Decreto lavoro, parte la corsa agli emendamenti. Sono oltre 500, infatti, le proposte di modifica già pervenute in Parlamento al testo del provvedimento che ha introdotto i nuovi incentivi per l’occupazione. Oggi, per alleggerire la mole di lavoro, il ministro Giovannini aprirà il tavolo di confronto con le parti sociali per arrivare il prima possibile a una stesura definitiva del testo.

In particolare, obiettivo dichiarato del governo è quello di ridurre quanto più possibile il numero degli emendamenti al decreto 76/2013, al fine di accorciare i tempi di attesa per la conversione definitiva.

Come noto, tra le misure più importanti inserite nel decreto lavoro, varato dal governo alla vigilia del Consiglio europeo degli scorsi 26 e 27 giugno, si trovano i nuovi bonus per le assunzioni di giovani tra i 18 e i 29 anni.

Scelta che, comunque, non ha mancato di suscitare polemiche, in particolare riguardo ai criteri di accesso alla novità normativa, che prevede 18 mesi di assunzione a contributi zero per il datore di lavoro, se la risorse arriva dall’esterno – 12 mesi se è già dentro l’azienda – a fronte di un contratto a tempo indeterminato. Per potersi avvalere delle agevolazioni, però, il governo ha fissato alcuni rigidi paletti: quello di non avere un diploma, di avere uno o più familiari a carico o di provenire da almeno sei mesi di disoccupazione.

Bisogna vedere se, a parere delle parti sociali, questi requisiti non siano da rivedere e, eventualmente, non vadano allargati anche ai tanti laureati senza lavoro o agli over 30 nella medesima e problematica situazione.

Altro tema, strettamente collegato a quello delle assunzioni giovanili, è quello dei contratti flessibili, richiesti a gran voce dal mondo delle imprese come garanzia di inserimento in azienda, minori costi e maggior produttività: “”Sono favorevole a una sperimentazione, a privilegiare il più possibile i contratti flessibili ‘buoni’ – i contratti a termine – rispetto a quelli ‘cattivi’ – come le ‘false’ partite Iva – ma non può essere un intervento di deroga generalizzata senza razionalità”.

Resta, poi, la moltitudine dei giovani inattivi, che potrebbero tramutare la riforma dei contratti in un flop: e l’ex ministro, già presidente Istat, dimostra di conoscere bene la situazione. “”In Italia – ha detto – ci sono più di due milioni di giovani che non studiano e non lavorano. È una massa di giovani che ci costano ogni anno 25 miliardi di euro di perdita di capitale umano.”

Vai al testo del decreto lavoro


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