Il concorso a cattedre, il “capolavoro” di Profumo, aveva destato forti perplessità sin dal principio, non solo per come era strutturato e per le irregolarità che erano emerse dal bando di concorso, ma anche per le migliaia di posti che prometteva e di cui non si vedeva, allora come ora, la disponibilità. Quelle che erano semplici supposizioni si stanno trasformando in tristi realtà; infatti i vincitori dovranno attendere anni prima di ottenere il sospirato posto fisso.

Il 31 agosto è stato il termine ultimo per effettuare le nomine in ruolo, allo stato attuale delle cose il concorso si è rivelata una gigantesca illusione visto che molti dei vincitori sono rimasti a mani vuote. Il bilancio è sconsolante, in quasi tutte le regioni, Lazio su tutte, la scarsità dei posti messi a disposizione dal ministero dell’Economia e gli inghippi incontrati in alcune regioni per ultimare le operazioni del concorso ha fatto si che le oltre 7000 cattedre promesse il primo anno ai vincitori del concorso diventassero un vero e proprio miraggio.

Secondi stime ufficiose, gli immessi in ruolo grazie alla vittoria del concorso a cattedre, sarebbero solamente 3.123, a fronte degli oltre 7 mila previsti da Profumo. I posti messi in palio dal bando complessivamente erano 11.542, dunque facendo una semplice proporzione matematica, solo 27 candidati su 100 sono riusciti ad ottenere il posto fisso, pur avendo portato a termine con successo la procedura concorsuale. A chi è rimasto escluso non resta che sperare che il ministero dell’Economia assegni altri posti per poter assumere i vincitori ingiustamente senza cattedra.


Addirittura nella regione Lazio non c’è stata la possibilità di assumere nessuno dei 1.443 potenziali vincitori visto che lo scorso 21 agosto il direttore generale, Giuseppe Minichiello, ha preferito chiarire preventivamente la situazione “per il protrarsi dei lavori delle commissioni, non sarà possibile pubblicare entro il 31 agosto nessuna graduatoria definitiva del concorso”.

Stessa cosa vale per la Toscana, dove sono state pubblicate le graduatorie solamente di tre classi di concorso, in Calabria e Veneto, dove i lavori di alcune commissioni slitteranno a settembre, e in Sicilia, dove le classi di concorso che mettevano a disposizione il maggior numero di posti (Lettere e i due concorsi di scuola primaria e dell’infanzia) non sono state ancora rese note. 

Tuttavia ciò che ha inciso in modo più rilevante sulla riduzione del numero delle assunzioni è la disponibilità di posti messa a disposizione dal Miur, inferiore a quanto promesso con il bando di concorso. Gli 11.202 posti assegnati alla scuola dal ministero dell’Economia un paio di settimane fa sono stati divisi a metà, come prevede la norma del doppio canale, fra vincitori di concorso e precari delle liste ad esaurimento.

In Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Veneto i vincitori di concorso possono stare abbastanza tranquilli: sono stati assunti oltre metà dei vincitori di concorso e per l’anno prossimo potrebbero essere accontentati tutti gli altri, quindi le cose, almeno qui, starebbero andando come ipotizzato all’epoca da Profumo. Situazione simile anche in Umbria e Friuli Venezia Giulia, dove le percentuali di assunzione sono prossime al 50 per cento, mentre al Sud le cose si fanno davvero complicate.

Per chiarire la situazione basta fare un esempio limite; in Molise il concorso per la scuola elementare metteva a disposizione 26 posti. La procedura concorsuale si è conclusa per tempo con tanto di pubblicazione della graduatoria di merito. L’Ufficio scolastico regionale, quindi, avrebbe potuto assumere tutti i vincitori della selezione entro fine agosto, ma il ministero dell’Istruzione ha assegnato al Molise due soli posti per le assunzioni, che vengono divisi a metà tra concorso e precari delle liste ad esaurimento.

Se venisse confermato un ritmo del genere  –  una assunzione all’anno da concorso  –  occorreranno qualcosa come 26 anni per assumere l’ultimo avente diritto. Chissà cosa ne penseranno quanti hanno investito tempo e denaro e adesso si trovano  nella scomoda posizione di vincitori di concorso con la prospettiva di aspettare qualche decennio per avere una cattedra che teoricamente gli spetterebbe di diritto. Difficile sia finita qui, previsti, come sempre, ricorsi.


1 COOMENTO

  1. E’ vero, il concorso “Profumo” è stato l’ennesima prova di dilettantaggine offerta da un ministro della Repubblica. Ma, mi chiedo, quanta parte giocano quelli che non sono “di passaggio” in queste scelte? I direttori generali e gli altri alti burocrati del MIUR che influenza hanno sui vari ministri pro tempore? Ma torniamo all’articolo: una volta fatto un concorso è giusto che si pensi ai vincitori non soddisfatti, ma era veramente necessario il concorso? I precari sono un’invenzione di vari governi che si sono succeduti, sono comodi (non gli dai ferie), sono economici (li paghi da settembre a giugno), restano lontani dalla pensione (non maturano, in contributi, un anno all’anno), e, non per colpa loro, restano in questa condizione anche 10, 20 anni. E a 50 anni e passa gli si chiede di contendere il posto per la cattedra, che occupano da anni, a un giovanotto fresco di università durante un concorso??? Che probabilità di vincere (l’esperienza di lavoro non conta) gli vogliamo concedere? Non molte! L’ingiustizia di questa situazione non è stata sottolineata da nessuno, neppure dai sindacati. Svecchiare la scuola, ho sentito da Profumo, e l’ultracinquantenne che per comodità della scuola non è ancora di ruolo, appunto non per colpa sua, che fine deve fare? Posto ai giovani in questo caso sembra proprio uno slogan: metti a posto un giovane vincitore di concorso e rendi disoccupato un precario che a quell’età non può fare altro. E che quasi sempre si è ormai fatto una famiglia. Tutti per strada. A questo nessuno pensa? Pare di no!

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here