La cosa sembrava passata sotto silenzio, nessuna autorità la aveva ravvisata e tutto pareva svolgersi secondo regolarità. Poi, alla fine, è intervenuto il Consiglio di Stato a bloccare tutto: un esaminatore che non parla la nostra lingua, non può dare il patentino di professore di diritto ad aspiranti cittadini italiani.

E’ quanto accaduto nella selezione del concorso nazionale per ruolo di professore di diritto privato, dove il professore spagnolo José Miguel Embid è stato la causa dell’interruzione del processo di reclutamento per nuove cattedre su scala nazionale.

L’ordinario di studi giuridici all’università di Valencia, infatti, è stato riconosciuto incapace di parlare italiano e, dunque, non idoneo a sedere nella commissione esaminatrice che avrebbe dovuto valutare la preparazione dei candidati.

Secondo quanto prevede la riforma Gelmini all’interno delle università, infatti, per l’abilitazione dei docenti universitari, è necessario anche il riconoscimento da parte di un collega di uno Stato membro dell’Unione europea. Questa norma fu introdotta dall’ex ministro della Pubblica Istruzione per prevenire lo strapotere dei cosiddetti “baroni”, che avrebbero potuto fornire corsi preferenziali ai loro favoriti. In questo modo, si è stabilito che, a sedere nelle commissioni delle prove di abilitazione all’insegnamento, ogni cinque professori, uno dovrà provenire da altro Paese aderente all’Ocse. Ma gli effetti sembrano esattamente opposti alle intenzioni.

Così, dopo il ricorso presentato da un candidato, il Consiglio di Stato ha ravvisato la necessità di interrompere la procedura di selezione per i nuovi professori, mettendo in risalto, come denunciato da numerosi osservatori, l’assoluta inadeguatezza delle procedure per la verifica dei requisiti dei commissari stranieri, dal momento che, nel caso in oggetto, non era stata comprovata l’assoluta impreparazione sulla lingua italiana.

Espressamente, nella legge non è inserita la conoscenza della lingua italiana come requisito di accesso al ruolo di commissario, ma va comunque sottolineato, a parere del Consiglio di Stato, che un esaminatore totalmente estraneo alla lingua del Paese ospitante, non può valutare appieno le conoscenze degli aspiranti docenti.

Oltretutto, il Consiglio di Stato, per il concorso di professore in diritto privato, ha riscontrato anche un’ulteriore, e ben più grave violazione, ossia la censura di illegittimità del regolamento, nel punto in cui ha affidato alla commissione poteri troppo vasti rispetto ai confini delimitati dalla stessa legge Gelmini. Un punto, questo, che potrebbe rendere nulle decine di procedure per l’abilitazione, a valanga. Ora, con la procedura sospesa, non resta che attendere i prossimi pronunciamenti prima del Tar del Lazio e, poi, nuovamente del Consiglio di Stato, per quella che potrebbe essere una clamorosa rivoluzione nelle abilitazioni universitarie degli ultimi anni.


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3 COMMENTI

  1. BISOGNA BANDIRE PIU’ CONCORSI PERCHE’ CI SONO MENTI ECCELSE CHE
    MERITANO DI PROFESSARE.
    PIU’ CONCORSI PER I GIOVANI RICERCATORI : NON FACCIAMO FUGGIRE I CERVELLI.
    GRAZIE

  2. Sono le conseguenze di scelte politiche cge hanno portato sugli scranni parlamentari personaggi come la Gelmini che per abilitarsi ha girato l’italia per oltre sei o sette volte.
    Nessuno si è accorto di tanta stupidità ? Ora chi pagherà i costi di tutta la procedurà ^? Sicuramente il popolo italiano e intanto la Gelmini continua a parlare e a pontificare dall’alto dello scranno.

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