Da parecchi anni è entrato nel linguaggio comune dell’informazione militare, e di recente anche di quella politica-economica-finanziaria, riferirsi alla Rappresentanza Militare come ad una sorta di “sindacato delle Forze Armate”.

Questo tipo di messaggio, non corretto sotto il profilo sostanziale del diritto sindacale e del lavoro, è il frutto di una sottile attività di disinformazione posta un pò da tutti i soggetti interessati alla vita ed all’attività della Rappresentanza Militare. Alcuni membri della medesima tendono ad enfatizzare la funzione a cui sono chiamati a svolgere, a tutela degli interessi della base che li ha eletti, volendo così esorcizzare quel cordone psicologico, ma direi anche effettivo e ineludibile, che li lega a doppia mandata, funzionalmente e disciplinarmente, ai vertici militari propri, ai rispettivi livelli, e al Vertice in senso assoluto, il Ministero della Difesa. Allo stesso modo, sia i vertici gerarchici, che il Vertice stesso, accettano, non sconfessandolo ufficialmente, questo infelice approccio dei propri subordinati, per dare a loro, ed all’opinione pubblica, un miraggio di democrazia partecipativa e un falso messaggio sullo sviluppo del principio democratico all’interno delle FF. AA.

Purtroppo queste sono le premesse di carattere generale che inducono a ritenere che, nel caso di specie, la Rappresentanza Militare presenta tutti gli elementi tipici, nel caso voglia essere avvicinata, anche solo simbolicamente, ad un sindacato, di quel fenomeno anti-sindacale classificato dal 1970 ad oggi come “sindacato giallo”.


Difatti, continuare a sottolineare una qualche funzione di tipo sindacale della Rappresentanza Militare, nell’attività di confronto con la “controparte”, crea errate aspettative per coloro che hanno invece necessità di un’autentica rappresentanza sindacale di base e al contempo trae in inganno, a causa di una falsa informazione, il lettore comune che così ritiene che effettivamente le FF AA sono finalmente, al termine di un lungo processo sociale ed evolutivo, riuscite a raggiungere quel livello di democratizzazione previsto dall’art. 52 della Costituzione e voluto fortemente dai Padri Costituenti.

Dunque, se un serio accostamento di tipo sindacale si deve fare tra queste due realtà, una relativa al comparto difesa, l’altra al mondo del lavoro, sotto il profilo specifico delle tutele poste dal legislatore a favore del lavoratore in uniforme, si deve necessariamente fare riferimento alla specie del così detto “sindacato giallo” che è vietato tassativamente dallo Statuto dei lavoratori[1].

Diversamente, negli ambienti attenti alle questioni militari e soprattutto  della formazione di una coscienza democratica nelle FF AA e del rispetto dei diritti fondamentali dell’uomo, ma anche nel mondo dell’informazione, quella d’inchiesta, questo approccio para sindacale, direi falsamente sindacale, della rappresentanza militare, viene fortemente contestato ed infatti ormai da parecchi anni, rivolgendosi alla Rappresentanza Militare, questi indicano e citano detto ibrido strumento di rappresentanza, già previsto dalla normativa di settore del 1978 e riportata in quella del 2010, come un vero e proprio “sindacato giallo”. Il termine sindacato giallo ha origine oltre oceano e stava ad indicare, negli anni 20 del secolo scorso, quei  sindacati creati e controllati dal datore di lavoro e la cui maggioranza di essi furono dichiarati nel 1935, attraverso la legge Wagner, la così detta National Labor Relations Act, o “Legge sui rapporti nazionali di lavoro”, fuorilegge, mentre in Italia è stato necessario attendere il 1970 per etichettare e bandire questo fenomeno di contro-sindacato dei datori di lavoro, in quanto ancora succubi di quel fenomeno di sindacato giallo istituzionalizzato dal fascismo nel 1934 con le corporazioni[2]! Il termine viene oggi comunemente utilizzato nell’ambito del diritto del lavoro italiano per indicare una organizzazione sindacale che è di fatto asservita, o addirittura finanziata e regolata dal datore di lavoro o da altri soggetti i cui interessi sono contrapposti a quelli dei lavoratori e che presenta caratteristiche contrapposte a quelle previste per le legittime organizzazioni sindacali, create e organizzate in base a regolare statuto, secondo criteri democratici e trasparenti, i cui iscritti sono liberi di aderirvi attraverso una quota da versare e che solo in funzione di tali peculiari profili giuridici di legittimità possono sottoscrivere i contratti nazionali.

Detto questo, per capire in quale effettivo contesto bisogna allocare la Rappresentanza Militare, nel mondo del lavoro relativamente a quello svolto  alle dipendenze delle FF AA, e quale pericolosa similitudine esiste tra essa e un sindacato giallo, bisogna innanzitutto sapere cosa giuridicamente è indicato come Rappresentanza Militare, quali sono i suoi organi ed i suoi compiti e dunque capire quale deriva, anche di ordine politico, ha preso questo strumento rappresentativo negli ultimi anni. La Rappresentanza Militare nasce nel 1978  in un periodo storico in cui  vi era un forte fermento all’interno delle FF AA, che vide sfilate non autorizzate di personale delle FF AA in divisa per Roma e che indusse i vertici delle FF AA, attraverso gli strumenti offertigli dalla legislazione allora vigente, ad eccessi che, visti oggi con gli occhi di coloro che reputano la presenza di sindacati nelle Forze di Polizia la normalità, quasi vi fossero stati da sempre, sembrano essere stati applicati da un regime di tipo cileno. ( segueper la lettura integrale dell’articolo clicca qui)

[1] Statuto dei lavoratori  Legge 20.05.1970 n° 300 , G.U. 27.05.1970.

Art. 17. Sindacati di comodo.

È fatto divieto ai datori di lavoro ed alle associazioni di datori di lavoro di costituire o sostenere, con mezzi finanziari o altrimenti, associazioni sindacali di lavoratori.

[2] La legge del 1934, che istituì le corporazioni, permise l’assorbimento del sindacato in organismi al cui interno sedevano anche gli esponenti del mondo padronale e che per tale motivo erano considerate vere e proprie strutture dello stato fascista, al cui interno, non essendo prevista alcuna dialettica, evidentemente, non esisteva alcun conflitto!


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4 COMMENTI

  1. per Roberto Palma

    La perplessità maggiore è quella che su 28 (dal 1° luglio di quest’anno) paesi del’UE, ben 23 hanno dei sindacati che rappresentano le loro FF AA, ad eccezione di Francia, Portogallo, Grecia, Croazia (a seguito della riforma dlle proprie FF AA in fase di ristabilimento) ed Italia!
    Nei paesi democratici del Nord Europa (Svezia, Norvegia, Olanda, Belgio, etc.) i sindacati esistono da metà ottocento (si, 1800) e in Germania uno dei due sindacati esistenti tutela l’87% delle FF AA, mentre in Italia, pur essendo un diritto previsto in forma generale e concreta dalla stessa Costituzione, il diritto all’associazionismo sindacale (art. 39) è stato disconosciuto da una sentenza della Corte stessa (la 449/1999)!
    Purtroppo siamo in una nazione dove il paradosso è la regola e la casta a livello verticistico determina il destino degli italiani al di fuori di ogni regola di trasparenza, correttezza e buon andamento della PA (art. 97 della Costituzione)!

  2. Ho letto l’articolo sulla Rappresentanza Militare. Sono rimasto piuttosto perplesso nello scoprire che sostanzialmente le forze armate hanno una rappresentanza solo formale e simbolica.Ormai è arrivato il momento di cambiare registro,se si vuole democratizzare l’ambiente militare che è rimasto troppo indietro rispetto alla evoluzione della società.Occorrono degli organismi che rappresentino le forze armate ,tutelati da apposite norme ed eletti democraticamente dagli interessati,con uno statuto e delle regole condivise.Anche loro sono dei lavoratori come tutti gli altri.Bisogna far presto,il tempo stringe.Cordiali saluti.

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