Tra i precari abilitati con la laurea in scienze della formazione e i precari diplomati che accederanno fra poco ai percorsi abilitanti speciali, i cosidetti Pas, è scontro generazionale. I primi fanno leva sul fatto di essere più titolati perché in possesso della laurea, i secondi invece puntano sul servizio, sul fatto che mandino avanti la scuola da anni e che l’esperienza sul campo non possa essere paragonabile alla nuda e semplice teoria.

Il motivo del contendere è la possibilità che è stata fornita ai precari storici di ottenere l’abilitazione partecipando a corsi speciali di competenza delle università e riguarda per la maggior parte il percorso di 8 mesi per il conseguimento del titolo per insegnare agli alunni portatori di handicap. Lo scontro, come spesso accade in questa società, è sulla rete e si snoda attraverso petizioni virtuali alle quali si può aderire direttamente su internet.

La prima petizione è su http://www.change.org/it/petizioni/ministro-maria-chiara-carrozza-no-ai-pas-per-la-scuola-infanzia-e-primaria. La seconda invece si trova su; http://www.change.org/it/petizioni/abolizione-corsi-per-l-abilitazione-al-sostegno-per-primaria-e-infanzia. Raggiungere un accordo su una questione così complessa non è affatto semplice visto che gli interessi coinvolti sono molteplici e difficilmente coniugabili.


Da un lato ci sono i laureati in scienze della formazione primaria, che hanno il timore di non lavorare più, nemmeno con i dirigenti scolastici, visto che i futuri abilitati con i corsi Pas sono più anziani e quando avranno accesso alle graduatorie di istituto degli abilitati (la cosidetta II fascia), potranno far valere tutto il punteggio che hanno acquisito negli anni di servizio. Questo permetterà loro di scavalcare i colleghi e le colleghe più giovani ma abilitate in virtù del possesso della laurea in scienze della formazione.

Dall’altro lato c’è la lobby universitaria, che tramite i Pas potrebbe aumentare le proprie entrate e dare nuovo ossigeno, almeno parzialmente, alle asfittiche finanze degli atenei. In tutto questo c’è naturalmente anche la politica, alla ricerca costante di consenso, che non può trascurare e lasciare totalmente inascoltate le esigenze di tanti elettori precari storici ai quali va data una risposta. Del resto il criterio della valorizzazione del servizio pregresso, oltre ad essere giuridicamente legittimo, vanta una numerosa sfilza di precedenti in sede legislativa.

Quanto ai diretti interessati, se è pur vero che avrebbero avuto tutto il tempo di laurearsi, è altrettanto vero che si tratta di docenti che hanno lavorato in ogni caso per anni. Ora non fanno altro che beneficiare di una facoltà chiaramente prevista dalla legge. Oltre tutto, l’istituzione dei Pas è stata inserita anche e soprattutto perché, allo stato attuale, i non abilitati non possono più prendere parte ai concorsi a cattedra.

In conclusione, a questi docenti, che non sono più giovanissimi, limitare la possibilità di conseguire l’abilitazione, sbarrerebbe loro la via dei concorsi, peraltro, in quella sede ognuno avrà la possibilità di far valere la propria preparazione. Se davvero i precari laureati sono più preparati, non avranno nulla da temere dai loro colleghi meno giovani e non più freschi di studi. O forse no.

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