L’obbligo di iscrizione alla Gestione separata dell’Inps non è valido per quanti svolgono attività soggette al versamento di contributi di qualsiasi genere presso una Cassa di previdenza dei professionisti, dunque risulta irrilevante se si tratti del contributo soggettivo o integrativo. Questo, almeno, è quanto è emerso da una sentenza del giudice del lavoro, presso il tribunale di Rieti, chiamato a decidere in merito ad un ricorso fatto da un architetto contro l’iscrizione d’ufficio, perpetrata dall’Inps, alla gestione separata con relativo pagamento di contributi e sanzioni civili per gli anni 2005 e 2006.

Il ricorrente sosteneva di essere un architetto iscritto all’Albo, di aver prestato, nel periodo indicato, attività lavorativa come insegnante presso un’università statale e poiché aveva, in quanto tale, posizione assicurativa e contributiva presso l’Inpdap (ora Inps), oltre ad aver prestato contestualmente attività di libero professionista in qualità di architetto per la quale però aveva regolarmente corrisposto a Inarcassa, presso cui era pure iscritto, i contributi integrativi (ai tempi non destinati a fini previdenziali).

Il giudice, per prendere una decisione riguardo a questo caso, in pratica si è riferito all’articolo 18, comma 12, del Dl 98/2011 in base al quale l’iscrizione alla Gestione separata è obbligatoria solo per i soggetti che svolgono attività il cui esercizio non sia sottoposto all’iscrizione ad appositi albi professionali, ossia ad attività non soggette al versamento contributivo agli enti di cui al comma 11, in base ai rispettivi statuti e ordinamenti.


Di qui deriva la decisione secondo la quale l’architetto iscritto all’albo, che ha sia un lavoro come dipendente che come libero professionista, dal momento che è assicurato presso l’Inps non è tenuto al versamento del contributo soggettivo all’Inarcassa, ma è tenuto a versare i contributi integrativi sul fatturato della propria attività nei confronti della Cassa privata in relazione all’attività professionale svolta.

Avendo il legislatore imposto l’obbligo di iscrizione alla gestione separata solamente per quanti svolgono attività che non sono soggette al versamento del contributo senza ulteriori specificazioni, niente autorizza ad operare una distinzione tra la tipologia dei versamenti contributivi per sostenere che essendo l’attività oggetto di causa non soggetta a quello soggettivo, sia data la condizione di legge per l’obbligo di iscrizione alla gestione separata.


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5 COMMENTI

  1. Buongiorno

    Sono libero professionista dal 1998 iscritto regolarmente e versante di contributi previdenziali presso cassa nazionale geometri. Dal 2008 ho avviato una piccola attività di noleggio auto. Attività sempre in essere ma non abitudinaria, solo e pressoché estiva. Non potendo, da una po di tempo, versare la doppia contribuzione e avendo alcuni colleghi nella mia stessa condizione lavorativa (versano solo previdenza cassa), volevo sapere se esiste una norma o una sentenza che mi aiuti per lo meno a cancellare la mia posizione previdenziale inps e se possibile recuperare gli anni (pochi versati sino ad ora).? Grazie Mauro

  2. Necessita fare chiarezza sulla gestione separa Inps.

    Se possibile avere una copia della sentenza sarei grato .

  3. Buongiorno,
    Anch’io come tanti colleghi, pur avendo una posizione contributiva siamo soggetti a gestione separata INPS…mi fa piacere apprendere che e’stata emessa una sentenza dal giudice di Rieti al proposito.. Ma, quando l’ordine degli architetti nazionale prenderà’
    Posizione ????

  4. Sono un primario ospedaliero in pensione, classe 1928, esercito ancora una modesta attività di consulenza presso strutture pubbliche e private.Sono andato in pensione con 42 anni contribuzione. L’Ente Nazionale Previdenza Medici (ENPAM) mi corrisponde una pensione mensile che si aggira intorno ai 120-130 €. Mi si chiede un contributo previdenziale del 6,50%, sul lordo della mia attività privata (che è gia stata sottoposta ad una aliquota IRPEF del 43% ), molto di più di quanto mi viene corrisposto dalla cassa. Ad oggi, da quando questa norma è andata in vigore ho versato alla cassa oltre 10.000 €, senza, peraltro aver conseguito alcun concreto miglioramento previdenziale, e che mai conseguirò. In ultima analisi con questo balzello si dice al pensionato : se vuoi continuare a lavorare la tua opera sarà tassata al 50% e non al 43%, come quella degli altri gli altri cittadini. E’ costituzionale una tale situazione?

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