I docenti precari che lavorano ogni anno sui posti in deroga, causa l’aumento delle immissioni in ruolo per i docenti di sostegno, rischia di rimanere a casa. Sarebbero almeno 3600 insegnanti (l’anno scorso i posti in deroga sono stati 3.665) che rischiano di non lavorare più quando le nuove norme previste nel decreto legge sulla scuola (104/2013) verranno attivate. Il provvedimento, infatti, per permettere la disposizione di circa 26 mila immissioni in ruolo sul sostegno, contempla l’incremento delle disponibilità nell’organico di diritto e questo ingloberà i posti in deroga autorizzati ogni anno sull’organico di fatto.

Quindi, se le nuove assunzioni sul sostegno sono sicuramente un fattore positivo per molti lavoratori e studenti, non lo sono per tutti. Il meccanismo previsto funziona in questo modo; ogni anno il Miur stima il numero totale di cattedre e dei posti da autorizzare per l’anno successivo e lo fa secondo le previsioni che provengono dai dati sulle iscrizioni degli alunni fino ad una certa data. L’organico  previsionale che emerge, conosciuto agli addetti ai lavori come organico di diritto, solitamente non riesce a coprire tutte le necessità.

Nella fattispecie per quanto concerne il fabbisogno di docenti di sostegno e visto che il diritto all’istruzione e all’integrazione  degli alunni portatori di handicap è tutelato dalla legge, se un alunno disabile resta privo di insegnante di sostegno, e i genitori vanno davanti al giudice, la soccombenza in giudizio per il ministero è praticamente scontata.


L’amministrazione, quindi, per fronteggiare le necessità che comunque vengono fuori ogni anno, autorizza a settembre la costituzione di altri posti di sostegno in aggiunta rispetto ai numero dell’organico di diritto (posti in deroga). L’anno scorso questi posti sono stati 3665 e solitamente queste disponibilità, proprio perché vengono fuori all’ultimo momento, sono assegnate ai docenti che non sono riusciti ad ottenere  l’incarico nella prima tornata di nomine. Si tratta di precari  che non si trovano ai vertici delle graduatorie ad esaurimento (con meno anzianità di servizio, ma non per questo meno titolati). Dunque, al primo giro, difficilmente ottengono la supplenza.

Durante il secondo giro di chiamate, invece, quando vengono fuori le nuove disponibilità per i posti in deroga, riescono ad ottenere la nomina. Con l’incremento delle disponibilità in organico di diritto, però, accade un vero e proprio paradosso; infatti l’aumento delle disponibilità, elemento necessario per permette l’aumento delle assunzioni in ruolo, rischia di tagliare fuori i docenti precari. Le assunzioni a tempo indeterminato vengono disposte al 50% traendo gli aventi titolo dalle graduatorie dei concorsi ordinari e il restante 50% dalle graduatorie ad esaurimento.

In questo modo i docenti saranno selezionati mediante lo scorrimento delle graduatorie dei concorsi e andranno a coprire proprio quelle disponibilità che fino a quest’anno erano state impiegate per i posti in deroga. Dal canto loro i precari “storici” che non si trovano in pole position nella graduatorie ad esaurimento, potrebbero restare disoccupati, perché in pratica l’ampliamento dell’organico di diritto non stabilirà un netto aumento dei posti veri e propri ma nella maggior parte dei casi una diversa qualificazione degli stessi.

L’aumento dei posti in organico di diritto precluderà il consueto aumento dei posti in organico  di fatto, che non sarà più necessario; nella relazione tecnica, infatti, il Governo ha chiarito che i costi delle nuove immissioni saranno uguali al semplice costo delle ricostruzioni di carriera; circa 4 mila euro per ogni immissione in ruolo. Perché il costo degli stipendi sarà più o meno lo stesso.

 

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