Un caos apparentemente senza fine. Sembra davvero un gorgo da cui non riesce a riemergere, quello della fiscalità immobiliare per il governo Letta. Alle prese con mini Imu e Tasi, infatti, l’esecutivo è a un passo dalla paralisi, per via dei decreti azzoppati o delle istruzioni imprecise che lasciano gli enti locali deputati alle imminenti riscossioni in balia dell’incertezza.

L’ultimo studio racconta che le aliquote della Tasi, teoricamente prevista per giugno 2014, potrebbero di gran lunga superare le centomila unità. Impossibile? Non proprio, se si pensa che ogni Comune, allo stato attuale della normativa e salvo improbabili emendamenti che cambino radicalmente la struttura del tributo e dell’intera Iuc, ha la facoltà di portare la percentuale relativa all’imponibile sull’immobile al livello preferito. Ma non solo.

La discrezionalità si enuncia, infatti, sia nelle aliquote, ma anche nelle detrazioni e, infine, nelle date di scadenza per i pagamenti. Insomma, ogni municipio potrà emanare il proprio regolamento, per ogni categoria catastale, per ogni fascia di immobili e mettendo in calendario le scadenze che preferirà.


Insomma, un record assoluto di diverse percentuali di imposizione, che si potrebbe schizzare a centinaia di migliaia di Tasi diverse. Se si pensa che il muro delle centomila aliquote era stato sfondato con la rata di dicembre dell’Imu 2013, riferita esclusivamente a coloro che non erano stati esentati – e poi ripescati – dalla rata, è facile immaginare cosa potrà succedere di qui in avanti. 

Così come era stata enunciata dalla legge di stabilità 2014, infatti, la Tasi, componente della Iuc che si lega ai servizi indivisibili garantiti dai Comuni, nasceva dunque come la vera imposta municipale, finendo, però, col moltiplicare la confusione.

Così, oltre alla Tasi, anche la Tari e l’Imu potranno avere ciascuna due rate diverse, con la propria serie di aliquote e due date di scadenza non coincidenti con le “sorelle”. Se si aggiunge, poi, che al decreto 151 è stato portato in dote un emendamento correttivo proprio sulla Tasi, applicando uno 0,8 per mille di detrazioni, anch’esso a completa discrezionalità dei Comuni. E il caos, di questo passo, è destinato a crescere esponenzialmente.

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