Non c’è pace per il Concorso scuola 2013 dell’ex ministro Profumo. La corsa alle cattedre che lo scorso inverno ha coinvolto centinaia di migliaia aspiranti docenti, malgrado si avvicini alle battute finali, rischia di arenarsi proprio in vista dell’arrivo. Ora, è il Tar che ordina al Ministero di mostrare le carte relative al processo di selezione, come richiesto da numerosi concorrenti nelle settimane successive agli scritti.

Il Miur, dopo aver tirato dritto con il concorso, nonostante qualche scivolone di troppo, inclusa la sospensione per neve che attirò non poche polemiche, aveva però assunto una posizione isolata, senza replicare alle richieste di consegna delle documentazioni inerenti il bando cattedre. In sostanza, aveva opposto un silenzio rifiuto, tale da impedire ai richiedenti la consultazione degli atti relativi al concorso e al suo regolare svolgimento.

Però, proprio negli ultimi giorni, è entrato in vigore il nuovo Codice di comportamento per uffici e funzionari della pubblica amministrazione, contenuto nel Dpr 62 dello scorso 16 aprile, dove si prevede un allargamento delle maglie della PA per favorire l’accesso agli atti dei cittadini che ne manifestino la necessità, insieme all’obbligo di specifica delle condizioni che lo rendono eventualmente impossibile, per motivi di sicurezza o di rispetto della privacy.


Un impegno disatteso, quello dell’idonea replica ai richiedenti accesso, da parte del Miur che ora si vede recapitata l’ammenda di duemila euro del Tribunale amministrativo del Lazio, terza sezione bis, insieme all’ingiunzione di consegna di tabelle e tabulati relativi agli 11.542 posti aperti con il concorso scolastico 2013. L’istanza era stata presentata agli uffici del Ministero da diverse candidate che chiedevano di verificare sia il rispetto dei criteri di pensionamento e, insieme, di reinserimenti secondo le determinazioni del decreto, in particolare riguardo il riconoscimento dei posti ai membri delle graduatorie di insegnanti precari.

Oltre a ciò, i timori delle candidate che hanno bussato alla porta del Miur per vedere le carte, ma senza ottenere risposta, vogliono verificare che, sempre per le graduatorie, il numero di posti destinati sia stato effettivamente rispettato e se, per di più, non abbia ristretto il numero di cattedre riservate invece all’esito delle prove del concorso per tutti i candidati.

Insomma, il concorso scuola continua a dividere e dopo ricorsi, proteste e polemiche, potrebbe riservare altre novità imprevedibili. La prima certezza, intanto, è che il Miur dovrà pagare di tasca propria per il danno di immagine all’istituzione arrecato tramite il diniego della visione degli atti del concorso. E se dalla consultazione, poi, dovessero emergere nuovi elementi di irregolarità, allora potrebbe davvero succedere di tutto.

 


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