciò, bastano le leggi che già esistono e sono anche ben raccolte. Il problema sono le persone che vivono a stretto contatto con la politica locale e con l’esercizio di professioni ben nascoste. E’ sempre il solito discorso di rete che ha avvelenato la vita pubblica. Chi è dentro si salva, alla faccia di tutte le regole e chi è fuori è destinato a perire. Si dice comunemente che il contatto di gomito, prima o poi porta all’avvitamento dei rapporti. Questo E’. Nel nostro Paese il problema della cosa pubblica è legato al valore della cultura collettiva. Non è possibile che in un Centro storico di grande rinomanza internazionale siano avvenuti stravolgimenti urbanistici e paesaggistici davanti alla soprintendenza.E’stata stravolta una linea culturale di grande pregio e sono state sversate colate di cemento in uno dei più bei monumenti d’Italia. Tutto ciò sotto gli occhi di tutti che li notiamo partecipare a convegni e incontri.

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