Il Senato si appresta a dare l’ok al decreto del Fare, che ora torna alla Camera per una votazione flash che lo tramuterà entro sera in legge dello Stato, a ridosso della pausa estiva entro la quale sarebbero scaduti i 60 giorni necessari per la conversione in legge.

Dopo una seduta fiume, ieri sera, con votazioni a oltranza su emendamenti e ordini del giorno, l’assemblea di palazzo Madama ha ripreso l’esame del maxi-decreto – oltre 100 articoli – questa mattina, dopo aver ridotto il numero degli emendamenti presentati da 700 a 200.

Un numero molto elevato comunque, che, però, non ha portato il governo a blindare il testo con la fiducia che avrebbe portato a un’approvazione in bianco del provvedimento. Dunque, nonostante i tempi concitati, l’esecutivo ha preferito l’iter classico, con singole analisi delle modifiche da parte dell’Aula.


E le novità, presenti in così vasto numero, sono anche di rilevanza fondamentale per la mesa in pratica di alcune norme che hanno segnato il decreto del Fare nel suo incedere parlamentare.

Ad esempio, la decurtazione delle multe del 30% se pagate entro i 5 giorni: ora, è stato stabilito che, innanzitutto, il bonus non riguarda infrazioni che comportino il ritiro del veicolo o la sospensione della patente e, da ultimo, è stata abolita l’idea di estendere il limite dello sconto oltre i 5 giorni per gli automobilisti più disciplinati, che non abbiano subito decurtazioni di punti nell’ultimo biennio.

Un’altra modifica dell’ultima ora è la soppressione del Durt per la materia di responsabilità solidale degli appalti, che vedono reintrodotto l’obbligo di anticipo del 10% per lo svolgimento di opere o servizi su bando pubblico.

In aggiunta, ripresentato il taglio – eliminato alla Camera – degli stipendi dei manager pubblici del 25%, ora allargato anche a presidenti e amministratori delegati di società quotate e non.

Visto il periodo vacanziero, poi, sicuramente ai gestori degli impianti balneari non dispiacerà la proroga al 15 settembre per il versamento del canone demaniale, anche nel caso siano state compilate cartelle da parte di Equitalia. Proprio sull’agente di riscossione, poi, cade una norma nuova di zecca inserita nel decreto, che prevede la stesura – da parte del Ministero del Tesoro – di un elenco dei beni essenziali ritenuti none espropriabili: non sono la prima casa, dunque, come nella versione originaria del testo.

Sul fronte delle finanze pubbliche, importante la norma secondo cui, delle dismissioni comunali effettuate, il 10% debba essere girato allo Stato, che sale al 25% in caso di bene demaniale. La quota sarà destinata alla riduzione del debito pubblico, ormai stabilmente sopra quota duemila miliardi di euro.

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1 COOMENTO

  1. Speriamo che questo e altri decreti possano addolcire una situazione ormai amara per molti italiani. Ma ricordiamoci sempre che occorre consapevolezza: ai debiti ci si può opporre, i debiti si possono fronteggiare. Basta conoscere e impugnare le leggi che abbiamo a nostra disposizione, cosa che non tutti sanno.

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