Varcare i cancelli di un carcere significa lasciare alla spalle quanto di bello la vita può offrire: la libertà, gli affetti più cari, le amicizie…, ma questa realtà è più dolorosa quando è un bimbo a dover nascere e/o crescere dietro le sbarre. In Italia, difatti, tanti bambini conoscono – ahimè!- la realtà carceraria o perché la frequentano per visitare un loro genitore o perché nascono, vivono e crescono.

Nonostante le diverse riforme, purtroppo, ancora molti bimbi si trovano a crescere nei penitenziari scontando anche essi la pena assieme alla madre detenuta. Il nostro Legislatore permette ai bimbi di stare “ dentro” insieme alle loro mamme, oppure di venire affidati a parenti, in case famiglia o dati in adozione con tutti i traumi che ne derivano. Nonostante gli Istituti Penitenziari siano dotati di aree nido dove le mamme con i loro bambini possono soggiornare durante il periodo di pena, è chiaro che questo ambiente non è a portata di bambino: è inappropriato. L’infanzia di questi piccini è un’infanzia spezzata. Spezzata perché? Perché non conoscono la libertà, non possono ammirare lo splendore di un cielo limpido, del sole che riscalda, l’immenso azzurro del mare, il calore di un abbraccio, di un sorriso… L’infanzia all’interno del Penitenziario è fatta di celle, di lunghi corridoi, di piccole finestre che non permettono di affacciarsi, di sognare, del rumore assordante dei mazzi di chiavi, di porte che si aprono e si chiudono per volere di altri. A parere di chi scrive, permettere ad un bimbo di vivere una tale esperienza significa precludergli quanto di bello il periodo di infanzia possa offrirgli: la spensieratezza, i giochi, la curiosità di scoprire il mondo, i colori… Nel Penitenziario non esistono i sette colori dell’arcobaleno, ma solo due squallidi colori: il nero e il grigio.

E’ necessario tutelare il mondo dell’infanzia. Infatti, la “Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989” così sancisce: “il diritto per ogni bambino di crescere in modo sano ed in condizioni di libertà e dignità beneficiando della sicurezza sociale, sotto le cure e la responsabilità dei suoi genitori…… e che, salvo circostanze eccezionali, non sia possibile separare un bambino in tenera età dalla madre e che nell’adozione delle leggi la considerazione determinante debba essere quella del fanciullo”.

Sulla base di tale affermazione e di numerosi progetti, di recente, è stato firmato il “Protocollo d’Intesa a tutela dei diritti dei 100mila bambini e adolescenti che entrano nelle carceri italiane” (21.03.2014). Un documento di notevole importanza che cerca di risolvere, o meglio di alleviare l’impatto dei bambini con la dura realtà carceraria: in primis favorendo il rapporto del bimbo con i suoi genitori ed in secundis attrezzando il Penitenziario di aree a portata di bambino che rendano il suo “soggiorno forzato” meno triste.

La Carta, siglata dal Ministero della Giustizia, dall’Autorità Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza e dall’Associazione “Bambinisenzasbarre” riconosce, in particolare, il diritto dei minorenni alla continuità del proprio legame affettivo con il genitore detenuto.

Questo documento consta di 8 articoli elaborati tenendo a mente il leitmotiv dell’intervento, ovvero tutelare l’interesse superiore del bambino garantendo allo stesso il diritto alla genitorialità. Tali articoli “stabiliscono, secondo gli organi preposti e le relative competenze, questioni come le decisioni e le prassi da adottare in materia di ordinanze, sentenze ed esecuzione della pena (art. 1); le visite dei bambini all’interno degli Istituti penitenziari (art. 2); gli altri tipi di rapporto con il genitore detenuto (art. 3); la formazione del personale dell’Amministrazione penitenziaria e della Giustizia minorile (art. 4); le informazioni, l’assistenza e la guida dei minorenni figli di genitori detenuti (art. 5); la raccolta dei dati che forniscano informazioni sui figli dei genitori detenuti, per rendere migliori l’accoglienza e le visite negli Istituti penitenziari (art.6); la permanenza in carcere dei bambini in casi eccezionali, qualora cioè al genitore non fosse possibile applicare misure alternative alla detenzione (art. 7). Tutti gli articoli di tale Protocollo d’Intesa vanno intesi non solo per i minorenni in visita negli Istituti penitenziari ma anche per i figli di genitori detenuti negli Istituti penali minorili”.

Nonostante il Legislatore sia intervenuto ponendo al centro della Carta l’interesse del minore, il sorriso dietro le sbarre continua ad essere un sorriso triste.

Eppure il sorriso di un bimbo ha un valore inestimabile! E’ un sorriso magico che riempie di gioia il cuore di chi lo riceve.

Chiudo questo breve scritto riportando questa poesia: “… Il sorriso di un Bambino…

Hai mai visto sorridere un bambino? Vi è racchiuso l’universo intero, è come il sole che sorge al mattino donando alla vita il momento più sincero. E’ uno sguardo pieno di poesia, che dona un’emozione infinita, è un’espressione che ti trasporta via e ti segna per il resto della vita.

Hai mai fatto sorridere un bambino? Non c’è sentimento che ti possa ripagare e quando ci riesci pregherai il destino che nel corso della vita tu lo possa raccontare!!”

(Anonimo).


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2 COMMENTI

  1. Tutti dovrebbero considerare la seguente possibilità: quando questi bambini saranno maggiorenni, tutelarli con un ricorso alla corte Europea per i diritti umani, per ingiusta detenzione, allora magari questo stato INDEGNO che è diventata l’Italietta da baraccone, magari comprende tra il bene e il male il ragionevole e l’irragionevole, la decenza e l’indecenza, ma forse sono solo io che sono un sognatore, questa nazione indegna non cambierà mai anzi andrà sempre peggio fino a che deleghiamo la nostra sorte e la nostra vita a politici indecenti, giudici ancor più indecenti, e via così,!!

  2. Non solo gli viene precluso ciò che di bello c’è nel mondo (anche se non è detto che lo avrebbe visto pur vivendo fuori da un carcere, perché dipende al 99% dai genitori..), ma rischia di generare conseguenze negative e nefauste, portandolo a crescere vedendo il mondo in una certa maniera, negativa, buia, triste, e magari facendolo sentire sempre in colpa, e che dire di quando dovrà parlare ai suoi amici e conoscenti della sua infanzia?
    Vergogna e ancora sensi di colpa.
    Diciamo basta!!!

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