Saranno le regioni più grandi e popolose a fare le maggiori spese per la Tasi 2014. La Cgia di Mestre ha diramato la mappa della nuova tassa sugli immobili: numeri che, a ruota della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del decreto salva Roma, fanno assumere al tributo dimensioni preoccupanti.

Il provvedimento 16/2014 ha reso definitive le disposizioni sulla nuova tassa che sostituirà l’Imu e, in questo modo, è già possibile tracciare una prima previsione dell’impatto che la nuova imposta avrà sul territorio e quali saranno le zone più tartassate.

Ipotizzando l’applicazione dell’aliquota base all’uno per mille, secondo la simulazione dell’Ufficio studi della CGIA, la Tasi si abbatterà soprattutto sui proprietari di immobili in Lombardia, Lazio e Veneto. I primi saranno chiamati a versare 660 milioni, i secondi 480 milioni e i terzi 354 milioni di euro. Complessivamente nelle casse dei comuni dovrebbero arrivare poco più di 3,8 miliardi di euro.


Questa stima – segnala il segretario della CGIA Giuseppe Bortolussi – è molto prudenziale, in virtù del fatto che i sindaci avranno la possibilità di aumentare ulteriormente l’aliquota. Pertanto, è molto probabile che alla fine il gettito complessivo sarà superiore ai 3,8 miliardi da noi preventivati”.

Le Regioni, invece, dove la Tasi peserà di meno sono la Basilicata (23 milioni di euro), il Molise (17 milioni di euro) e la Valle d’Aosta (14 milioni di euro).

È chiaro – fa notare la CGIA – che in questa stima il carico fiscale più importante è in capo alle Regioni dove è maggiore il numero degli immobili ad uso abitativo e quelli riconducibili alle attività commerciali/produttive.

Se sulle prime abitazioni la Tasi, di fatto, sostituirà l’Imu, sulle seconde/terze case e sullecostruzioni ad uso produttivo, il tributo sui servizi indivisibili andrà ad aggiungersi all’Imu. Pertanto, è certo che su queste tipologie immobiliari il carico fiscale è destinato ad aumentare.

La nostra preoccupazione – prosegue Bortolussi – è rivolta soprattutto agli effetti che l’Imu e la Tasi avranno sui capannoni. Ricordo che, su queste tipologie di immobili, viene attribuito allo Stato il gettito calcolato con l’aliquota base del 7,6 per mille, mentre solo la parte eccedente questa soglia, fino al livello massimo del 10,6 per mille, finisce nelle casse dei Comuni. L’aliquota media Imu applicata sui capannoni è stata del 9,33 per mille. Ora, i Sindaci hanno la possibilità di applicare in via aggiuntiva la Tasi fino a raggiungere la soglia dell’11,4 per mille. Se dovessero applicare l’aliquota base del nuovo tributo, ovvero l’uno per mille, gli imprenditori si troverebbero a pagare un miliardo in più. Una cosa inaccettabile”.

La CGIA, infine, solleva un altro grave problema: “Dopo sei anni di crisi – conclude Bortolussi – molti imprenditori hanno chiuso l’attività e sono sommersi dai debiti. Nella stragrande maggioranza dei casi, visto il crollo delmercato immobiliare, non sono riusciti né ad affittare né a vendere il capannone. Come faranno a pagare l’Imu su un immobile che non genera nessun reddito?Forse è giunto il momento che la politica intervenga ed esoneri il pagamento per i proprietari che si trovano in questa situazione”.


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