La crisi del governo Letta non ha prodotto solo l’aumento dell’Iva a partire da oggi, ma promette di trascinare dietro di sé una scia di riforme incompiute e impegni non mantenuti.

Mentre il passaggio dell’Iva al 22% è già effettivo nei consumi da stamattina, visto che il decreto di rinvio doveva essere approvato entro la data di ieri e non è mai arrivato, scatenando la corsa ai rincari su numerosissimi beni anche di prima necessità, tra cui abbigliamento, alimentari, scarpe e benzina, ci sono altri – e importanti – testi abbozzati o in attesa di conversione da parte del Parlamento legati all’esito del difficile frangente che l’esecutivo sta attraversando.

Così, dopo le dimissioni irrevocabili dei ministri del Pdl, consegnate formalmente ieri, il premier ha annunciato di voler andare alla conta in Parlamento, per scoprire se, effettivamente, non sussistano più le condizioni per proseguire la permanenza a palazzo Chigi.


Sulla carta, se il Pdl dovesse ritirare in blocco il suo appoggio a Letta, non ci dovrebbero essere sorprese, con il governo diretto al capolinea. In realtà, però, nonostante l’atto secondo la linea del partito, da parte dei ministri berlusconiani, di dare l’addio ai propri dicasteri, resta qualche dubbio sulla fedeltà in blocco degli esponenti pidiellini alla linea del capo.

E’ questo, al momento, l’unico filo a cui si appendono gli attesi interventi sulle pensioni, sull’Imu e sulla Cassa integrazione, contenuti nello stesso provvedimento, quello che aveva sancito l’abolizione della tassa sugli immobili, per il momento fino a dicembre, poi da confermare per l’inizio dell’anno successivo.

Così, in queste ore concitate sono quantomeno congelati tutti gli interventi sul welfare che il governo era in procinto di varare, inclusa la salvaguardia per i nuovi 6500 esodati contenuta nel decreto del rinvio Imu.

Tutto fermo anche sul fronte pensionistico, dopo l’annuncio di voler procedere a una revisione soft dell’impianto Fornero per mezzo dell’incremento delle pensioni minime, o “di latta” come le ha definite il ministro del Welfare Enrico Giovannini. 

Bloccati anche i piani di azione sulla cosiddetta quota 96 del comparto scuola, che doveva rientrare, secondo i primi annunci, nel pacchetto per lo Stato sociale inserito nella prossima legge di stabilità, un altro capitolo fortemente a rischio per effetto del terremoto in atto nel governo.

Milioni di lavoratori, pensionati, esodati, restano in attesa di scoprire le novità sulla propria situazione, ma la politica sembra aver messo il silenziatore: tra chi si appella al “bene del Paese”  e la realtà dei fatti c’è un divario sconcertante, come testimonia l’aumento dell’Iva arrivato oggi e le prossime misure che, come abbiamo visto rischiano di saltare.

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