Imu sulla prima casa, aumento dell’iva dopo la sospensione di tre mesi, il taglio del cuneo fiscale; sono questi i tre nodi principali che il Governo dovrà necessariamente affrontare nei prossimi 100 giorni senza poterli rimandare ulteriormente. Sicuramente sono i 3 temi più caldi ma non sono di certo gli unici; infatti grande attesa c’è anche per le misure in merito alla previdenza e mercato del lavoro, giustizia civile, semplificazioni, spending review, legge delega per la riforma fiscale, pagamento dei debiti della Pa. Così sono almeno 10 le questioni da risolvere a breve termine.

Dunque i prossimi 100 giorni si annunciano a dir poco complessi per il Governo Letta anche perché non sarà semplice trovare soluzioni visti gli obblighi imposti dal bilancio e la priorità già da tempo accordata all’emergenza occupazione. Del resto già il comitato dei saggi, nella relazione finale sui temi economici, metteva nero su bianco che “occorre destinare qualunque sopravvenienza finanziaria che si possa manifestare nei prossimi mesi alla priorità dell’emergenza lavoro e del sostegno alle persone in grave difficoltà economica”.

Proprio lo scontro per le coperture, tuttavia, si preannuncia rovente, considerati gli ostacoli ripetuti posti dai vari partiti. Di questo si parlerà fra dieci giorni, il 18 luglio, ossia quando tornerà a riunirsi “la cabina di regia”, che vedrà insieme Letta, Saccomanni, Franceschini e il vicepremier Alfano, praticamente i vertici di Pd, Pdl e Scelta Civica.  Dunque molte problematiche da risolvere in tempi stretti, con il Parlamento bloccato da un pacchetto gigantesco di decreti che attendono la conversione, a cominciare dal decreto “del fare”, per arrivare alle misure sul lavoro e a quelle sull’emergenza carceraria.


Il 31 agosto, intanto, è l’ultimo giorno per sciogliere il nodo legato all’Imu. In ballo ci sono quasi 2,5 miliardi di euro di imposte sospese per le abitazioni principali, gli immobili delle coop edilizie, le case popolari, i terreni agricoli e i fabbricati rurali dal decreto legge 54/2013, ora all’esame del Senato per la conversione in legge. Il decreto ha annunciato la riforma della fiscalità immobiliare; tra le ipotesi c’è la messa a punto di una “service tax” che dovrebbe generare la congiunzione dell’Imu e della tassa rifiuti.

Tuttavia se il riordino non vedrà la partenza entro fine agosto, chi ha avuto il congelamento della prima rata sarà chiamato alla cassa entro il 16 settembre. Eliminare l’imposta non è cosa da poco, ricorda il presidente Letta, per il problema delle coperture: in caso di rinuncia al progetto, però, il Pdl è pronto a ritirare l’appoggio al Governo. Una delle idee su cui si sta ragionando è l’aumento delle detrazioni sulla prima casa, senza eliminare il tributo, che permetterebbe un’esenzione su larga scala.

Letta ha ribadito nei giorni scorsi che il mosaico delle coperture è difficile da comporre anche per evitare l’aumento dell’Iva, visto che le risorse vanno ritrovate all’interno del bilancio 2013. Un possibile ulteriore slittamento dell’Iva dal 1° ottobre al 31 dicembre  2013 costerebbe poco più di un miliardo e la totale rinuncia all’aumento dell’aliquota costerebbe allo stato, a regime dal 2014, 4,2 miliardi.

Dopo la “fase 1” partita con il decreto legge che ha rivolto 1,5 miliardi principalmente a incentivi contributivi per le assunzioni, concentrarsi al Sud, il Governo darà il via alla “fase 2”, che dovrebbe  produrre gli strumenti per sfruttare al meglio l’opportunità offerta dall’Expo 2015 e dare attuazione, dal 1° gennaio 2014 alla Garanzia per i giovani con i fondi europei.

La cosa più dura, tuttavia, sarà la riduzione del cuneo fiscale, invocata tanto dai sindacati quanto dalle aziende e dalle principali istituzioni internazionali, Fmi e Ocse per prime. L’obiettivo è quello di rilanciare slancio all’Italia dal punto di vista economico riducendo la pressione fiscale visto che è salita al 47,6%  e quindi in aumento dello 0,5% negli ultimi dodici anni a fronte di una flessione generale europea dell’1,1% nel medesimo periodo.

Infine il Governo ha reso noto che verranno fatti dei ritocchi sulla riforma delle pensioni, per prevedere un meccanismo più flessibile rispetto all’uscita bloccata a 66  anni: il problema, però, è intervenire senza compromettere i risparmi per le casse pubbliche garantiti a regime dalla riforma Fornero; 80 miliardi dal 2012 al 2021. Sullo sfondo rimane la questione della giustizia civile, gravata da un pesante arretrato; le inefficienze del sistema rallentano e scoraggiano gli investimenti.

Il Governo ha puntato su una serie di misure veicolate dal Dl del fare, in testa la reintroduzione, contestata dagli avvocati, della mediazione obbligatoria, sempre che superi il vaglio del Parlamento.


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