Il decreto sugli 80 euro in più in busta paga è realtà. Dopo l’approvazione dello scorso venerdì, a quasi una settimana di distanza il provvedimento è pronto per essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale, nonostante i chiarimenti richiesti dal presidente della Repubblica Napolitano, che ha convocato, nella tarda mattinata di giovedì, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan.

Salvo colpi di scena, infatti, l’uscita del decreto più atteso del Jobs Act di Matteo Renzi arriverà proprio nella Gazzetta Ufficiale di prossima pubblicazione. I dettagli del provvedimento sono noti da alcune ore e, con esso, è spuntato anche il testo, a corredo di un’attesa davvero elevata per le molte polemiche sulla politica economica del governo. Dunque, manca solo la firma del Capo dello Stato, destinata ad arrivare presto, se il ministro del Tesoro avrà fornito le garanzie richieste dal Colle.

Così, si scopre che le famose coperture sugli 80 euro arriveranno da molteplici fattori, alcuni fissi e altri, invece, in divenire. Ma nel decreto, per la verità, non c’è spazio solo per il bonus di stipendio, ma anche per nuove norme inerenti l’organizzazione dei livelli di governo, l’edilizia scolastica, la pubblica amministrazione e i debiti della pubblica amministrazione.


Nello specifico, il bonus concesso ai lavoratori dipendenti, sarà riconosciuto entro i 24mila euro di reddito, dopodiché inizierà a diminuire rapidamente fino a spegnersi del tutto a 26mila. Verranno riconosciuti 640 euro annui, equivalenti a 80 euro in più al mese per circa dieci milioni di beneficiari, stabili fino a 24mila euro di reddito lordo annuo.

La misura più rigida contenuta nel decreto in via di pubblicazione in Gazzetta è indubbiamente quella che innalzerà l’imposta per le rendite finanziarie – esclusi i titoli di Stato – dal 20% al 26% a cominciare dal prossimo luglio.

Quindi, il decreto presenta alcune misure urgenti volte a ridurre le spese in alcuni organi centrali dello Stato, in particolare per i ministeri – secondo le indicazioni già evidenziate in sede di Def – che, ora, però, arrivano a includere anche la presidenza del Consiglio. Un ‘aggiunta che dovrebbe alzare l’asticella dei risparmi a 240 milioni per l’anno in corso.

La road map del risparmio per gli enti locali è severa: 2,5 miliardi di riduzioni della spesa da qui a fine anno. Per chi non si adeguerà immediatamente, arriverà l’ordine governativo con un apposito Dpcm che sarà varato entro il 10 maggio prossimo. Entro trenta giorni dall’entrata in vigore del decreto,dunque non oltre il 25 maggio, le Regioni dovranno stilare la lista degli obiettivi di bilancio per il risparmio di 700 milioni che andranno avallati dai ministeri. Restano, poi, un miliardo e 400 milioni di tagli da effettuare sul capitolo forniture: la scadenza definitiva, in ogni caso, sarà quella del 31 maggio in sede di Conferenza Stato-Regioni. Per i meno virtuosi, scatterà inevitabilmente il 20 giugno il provvedimento d’ufficio sui tagli decisi dal governo.

Vai al testo del decreto Irpef


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