Il Tar Lazio ha annullato il bando di gara emanato dalla direzione regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici del Lazio relativo alla concessione dei servizi al pubblico integrati per il complesso del Vittoriano, monumento nazionale dedicato a re Vittorio Emanuele II, sito in Piazza Venezia a Roma.

Il complesso conosciuto soprattutto per l’ Altare della Patria, comprende oltre allo stesso il Sacrario delle bandiere, il Sacello del Milite ignoto e il Museo centrale del Risorgimento. Dal 2002 il complesso e con esso il traffico di turisti che visita l’opera, sono stati gestiti integralmente dall’organizzazione non lucrativa di utilità sociale “Comunicare Organizzando”, guidata da Alessandro Nicosia. Ma negli scorsi mesi la Regione Lazio aveva deciso di affidare i numerosi servizi in concessione attraverso una gara pubblica.

Ben sedici milioni e seicentomila euro il budget a disposizione dell’appalto che sarebbe dovuto durare 48 mesi e che comprendeva in toto i numerosi servizi che fanno da cornice al monumento: marketing, pianificazione, fund raising, pianificazione attività culturale e comunicazione, accoglienza, informazione, orientamento e vigilanza delle aree di competenza, realizzazione del servizio di noleggio audioguide; nonché visite guidate, progettazione, organizzazione e realizzazione di eventi e mostre per gli eventi culturali, assistenza e laboratori didattici, progettazione e gestione sito internet, progettazione e realizzazione materiale editoriale, progettazione e realizzazione di oggettistica, servizio di caffetteria.


La scadenza del bando era fissata al 4 aprile, ma già a marzo le quattro società ricorrenti hanno presentato il ricorso contro il MiBAC (Ministero per i Beni e le Attività Culturali) che ha in consegna il bene demaniale.

Le società ricorrenti lamentavano la presenza di clausole seriamente anticoncorrenziali, requisiti troppo elevati o non ben definiti .

Il Tar lazio ha accolto il ricorso, annullando il suddetto bando faraonico.

Tra le motivazioni depositate lo scorso giugno, il giudici del Tar Lazio rilevano come al bando di gara in questione, essendo relativo ad una procedura di affidamento in concessione di servizi al pubblico, debbano essere applicati sia i principi che derivano dal Trattato dell’Unione europea che le disposizioni del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (recante il Codice dei contratti pubblici) che ne costituiscono il precipitato normativo del nostro ordinamento giuridico in materia di affidamento di commesse pubbliche.  E’ pertanto pacifico, che la scelta del concessionario debba essere conseguente ad una procedura competitiva e concorrenziale ispirata ai principi dettati dal Trattato istitutivo.

Principi, che ad avviso del Tar Lazio, invece sono stati violati dalla presenza di clausole troppo ristrettive ed anticoncorrenziali.

Tutto da rifare, dunque, per il MiBAC che subisce l’ennesima bocciatura e che dovrà indire un nuovo bando tenendo conto delle indicazioni del Tar, consentendo pertanto una maggiore concorrenza.

 

 

 


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  1. Clamoroso! Non si tratta dunque di interpretazione di norme, ma di mancata applicazione dei principi che ormai formano il cardine della normativa europea. Ed ora si rifarà il bando, si perderà altro tempo , perchè i responsabili,per salvaguardare la dignità professionale, pretenderanno di ricorrere al Consiglio di Stato; continueranno a restare al loro posto come dirigenti e saranno pagati come tali. Tutto alla faccia di una comunità che pensava e pensa in figure capaci e preparate. Comunque si pone un problema serio. I responsabili vanno allontanati e nei loro confronti va avviato un provvedimento disciplinare per danni, che certamente spunteranno e soprattutto va informata la Corte dei Conti in via preliminare. Qualcuno dirà, ma poteva accadere, nelle procedure amministrative ciò è possibile. Ciò è possibile quando si tratta di interpretazione di norme la cui applicazione ha già impegnato la Giustizia che è rimasta altalenante, non quando si tratta di normativa da applicare.

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