In poco più di una settimana, il lavoro è stato rivoluzionato da una serie di provvedimenti che hanno cercato di ammodernare un mercato stagnante, in particolar modo per i giovani che cercano sempre più invano di farsi assumere e, per converso, anche per alcuni settori specifici che risentono più degli altri della crisi economica. I due provvedimenti sono, appunto, il decreto del fare, approvato in Cdm il 15 giugno e pubblicato in Gazzetta venerdì 21, e, dall’altra parte, il decreto lavoro varato stamattina dal premier Enrico Letta dopo la riunione coi colleghi di gabinetto.

In primo luogo, vediamo come il decreto del fare – finalizzato a imprimere un’accelerazione rapida a infrastrutture e mercato edilizio – si concentra su specifiche normative che aggiornano la legislazione sul lavoro. Ad esempio, tra i suoi articoli è contenuta la nuova disciplina sugli infortuni, che prevede l’obbligo, da parte del datore di lavoro, di comunicare entro due giorni all’autorità di pubblica sicurezza gli infortuni mortali e quelli con prognosi superiore ai tre giorni, con la possibilità, per la stessa autorità, di accedere ai database dell’Inail per ricavare i dati su infortuni fatali o oltre un mese.

In aggiunta, il decreto del fare istituisce nuovi criteri per la valutazione dei rischi, le cui procedure vengono alleggerite dal punto di vista burocratico, senza perdere efficacia nella normativa e nella rigidità dei criteri di sicurezza sui luoghi di lavoro. Soprattutto, vengono semplificate le operazioni per quelle attività reputate a basso rischio infortunistico.


Infine, tra le novità del decreto del fare, degne di nota indubbiamente l’allungamento della durata del Durc per i contratti pubblici – che viene raddoppiata da 3 a 6 mesi di validità – e l’eliminazione di corsi doppi o tripli per la prevenzione sanitaria e i responsabili di sicurezza: in questi casi, anche eventuali percorsi universitari garantiscono specifici crediti in oggetto.

Passando, invece, al neonato decreto lavoro per i giovani, il governo ha invece pensato di introdurre specifici incentivi per gli ingressi occupazionali degli under 30. Per chi ha tra i 18 e i 29 anni, infatti, sono in arrivo bonus alle aziende che decideranno di assumerli, in ordine contributivo, pari a 650 euro mensili, ma solo se il lavoratore figura disoccupato da sei mesi, ha almeno un famigliare a carico o non è diplomato. La somministrazione del contratto per accedere a questo genere di beneficio si intende a tempo indeterminato e i bonus avranno una durata di 18 mesi, che scendono a 12 in caso di lavoratori già operanti, in possesso dei requisiti precedentemente elencati.

Dunque, sgravi sono contemplati anche per le imprese del Mezzogiorno e, da ultimo anche per quei lavoratori in stato di Aspi – la nuova mobilità – che, in caso di assunzione, finirà per il 50% pagata dallo Stato ai datori di lavoro. Da sottolineare, infine, l’abbreviazione dei tempi tra un contratto a termine e un altro – da 60 a 10 o 20 giorni – e l’implementazione al Fondo per la formazione tecnica superiore.

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7 COMMENTI

  1. Rispondo a Luca
    Messaggio del 27 Giugno 2013 ore 10:48

    Il lavoro “Nero” al Sud non è una scelta, il lavoratore non tutelato da contratto è sottopagato, sfruttato senza alcun diritto legale e contributivo.
    Fortunatamente al Nord avete sempre lavorato con regolare contratto ed avete usufruito di tutti i diritti ad esso connesso.

  2. caro Presidente Letta prima di ciò ti stimavo ,ma adesso sono profondamente deluso,siete/siamo la vergogna d’europa, vi ricordate la legge Biagi? per chi aveva meno di 29 anni era previsto l’apprendistato fino a 36 mesi di sgravi fiscali,mi spiegate che miglioramenti ci sono adesso ?siete proprio scaltri trovatemi un ragazzo disoccupato con una persona a carico senza diploma che a meno di 29 anni,ma tutti quelli che anno dai 30 ai 55 discoccupati da oltre un’anno diplomati e con famiglia chi ci pensa? certo ci sarebbero voluti piu soldi ,quindi cosi qualcosa vi avanza grazie furbacchioni!

  3. serve x #regolarizzare i #lavoratoriinnero, quelli che non hanno speso soldi e sudore per #studiare e discrimina i #giovanidelnord @rettiwtnokuil

  4. L’età dei giovani disoccupati, oggi, diversamente dai disoccupati degli anni 70 (Legge 285), ha raggiunto, specie per i lureati, la soglia che va da 30 a 36 anni. Cosa faranno costoro? Non vedo ancora una proposta, una via d’uscita per questi giovani.

  5. Ridicolo. E i laureati? Che fine fanno??? Non c è lavoro per loro,figuriamoci se ora vogliamo dare lavoro a chi non ha merito!!

  6. Leggendo le norme sul cd “piano giovani” osservo che ci si è preoccupati poco su dove i giovani verranno impiegati. Quali garanzie sono state poste affinchè detta forza lavoro non venga impiegata in settori e imprese ormai antieconomiche, che forse riprenderebbero fiato solo per fruire delle agevolazioni e dopo breve tempo tornare ad aumentare le fila dei”mantenuti” dello Stato. Così facendo, avremo la conseguente perdita delle risorse e la disincentivazione del giovane che invece si attende l’inserimento in un contesto efficiente produttivo e concorrenziale.
    A mio parere, sarebbe opportuna una preliminare analisi tecnico economica su chi riceve il giovane; altrimenti tanto vale collocare il giovane in un posto pubblico. Sarebbe più onesto e trasparente ripetto a quanto avvento in passato con varie forme di assunzioni, tutte volte a diminuire la disoccupazione, ma con la conseguenza di aver aumentato gli addetti al pubblico impiego e i “mantenuti” dello Stato nelle più svariate forme assistenziali, non ultime il pre penzionamento e quindi esodati, in seguito alla riforma Fornero..
    Saluti

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