IL GARANTE DELLA PRIVACY “BLOCCA” APPARENTEMENTE IL REDDITOMETRO

 

Il Garante della privacy sembra aver “demolito” il “nuovo” redditometro, ma in realtà non è così.  Infatti, sono stai semplicemente eliminati, durante la fase di determinazione sintetica del reddito, le spese correnti e le altre spese determinate sulla base delle medie ISTAT, ma la preclusione all’utilizzo dei predetti dati non sembra sortire effetti particolarmente rilevanti.


 

Il presente articolo è opera di Nicola Forte, docente, revisore dei conti e autore di numerosi testi in materia fiscale

 

La funzione di completamento dei dati ISTAT

 

L’Agenzia delle entrate, già prima del parere espresso dal Garante della privacy aveva manifestato a più riprese che i consumi e le altre spese determinate in base alle medie ISTAT avrebbero assolto ad una funzione di completamento dell’accertamento sintetico.

 

La Circolare n. 24/E del 31 luglio scorso aveva precisato che la selezione dei contribuenti da sottoporre a controllo sarebbe stata effettuata in base alle spese certe (affitto, mutuo) ed alle spese relative ad elementi certi (spese condominiali, consumi di carburanti, etc).  L’Agenzia delle entrate aveva già escluso, durante questa fase, gli oneri rilevati dall’ISTAT (spese per consumi alimentari, abbigliamento, etc.).

 

L’Agenzia delle entrate ha anche precisato che i controlli sarebbero stati “indirizzati” nei confronti dei contribuenti la cui posizione risulta caratterizzata da scostamenti (tra reddito e spese) di rilevante entità). In buona sostanza si comprende che l’entità dello scostamento in grado di giustificare l’accertamento sintetico nei confronti dei predetti soggetti assume rilevanza anche senza considerare i dati ISTAT.

 

 

Gli effetti dell’intervento del Garante

 

La portata dell’intervento del garante ha come unico effetto di ridurre l’importo del reddito accertabile sinteticamente in misura esattamente corrispondente alla componente ISTAT, ma se l’attività di selezione si concentrerà effettivamente sui soggetti a maggiore rischio di evasione le conseguenze saranno particolarmente limitate.

 

L’accertamento anche in precedenza era fondato su dati prevalentemente certi. La componente ISTAT era di tipo residuale.  La conseguenza sarà semplicemente di ridurre in maniera ancora più marcata la distanza tra l’accertamento sintetico puro e l’accertamento sintetico da redditometro ora quasi coincidenti nel risultato.

 

Infatti, mentre l’accertamento sintetico puro di cui all’art. 38, comma 4, del D.P.R. n. 600/1973  è fondato esclusivamente sulle spese certe, il redditometro dovrebbe ancora oggi consentire l’utilizzo delle spese in base ad elementi certi.

 

D’altra parte lo stesso garante della privacy ammette la possibilità di utilizzare nel corso del contraddittorio il fitto figurativo anch’esso caratterizzato dalla presenza di elementi di tipo estimativo.

 

 

La violazione della privacy

 

Il Garante sulla privacy si preoccupa che le richieste di chiarimenti circa il proprio stile di vita possa violare la privacy del contribuente.  In linea teorica anche le richieste di chiarimenti sulle spese certe potrebbero potenzialmente dare luogo alla medesima eccezione. In tale ipotesi, però, nulla si obietta e gli uffici potranno continuare a chiedere ai contribuenti i chiarimenti necessari. Non è chiaro, però, per quale ragione il trattamento sia stato diverso.

 


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