Si tirano finalmente le fila sul conto dell’Imu 2012, nella parte relativa alle quote destinate agli enti locali. Come noto, infatti, lo scorso anno la riscossione dell’Imposta sugli immobili, nonostante la sua vocazione prettamente locale, era stata suddivisa tra erario e tributi locali, suscitando anche qualche mal di pancia tra i ragionieri degli enti, che si vedevano privati di importanti risorse da destinare ai servizi.

Ieri, il Ministero dell’Interno ha infine pubblicato le tabelle relative alle spettanze comunali in riferimento all’ultima chiusura di bilancio, che ora potrà essere definitivamente completata grazie alle ultime indicazioni sull’Imposta municipale unica. Le notizie, però, non sono universalmente positive, se si pensa che grandi Comuni come Roma e Milano si vedranno sottratti risorse per, rispettivamente, 25 e 18 milioni, molti di più dei comunque sostanziosi 6 milioni richiesti a Napoli.

E’ il risultato delle discrepanze ravvisate dai tecnici del Ministero dell’Interno rispetto alle somme inizialmente previste come necessarie, che in molti casi si traducono in una stima inferiore che costringerà gli uffici tributi a rivedere le ultime voci dal bilancio. Non solo Roma, Milano e Napoli, infatti, ma anche Torino, Genova, Bologna, Firenze, Perugia e Bari. Le municipalità più larghe, insomma, si troveranno a restituire gli incassi in esubero allo Stato.


A provvedere al recupero dei fondi in eccesso, interverrà l’Agenzia delle Entrate, che si farà carico di reclamare dalle amministrazioni con il segno meno, ossia che abbiano ricevuto una stima inferiore agli introiti poi effettivamente registrati, i denari extra.

I calcoli su cui si è basato il Ministero riguardano l’incrocio di due fattori: da una parte, la redistribuzione Stato-enti è funzionale alla realizzazione del taglio ex art.28, commi 7 e 9, del decreto 201/2011, pari a circa 1 miliardo e mezzo in base alle entrate ritenute verosimili anteriormente; dall’altra, il valore è tarato sulla differenza di gettito dall’Ici 2010, che stabilisce le oscillazioni rispetto ai dati presunti.

Naturalmente, ai fini di contabilità generale non cambia nulla, ma si tratta di risorse che vengono spostate dalla periferia al centro e che potrebbero suscitare l’insolito impasse sull’intervento in bilanci archiviati nello scorso mese di aprile, che, però, a seguito del decreto sullo sblocco dei pagamenti della PA alle imprese, sono stati rinviati per la chiusura ufficiale al 30 settembre la quale, a questo punto, dovrebbe calzare alla nuova esigenza di ritocco a seguito dei calcoli finali dell’Imu.

 


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