Mentre tutti sono in attesa di scoprire se cambierà davvero la Tasi, ora anche la Tari mostra i canini di un fisco sempre più assetato ai danni dei contribuenti. Non sembra nato sotto una buona stella il Trise, Tributo sui servizi che, con le quasi omonime componenti, andrebbe a sostituire Imu e Tares, al netto di radicali stravolgimenti nella legge di stabilità 2014.

Un’indagine di Confcommercio rivela infatti che il passaggio, per gli esercizi aperti al pubblico, dalla Tarsu alla Tari, che dovrebbe avvenire entro il prossimo gennaio, sarà a dir poco traumatico: sono all’orizzonte, per negozi, commercianti, servizi ed enti preposti alla vendita rincari inauditi, che potranno arrivare addirittura al 600%.

Questo, a fronte di un aumento che, in media, si prepara a infrangere il 290% degli importi attualmente investiti dai titolari di esercizi nelle tasse sui rifiuti. Le elaborazioni dell’ente di categoria, arrivano in base ai primi dati diramati dalle Camere di commercio e si basano, dunque, su casi reali che andranno incontro alle modifiche di pagamento nei prossimi mesi.


Ad avere la peggio saranno i negozi di ortofrutta, sui quali si abbatterebbe, infatti, con la legge di stabilità attuale, un aumento record del 650%, poco meno delle discoteche, sempre nell’occhio del fisco quando vengono colpiti gli esercizi di pubblico divertimento, con rincari record di tassazione sui rifiuti.

Si tratta, denuncia Confcommercio, di “incrementi molto rilevanti e ingiustificati che derivano essenzialmente dall’adozione di criteri presuntivi e potenziali e non dalla reale quantità di rifiuti prodotta”.

Alla base della legge di stabilità 2014, c’è anche la prospettiva di sostituire quanto prima la Tari con la corrispondente Tarip, la tariffa basata sulla quantità di rifiuti effettivamente prodotta da un vano, che si tratti di un appartamento o di un esercizio commerciale. Ancora, però, non sono noti termini  modalità con cui questo ennesimo passaggio verrà realizzato.

Come denota l’associazione i categoria dei commercianti, infatti, con il passaggio da Tares a Tari il cambiamento è impercettibile, così come avvenuto da Tia a Tares, ossia sulla base di coefficienti di produzione potenziali e non concretamente misurati sulla base dei volumi reali.

Il caos, poi, deriverà, denuncia Confcommercio, anche dalla giungla dei tributi locali che sono ancora in vigore nei Comuni italiani, dalla Tia, alla Tarsu in grande maggioranza ancora applicata, ai pochi che ancor hanno scelto la Tares: il passaggio alla Tari sarà traumatico, non solo in termini economici, ma anche amministrativi.

Vai al comunicato ufficiale di Confcommercio

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