Se ne è parlato tantissimo nei giorni scorsi e, infine, ieri sera, il Jobs Act di Matteo Renzi – o, almeno, la sua prima versione – ha visto finalmente la luce.

Nella sala stampa di palazzo Chigi, il premier ha intrattenuto i media nazionali per circa un’ora, illustrando tutte le novità del suo piano di stimolo all’economia. Dopo una panoramica generale, la partenza del suo discorso è stata proprio incentrata sulle novità inerenti il settore occupazionale.

Così, tra le ipotesi circolate nelle passate settimane, e le misure effettivamente messe in gioco dal governo, non sono mancate le differenze, ma, al tempo stesso, importanti sono state le conferme. Mentre, per le notizie che impazzano in queste ore, forse c’è bisogno di qualche appunto passato, ancora, sotto silenzio.


Innanzitutto, ieri in Consiglio dei ministri il governo, sul tema del lavoro, da una parte, ha approvato un decreto legge e, dall’altra, ha posto all’attenzione del Parlamento un disegno di legge. Oltre a ciò, infine, il presidente del Consiglio si è riservato di fare alcuni annunci per ulteriori misure al momento, però, escluse da entrambi i provvedimenti licenziati.

Partendo proprio da queste ultime, l’annuncio che ha ottenuto più eco dalla conferenza id ieri, i 1000 euro in più in busta paga a partire da maggio, non trovano riscontro in nessuno dei due testi usciti dalla riunione del governo. Ciò che si sa in merito, dunque, è essenzialmente il proclama del premier, che ha confermato per la primavera il taglio delle tasse sul lavoro fino ai 25mila euro lordi, ossia entro i 1500 euro al mese. Si tratta di una platea che, ha ricordato Renzi, arriverebbe a dieci milioni di persone, tra dipendenti o assimilati.

Allo stesso modo, legato al comparto produttivo, ma finora esclusivamente nel novero degli annunci, è l’aumento della tassazione sulle rendite dal 20 al 26%, con riduzione dell’Irap del 10% alle imprese. Secondo gli esperti, l’aumento delle imposte sui conti in deposito potrebbe generare il fuggi fuggi verso l’estero dei capitali. Da ultimo, sempre in ambito industriale, è stata confermata, ma esclusa dai provvedimenti presentati, la riduzione del 10% alle bollette energetiche per le piccole medie imprese.

All’opposto, invece, ecco quali sono gli interventi che diventeranno effettivi non appena il decreto in cui sono stati inseriti verrà pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Sul fronte dei contratti, sparito il contratto unico di assunzione su cui si vociferava, mentre si è avviato un rinnovamento dei rapporti a termine che consente i contratti a termine senza causale entro il massimo di 36 mesi rispetto agli attuali 12. Viene meno anche il periodo di intervallo – già sensibilmente ridotto negli ultimi anni – tra un contratto e l’altro; di contro, viene messo un tetto all’applicazione dei contratti in scadenza, che non potranno superare il 20% della forza lavoro impiegata. Novità importanti anche sul fronte dell’apprendistato, che introduce il ricorso alla forma scritta per il solo contratto e patto di prova; salta, infine, il minimo di assunzioni per l’applicazione di nuovi apprendistati

Arriviamo, infine, al disegno di legge, che impegnerà il Parlamento nei prossimi mesi per l’entrata in vigore di alcune riforme strutturali, sempre rivolte al comparto lavorativo. E’ il caso, ad esempio, della Naspi, la nuova indennità di disoccupazione che dovrebbe sostituire il sussidio introdotto dalla legge Fornero del 2012, che tenga conto anche del valore aggiornato dell’Isee. In tal senso, il governo ha sei mesi di tempo per esercitare la delega in materia affidata dal ddl. Confermato lo stop completo a fine 2016 per la cassa integrazione straordinaria. Quindi, sempre nei contorni della legge delega, si sono poste le basi per la creazione dell’Agenzia nazionale per l’occupazione.

Vai al testo originale del Jobs Act

 

 


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23 COMMENTI

  1. […] L’obiettivo dichiarato di Cottarelli è quello di recuperare almeno 7 miliardi all’anno, i quali dovrebbero servire, già nel 2014, al finanziamento dei famosi 80 euro in più in busta paga, promessi dal presidente del Consiglio nella conferenza di mercoledì scorso, quando ha svelato i dettagli del suo chiacchierato “Jobs Act”. […]

  2. L’immagine, azzeccatissima e memorabile, di Alberto Sordi che fa il gesto dell’ ‘ombrello’ (con fragorosa pernacchia) ai lavoratori nel film ‘I Vtelloni’ riassume bene, senza tante parole, l’impressione che desta la prima lettura di quelle che dovrebbero essere le linee essenziali del job act renziano, a dire il vero ancora molto nebulose. Naturalmente parecchio ci sarà da chiarire nei prossimi giorni sulle vere intenzioni del governo presieduto da Renzi, e tuttavia l’impressione –e il timore- è che, al di là dello zuccherino promesso –l’annunciato regalo in danaro (10 ml.di di euro, che molti dubitano possano essere veramente reperiti)- i lavoratori dovranno pagare qualche amaro scotto, indispensabile peraltro per accontentare la scalpitante Confindustria che quel regalo avrebbe voluto tutto per sé. D’altro canto, oramai si è capito che gli inglesismi tanto amati dai nostri politici, sono mere furbate per nascondere verità che in italiano hanno nomi impronunciabili. Come Monti si era inventato la “spending review” per non parlare di “manovra finanziaria”, così ora Renzi si inventa il “job act” per non parlare di “articolo 18”. Ma, c’è da scommetterci, ancora una volta la “fissa” di questo governo, come di quello Monti, sarà, al di là di pudici paraventi, l’art. 18, o, per dirla con altre parole, la libertà di licenziamento: e con esso, inevitabilmente -perché le due “fisse” vengono normalmente (e subdolamente) propugnate in maniera inscindibile- quella del contratto unico a tempo indeterminato liberamente risolvibile in qualsiasi momento (idea comunemente –ed erroneamente- attribuita ad Ichino, che ne ha fatto il suo cavallo di battaglia, ma la cui paternità è in realtà di Biagi, che per primo la sostenne). E così il dibattito sul lavoro ancora una volta verrà, come in effetti viene, falsato e deviato dalla suo vera sede, continuandosi ancora ad ignorare che il lavoro non si crea liberalizzando i licenziamenti, ma eliminando le vere ragioni che impediscono lo sviluppo economico: tassazione insostenibile per imprese e lavoratori, bassi salari e precarizzazione selvaggia, burocrazia asfissiante e inetta, giustizia inefficiente e lenta, leggi incomprensibili. Quanto a quest’ultimo aspetto, indubbiamente passaggio obbligato è la semplificazione e razionalizzazione del quadro legislativo in materia di lavoro, ma non ci si può illudere di raggiungere questo obbiettivo con una mera operazione di maquillage delle oltre quaranta forme di rapporto di lavoro oggi previste, essendo, al contrario, indispensabile un intervento di rifacimento radicale che parta dalle fondamenta per liberarle dalle inutili e dannose sovrastrutture che nel tempo le hanno nascoste e massacrate. Per esser chiari: la vera, indispensabile, semplificazione che Renzi dovrebbe fare è il ritorno al sistema duale del rapporto di lavoro -autonomo o subordinato- eliminando gli ibridi e gli escamotage (c.d. lavoro parasubordinato), inventati dalla fervida fantasia dei nostri “moderni” (quale modernità!) e conformisti giuslavoristi ma in realtà inesistenti ‘in natura’ (giuridica), anzi contro natura. Non ci sono vie di mezzo, non esiste ‘in natura’ un tertium genus di lavoro che non è ne autonomo né subordinato (la pretesa legittimazione della parasubordinazione non può desumersi da una non pertinente norma meramente processuale, art. 409, 3° c., cpc, scaltramente piegata ad una interpretazione che non regge ad un’analisi critica obbiettiva), il lavoro o è l’uno o è l’altro. E si sa che quando si cerca di coartare o, peggio, violentare la natura, questa si ribella. Infatti, tutti i problemi che nascono nell’interpretazione e applicazione delle norme in materia di lavoro c.d. parasubordinato, come tutte le difficoltà per definire le medesime (si veda da ultimo la riforma Fornero, monumento … alla chiarezza e alla ragione!) nascono proprio di qui, perché si è finito per creare una selva mostruosa ed inestricabile, in cui è difficile penetrare anche per un avvocato: figuriamoci per un imprenditore, il quale finisce per abbandonare –come dargli torto?- qualsiasi, pur volenteroso e ottimistico, progetto di nuove assunzioni.
    Quanto poi alla riforma dell’apprendistato, ben poca cosa sembra quella delineata dal job act renziano, atteso che questo non scioglie i nodi e le problematiche lasciate aperte dalla riforma Fornero . Detta riforma doveva –dicevano- promuovere la ‘buona occupazione’, in particolare quella dei giovani, e combattere la piaga del precariato, ma ha prodotto solo disoccupazione e, al massimo, ‘cattiva’ occupazione, attuata anche grazie all’abuso (‘non ne abusate’, raccomandava agli imprenditori l’ineffabile Fornero!) di espedienti legalizzati, come in particolare proprio il nuovo contratto di apprendistato, che consentono lo sfruttamento a basso costo del lavoro condannando i giovani al precariato a vita. In realtà, è certamente conveniente per i datori di lavoro assumere lavoratori, anche laureati (ingegneri, ecc.) e persino già dotati esperienza lavorativa, che l’azienda può pagare con una retribuzione corrispondente a due categorie inferiori e legare a se con un contratto a termine di tre anni (senza che il malcapitato possa svincolarsi per accettare altre più soddisfacenti chances di lavoro e con assoluta libertà di licenziamento alla scadenza), magari sfruttandoli in fatto come qualsiasi altro dipendente in mansioni identiche: ma è questa buona occupazione? È per tale via che si può combattere la piaga del precariato? E’ giusto che chi ha già fatto lunghi studi (più che in ogni altro paese) e magari anche esperienze di lavoro possa essere considerato, ancora e per ben tre anni, una specie di sotto-lavoratore di serie B, con minori diritti e senza che, al termine di un sì lungo periodo (nel quale dovrebbe essere chiaro se ha appreso o no, se è idoneo o no) vi sia almeno l’obbligo di assunzione definiva con corresponsione della piena (e pur bassa) retribuzione contrattuale? A questi interrogativi il job act non dà risposta, lasciando ben poche speranze in una effettiva volontà di procedere a riforme che non siano fatte solo di parole e di formule déjà vu: il che induce a rendere rinnovato omaggio all’Albertone nazionale immortalato nell’immagine riportata nell’articolo.

  3. Solo una cosa mi può convincere da chichessia: eliminare tutti i privilegi passati, futuri e presenti dalla previdenza (vitalizi, pensioni oro, falsi invalidi ecc..) solo con questa semplicissima legge NOI potremo entrare in una nuova fase di crescita e abbandonare la strada verso una rivoluzione civile ormai facilmente visibile!
    Dopo 38 anni di contributi di cui 32 in reparti fonderia sono da 9 mesi senza nessun reddito, a proposito serve a qualcuno uno specialista di fonderia di 58 anni???
    Franco

  4. Perchè perchè
    Noi paghiamo l’ imu e le associazioni religiose, una in particolare no ?
    Non è un benefit anche quello che mette in crisi le casse dello stato ?
    Ossia del nostro paese, e sottolineo nostro !!!
    Perchè dobbiamo pagare anche per loro ?
    Perchè non ci spiegate questa cosa ?

  5. Perchè gli insegnanti non fanno 8 ore di lavoro come tutti glialtri ? Perchè non correggono i compiti finite le lezioni nel pomeriggio nella struttura, garantendo la presenza per le 8 ore come tutti i lavoratori del privato ? E per gli stessi soldi ? Se prendono uno stipendio normale, ma stanno solo al mattino, la loro paga oraria non è spropositata ? Non è che molti passano un sacco di altre ore a dare ripetizioni che poi non dichiarano nei redditi ? Non è anche tutto questo tempo libero in piu un benefit rispetto ad un metalmeccanico ? E non è anche questa evasione ? Perchè loro possono ? E’ consuetudine che loro possano ? E’ socialmente accettato ?

  6. Perchè chi ha lavorato per lo stato, oltre ad aver avuto il posto di lavoro piu sicuro, si becca anche la pensione piu alta ? Non è forse questo un benefit ? A che titolo ? Che differenza c’è fra questo benefit e tutti quelli dati ai politici ? L’importo non è simile ? Siamo il paese dei benefit ?

  7. Perchè dovrò avere una pensione bassa, da fame, e devo vedere gli altri che si godono una pensione troppo alta ? Dato che non la ricevono con quello che hanno realmente versato, ma su quello che hanno versato nel periodi finale in cui guadagnavano di piu, perchè dobbiamo pagargliela piu di quanto sarà pagata a noi ? Perchè le nuove generazioni devono pagare le colpe di quelle precedenti ? Perchè le regole sul calcolo del dovuto non vengono applicate a tutti ? Loro sono piu belli ? Noi siamo piu brutti ?

  8. Perchè sento di badanti straniere che ottengono case popolari a 70 euto al mese piu 20 euro di spese condominiali, e nessuna altra spesa, e non sento mai di una giovane coppia di ragazzi italiani che ottiene la stessa casa, dove costruirsi una vita ed una famiglia ? Perchè abbiamo abbandonato i nostri giovani ?

  9. Con dolore chiedo :
    Perchè lo stato mi fa sentire straniero nel mio paese ?
    Dove è il mio paese ?

  10. Perchè in molti treni le attrezzature per disabili sono fuori uso ? O non ci sono ? Non sono costate ? Non è uno spreco l’acquisto di attrezzature inadeguate, prese tanto per dire che ci sono, e poi abbandonate ?

  11. Perchè le ferrovie spendono un sacco di soldi per la pulizia dei treni e ciononostante i treni sono sempre cosi sporchi ? Perchè i costi sono alti e le paghe di chi pulisce sono cosi basse ? Dove finiscono, dove si fermano i soldi ?

  12. Perchè quando si va in treno spesso si sente odore di bruciato ? Sono i freni delle ruote che sono incastrati e frenano ? Perchè mandano in giro delle carrozze con le ruote che frenano ? Quanto costa in piu di corrente elettrica spingere un treno con le carrozze che frenano ? C’è pericolo a lungo termine che il treno deragli o che capiti un incidente ?

  13. Perchè in periodo di crisi, e di spending review non parliamo anche delle decine di migliaia di persone che viaggiano gratis, fra cui tutti i parenti dei ferrovieri ? Perchè loro hanno diritto di viaggiare gratis ed io no ? Perchè dobbiamo pagare anche il loro biglietto ? Non ci sono solo i politici che hanno vantaggi non giustificabili.

  14. Perchè quando guardo fuori dal finestrino di un treno vedo il paesaggio grigio ?
    Forse è lo sporco del finestrino ?

  15. Perchè i ferrovieri fanno sempre tutti questi scioperi ? Non prendono già bene rispetto la media degli stipendi italiani e rispetto alla media dei loro colleghi stranieri ? E non creano un danno agli altri lavoratori impedendogli di arrivare al lavoro ?

  16. Spesso i treni dei pendolari, Spece il mantova milano sono in ritardo. Il ritardo di 5 o 10 minuti è la regola, ma a volte anche mezz’ore o 45 minuti. Il quadro alle stazioni pero segna sempre un ritardo inferiore a quello reale. Cosi sembra che facciano sempre men ritardo di quello che realmente fanno.

  17. Spesso nei treni le portelle dei quadri elettrici sono aperte, e tutti i fili elettrici in vista. Con pericolo per le persone che in caso di brusca frenata possono andarci a finire dentro. Questo è un male sempre presente da diversi anni.

  18. I treni di molte tratte di pendolari sono con troppo pochi vagono e spesso le persone viaggiano in piedi. Compresi anziani, donne in cinta, persone malate. Ma i controllori ci dicono che le ferrovie garantiscono solo il trasporto, non i posti a sedere. Perchè dobbiamo pagare per viaggiare in piedi ? Perchè allora mettono i sedili ?

  19. Tutti i giorni un sacco di persone viaggiano senza biglietto sui treni della linea mantova cremona. Il controllore non passa quasi mai. Quando passa, se trova un italiano senza biglietto gli da la multa, se trova uno straniero senza biglietto nella maggioranza dei casi lo fa scendere, a prendere il treno dopo. Perchè veniamo trattati in modo differente ?

  20. Tutti i giorni a Cremona si vedono i ferrovieri ed il personale ausiliario attraversare i binari senza usare il sottopassaggio, in prossimità del messaggio “vietato attraversare i binari”. Perchè la Polfer che è proprio li davanti e li vede non gli da una multa ? Per gli altri è pericoloso, mentre per loro no ?

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