La speranza di tanti, soprattutto giovani, ormai è trovare un lavoro all’estero, emigrare, come fecero all’inizio del novecento tanti nostri connazionali, per inseguire il futuro. Una speranza di una vita, non di una vita migliore, ma di una vita vivibile. Speranza di trovare un lavoro, quello magari sempre sognato, di formare una famiglia, avere dei figli, costruirsi un nido sicuro. Speranza di vedere crescere qualcosa, con il sudore delleproprie fatiche, con l’ingegno delle nostre menti, con la fantasia che caratterizza noi italiani.
Il lavoro dà dignità all’uomo, la nostra è, o dovrebbe essere, una Repubblica “fondata sul lavoro”.
L’art. 4 della nostra Costituzione infatti recita: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.”.
Nella nostra Italia degli anni 2000 queste parole sembrano chimere; lo Stato non garantisce futuro alle nuove generazioni, che allo sbando hanno perso fiducia e voglia di impegnarsi. Tanti sono scoraggiati, sconfitti, demotivati, abulici; qualcuno un lavoro neanche più lo cerca, vive alla giornata, lascia scorrere le ore in una calma piatta.
Tra queste non rosee prospettive, mentre vedo i miei figli ricercare con costanza e rabbia quello che non è vero un lavoro, ma si configura spesso in un tirocinio, il più delle volte a titolo gratuito o sottopagato, vi voglio raccontare il coraggio, l’intraprendenza e … il pizzico di follia di una mia collega di lavoro.
Che non è più giovanissima, ma è sposa e madre di due bimbi di cinque e tre anni, e che con il marito ed una coppia di amici con tre figli, ha deciso di fare il grande passo
Ha coltivato da tempo il sogno di aprire un ristorante; ma non un ristorante qualsiasi. Un “made in Italy” che porti la cultura del nostro cibo negli States, più precisamente in California.
Così lontano, direte voi … Innamorata del luogo, amante del mare e delle onde dell’oceano, si è fatta catturare da questa idea durante una vacanza … e piano piano tutto ha preso forma … Tra qualche mese “mollerà” tutto, lavoro statale compreso, per buttarsi a capofitto in questa nuova avventura.
Ha pianificato e programmato tutto nei dettagli; con la coppia di amici (ma è meglio dire con la sua amica, perché si sa, le donne hanno una marcia in più in queste cose …) ha rilevato un ristorante, ha scelto i nuovi arredi, ha incaricato un’agenzia affinché trovi un nuovo nido per sé e la propria famiglia… ha individuato la scuola ideale per i suoi figli, si è informata nei dettagli di come si vive sulla costa del Pacifico…
Quando tutto sarà pronto lascerà sì la famiglia d’origine, che le ha dato una mano economicamente (ed è stata molto fortunata … di questi tempi anche i suoi genitori hanno rischiato ed “investito” su di lei!), gli amici, la sua città, il suo lavoro come “precaria” dello Stato, un bell’appartamento, ma con suo marito ed i suoi bambini volerà incontro all’avventura sicuramente più grande di tutta la sua vita.
La aspettano un nuovo lavoro da manager e … da cuoca, poiché sarà lei a cucinare, pentole e fornelli sui quali sbizzarrirsi e far fiorire nuove ricette, sicuramente orari di lavoro stressanti, tanta fatica ed impegno, magari ore di scoraggiamento e di euforia … ma quello che conta è che ha avuto il CORAGGIO di buttarsi, e lo ha fatto per sé stessa, ovviamente, ma anche, come ha detto, per garantire un futuro diverso ai suoi bambini.
Cara Adele, non so che dire. Un po’ ti invidio, perché vai in un posto bellissimo, in riva all’oceano, e ricomincerai una nuova vita.
Conoscendomi so che non avrei avuto il tuo stesso coraggio, perché sono troppo “attaccata” al mio piccolo e sicuro tran-tran, che tutto sommato mi dà sicurezza e stabilità. Avrei paura dell’ignoto, di un altro mondo, di un’altra mentalità e stile di vita … ma forse è semplicemente perché ho qualche anno più di te!
Ti ammiro, perché hai avuto la costanza di non mollare e di inseguire i tuoi desideri; in una parola non hai avuto paura di rischiare …
Il tuo sogno americano incomincia … vai lontano, prendi al volo il tuo destino, fa tesoro di tutto quello che fino ad oggi la vita ti ha dato … e augurandoti BUONA FORTUNA per tutto, aspetto di poter venire a mangiare nel tuo ristorante un bel piatto di tagliatelle al ragù, rigorosamente made in “Romagna”!


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2 COMMENTI

  1. HO 40 ANNI MI SN SACRIFICATA NELLO STUDIO , NEI SOGNI E NELLA GIUSTIZIA, HO LASCIATO LA MIA TERRA LA CALABRIA PER STUDIARE A BOLOGNA, MI SONO LAUREATA IN LEGGE, MA DOPO LA LAUREA UN INFERNO, DUE ANNI DI SFRUTTAMENTO PER LA PRATICA FORENSE, POI INIZIA UNA FALSITA’ ASSURDA L’ESAME DI ABILITAZIONE UNA VERA TRUFFA,,,OGNI FOGLIO UNA MARCA DA BOLLO E POI COSTRETTI AD ANDARE A RIMINI, QUINDI ALBERGO CODICI , VIAGGIO POI DECIDI DI LAVORARE E TROVI SOLO CO CO PRO,,, FAI DI TUTTO E DI PIU’ DA CALL CENTER A RECUPERO CREDITI A PROMOZIONI ….POI ARRIVI OGGI E TI RENDI CONTO CHE LO STATO ITALIANO AIUTA SOLO IL DATORE DI LAVORO QUINDI QUESTO E’0 UN CARNEFICE E I LAVORATORI SN SOLO VITTIME, TI ACCORGI CHE LA CULTURA NON LA VOGLIONO FAR CRESCERE, CHE SE SEI BRAVO TI CHIUDONO TUTTE LE PORTE , NON ESISTE MERITOCRAZIA E SE TI PRENDI LA LAUREA LA FAI DOPO 30 ANNI E TOH CASUALMENTE ASSUMONO FINO A 29 ANNI,,,,IN ITALIA LA BUROCRAZIA E’ TROPPO CONTORTA, UNA MALEDIZIONE LA LIBERA CONCORRENZA, UN CONTINUIO DISTURBO AI TELEFONI ALLE EMAIL E AI PC,,,PER FARE PROPOSTE DA CALL CENTER E CONTRATTI TRUFFE L’ITALIA E’ SOLO UNA TRUFFA….HO DECISO DI LASCIARE L’ITALIA PERCHE’ NON MI TROVO PIU’ IN QUESTA CULTURA ITALIANA,,,,E MI DISPIACE IO SN FELICE DI DOVE SONO NATA E PERDONO CHI CI COSTRINGE MA NON SI PUO’ SOFFRIRE OGNI GIORNO,,,,QUESTI TI CANCELLANO I SOGNI,,,,

  2. Ho 45 anni, precaria nella scuola, stanca dei soprusi, del mobbing dilagante, non solo subìto da me ma da tanti miei colleghi. Felice dei riconoscimenti affettivi dei miei alunni, ma piegata da maltrattamenti di ogni genere. Sono nota per essere una brava docente; il problema per alcuni colleghi e dirigenti è che quando subisco o anche vedo subire dagli altri delle vessazioni lapalissiane, sono l’unica a dirlo a voce alta, mentre intorno il vuoto, il silenzio assoluto. Cosa chiedo ai dirigenti di così assurdo? Rispetto, quello che io do a loro nella misura in cui lo ricevo. Come si comportano gli altri dipendenti? Bè, c’è un folta galleria di varia umanità: 1) quelli che, pur ricevendo soprusi, continuano a subire e se ne stanno zitti zitti; 2) quelli che mi danno ragione, a parole, ma col cavolo che aiutano una collega in difficoltà serie, senza sapere però che un giorno potrebbe capitare a loro la stessa sorte (convocazioni rabbiose per dei nonnulla, mobbing continuato ma poco visibile di cui certi capi sono diventati esperti, entrata a gamba tesa nella libertà di insegnamento, isolamento del dipendente, che se ne accorge quando è tardi, ecc); 3) la cerchia dei collaboratori, l’elite, che riferiscono al capo cose malvage su di te; 4) ruffiani vari, vassalli e valvassori che stanno sempre e comunque dalla parte del piu’ forte.

    ME NE ANDRO’, TROVERO’ IL CORAGGIO, E ME NE ANDRO’. ANCHE IO. NAUSEATA.

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