E’ ormai tempo di scrutini a scuola e anche all’interno delle istituzioni, con l’imminente giro di boa annuale, arrivano i primi bilanci della politica economica. Con un esito davvero inatteso: sonora bocciatura per il bonus degli 80 euro e promozione con giudizio positivo per il nuovo Isee. Ribaltando la storia politica degli ultimi mesi, la Corte dei Conti ha, insomma, rimandato il premier Renzi, approvando, invece, una delle riforme più significative adottate dal precedente governo di Enrico Letta.

Ieri, la magistratura contabile ha diramato il Rapporto 2014 sullo stato della finanza pubblica, assestando un duro colpo all’ex sindaco di Firenze, e, in particolare, al fiore all’occhiello dei primi mesi di governo, uno dei fattori che, indubbiamente, hanno contribuito in maniera determinante allo storico risultato elettorale delle elezioni europee di domenica 25 maggio. Lo sconto Irpef contenuto nell’omonimo decreto in discussione al Senato, infatti, sarebbe nient’altro che un “surrogato” nella prospettiva della Corte dei Conti.

Naturalmente, i giudici tributari, analizzando l’andamento macroeconomico del sistema Italia, fotografano una situazione ben nota agli addetti ai lavori, arrivando a tacciare le misure finora adottate come dettate dall’improvvisazione e inserendo, nel computo delle misure giudicate insufficienti, non soltanto il bonus degli 80 euro erogato per i lavoratori dipendenti, ma anche il contributo di solidarietà del 5% che la Camera giusto ieri pomeriggio ha tramutato in realtà, per le pensioni oltre i 90mila euro.

Tutti rimedi inutili, sostiene la Corte dei Conti, che “allontanano e rendono più difficile l’attuazione di un disegno razionale, equo e strutturale di riduzione e di redistribuzione dell’onere tributario”, dunque ben lungi dalla realizzazione di quella riforma fiscale che il premier ha annunciato proprio per questo mese.

Oltretutto, intaccare la base imponibile dell’Irpef, a detta dei magistrati contabili, finirebbe con l’essere controproducente, anche in termini di una redistribuzione dell’imposta, a questo punto, dopo l’alleggerimento decretato da Renzi e Padoan, di complicata realizzazione. QUI LE ISTRUZIONI SUL BONUS: A CHI SPETTA

Dall’altra parte, però, la Corte dei Conti tributa un elogio “postumo” dell’Isee di lettiana memoria, la riforma dell’indicatore di reddito che l’ex presidente del Consiglio ha fortemente sostenuto, al fine di stanare i furbetti disposti a dichiarare il falso pur di accedere a contributi e agevolazioni previste per i meno abbienti.

In attesa della nuova dichiarazione unica sostitutiva, che dovrebbe sgombrare il campo dagli ultimi dubbi su una riforma di fatto in stand-by, la Corte dei Conti riconosce che, sebbene il rinnovamento dello strumento di misurazione non sia tuttora esente da difetti, uno su tutti lo squilibrio verso il patrimonio rispetto al reddito, le innovazioni recentemente apportate dovrebbero assicurare alcuni importanti benefici.

Nello specifico, i giudici della Corte riconoscono pregi alla valutazione più vasta della situazione economica famigliare, assieme alla ridefinizione delle scale di equivalenza, e alla definizione commisurata alla tipologia di prestazione di sostegno richiesta dal soggetto in prima persona. Tutte misure che, secondo l’analisi dei magistrati, dovrebbero assicurare una maggiore equità nell’erogazione delle prestazioni agevolate in base all’indicatore Isee, premiando il lavoro dipendente, con una attenzione molto più marcata verso le famiglie numerose o in presenza di componenti non autosufficienti.

Proprio le famiglie numerose, ieri, si sono viste al centro degli ultimi ritocchi sul decreto bonus 80 euro: inizialmente reintegrate nella platea dei beneficiari, sono poi scomparse, ma dalla maggioranza per il voto in aula trapela ancora ottimismo. E ce n’è davvero bisogno: tra le stime Istat di martedì, con la disoccupazione record, e la bocciatura della Corte dei Conti, i giorni lieti del post elezioni sembrano ormai lontanissimi per Matteo Renzi.

 

Qui il rapporto integrale della Corte dei Conti


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1 COOMENTO

  1. Se Matteo Renzi non restituisce il diritto negato e usurpato dalla controriforma Fornero, ai Quota ’96 della Scuola, consentendo loro senza se e senza ma di andare in pensione
    dal prossimo I° settembre 2014, anche per lui sarà l’ inizio della sua fine (politica).

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