A partire dal 20 settembre partirà l’obbligo di far precedere la maggior parte delle controversie civili con la mediazione obbligatoria, eccetto quelle riguardanti le responsabilità civile per circolazione di veicoli, al tentativo obbligatorio di conciliazione. Dunque una vittoria sia per l’istituto della mediazione obbligatoria che per gli avvocati che vengono fortemente rilanciati da questo provvedimento, visto che diventano i primi esecutori della mediazione.

Va ricordato che, con modalità differenti, l’obbligo era già in vigore dal 2011, ma la Corte Costituzionale l’aveva dichiarato illegittimo per eccesso di delega con una sentenza del 2012. Il governo, in sintesi, nel decreto legislativo 28/2010, si era spinto oltre i limiti fissati dalla legge delega, che non contemplava l’obbligatorietà del tentativo di conciliazione; da qui la sentenza di illegittimità e la necessità di dover ripartire da zero, cosa che per altro il Governo ha fatto con il decreto legge del Fare, non ignorando anche all’esperienza non proprio positiva del 2011.

I cambiamenti più rilevanti sono relativi alle semplificazioni della procedura, che terminerà per ridurre i costi, l’obbligo di assistenza legale (ma già prima, nella maggioranza dei casi, le parti si presentavano supportate dal proprio legale), la competenza ancorata al territorio (prima era possibile incardinare la mediazione presso qualsiasi organismo, e si erano attestati comportamenti truffaldini che sfruttavano proprio questa possibilità per non consentire la partecipazione piena della controparte), la riduzione della durata massima da quattro a tre mesi, la gratuità del primo incontro (è probabile tuttavia che alla fine si pagheranno almeno i 40 euro legati alle spese amministrative).


In ultimo, ma rimane una delle modifiche principali, l’accordo sottoscritto  dalle parti e dagli avvocati costituisce titolo esecutivo, elemento questo che permette un sensibile risparmio di tempo e di spese. E’ sicuramente un trionfo dell’Avvocatura, che aveva contestato fortemente la mediazione obbligatoria del 2011.

E’ una sconfitta, però, per la moltitudine di organismi di conciliazione che si erano moltiplicati improvvisamente e quasi senza controllo vista la prospettiva di un nuovo business, per i numerosissimi mediatori professionali che avevano investito in spese di formazione e che adesso si vedono messi in secondo piano in favore degli avvocati che acquistano il diritto di essere mediatori solo per appartenere all’albo.

Se il governo Letta ha fatto la scelta corretta o meno solo il tempo e l’esperienza lo diranno. Rispetto a due anni fa, in ogni caso, non si può non rilevare una diversità evidente; infatti gli avvocati erano guardati quasi con sospetto, venivano percepiti come avversari da battere per il perseguimento del bene pubblico e della giustizia in particolare. Ora i professionisti sono trattati da ausiliari necessari al raggiungimento dell’interesse collettivo, in questa circostanza riscontrato nello smaltimento  dell’arretrato, la semplificazione dei meccanismi di soluzione delle controversie e la riduzione dei costi.

E’ un cambiamento di prospettiva che, nel famigerato degrado della pubblica amministrazione, mette in risalto l’unica via possibile, da sperimentare in tanti altri campi, per dare nuovamente un minimo di funzionalità al sempre più spinoso rapporto tra stato e cittadino.

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