Le alte professionalità nella scuola: gli ispettori ad esempio…

A.A.A. ispettori cercasi….

C’è un futuro per gli ispettori nella scuola italiana? Forse non tutti ricordano che fu l’OCSE – nel prendere in esame nel lontano 1998 la politica scolastica italiana, in tempi di “grandi speranze” – a segnalare tra le priorità del sistema educativo italiano, quella di dotarsi di un autorevole e accreditato corpo ispettivo, capace di innervare il costituendo sistema nazionale di valutazione. Le cose, invece, sono andate molto diversamente. Il corpo ispettivo, già uno dei più esigui in Europa, si è via via assottigliato, sia con consistenti riduzioni degli organici per personale (oggi il riferimento è alle ultime misure della spending review che limano ulteriormente la consistenza degli ispettori dell’istruzione, fissata nel 2009 a 335 unità, con il DPR 20-1-2009, n. 17 e poi arrotondato a 301 con il DPR 3 giugno 2011, n. 132), sia per il mancato turn-over con immissioni nei ruoli di nuovi dirigenti tecnici (risultano in servizio al momento forse una trentina di ispettori).


Ma vediamo cosa ha detto il Ministro dell’istruzione, nelle dichiarazioni rese alle Camere il 6 giugno 2013. Nell’ambito del rilancio di un “patto per la scuola” (fondamentalmente rivolto alle organizzazioni sindacali) per rendere più dinamico il quadro delle risorse professionali nella scuola (organico funzionale, organico di rete, carriere e valorizzazione di figure di staff, nuove modalità di reclutamento dei dirigenti scolastici) rispunta anche la figura dell’”ispettore”:

“In tale confronto, dovrà anche essere valutata la possibilità, in un contesto autonomistico come quello della scuola, di una dotazione ordinaria di dirigenti tecnici con un profilo professionale non solo centrato sulla competenza giuridica e contabile ma anche, e soprattutto, sulle competenze organizzative e sulla capacità di governo delle comunità complesse, integrando il relativo organico”.

 

Ma cosa fanno gli Ispettori?

La stringata analisi del Ministro (ma non si poteva pretendere di più da chi sta ancora svolgendo il proprio apprendistato) sembra attribuire all’attuale profilo del dirigente tecnico (che è regolamentato ancora dal T.U. 297/1994, con qualche successiva pennellata amministrativa che ne ha appesantito i connotati) una veste totalmente amministrativo-contabile. Non è così, nemmeno se si esplora la dimensione più giuridica della funzione ispettiva, quella che si riferisce agli accertamenti ispettivi quando insorgono conflitti, contenziosi, contestazioni nei confronti del comportamento di qualche operatore scolastico. Nella maggior parte dei casi, gli incarichi ispettivi (che ancora si conferiscono) si riferiscono alla verifica delle competenze didattiche e relazionali dei docenti, alla loro capacità di “tenere la classe”, alla conoscenza dei saperi che si insegnano, allo stile comunicativo. Non c’è nulla di burocratico in questo. Non è certo con uno sguardo ad un registro, ad una programmazione, alle carte, che si può decidere se un insegnante fa bene il suo mestiere, se è meritevole di essere confermato in ruolo, se –domani forse – potrà intraprendere un percorso di crescita professionale, ad esempio aspirare alla carriera dirigenziale o diventare figura di sistema o semplicemente un  docente esperto (“master”). Sta di fatto che dopo il 1974 (la stagione d’oro dei decreti delegati, con le sue istanze partecipative e libertarie), accantonata la logica ad un tempo gerarchica e paternalistica delle “note di qualifica” per i docenti, non è emerso nessun modello alternativo e praticabile capace di riconoscere i meriti dei docenti competenti e impegnati (soprattutto a far funzionare le loro classi e scuole) o a rimuovere quei pochi che possono danneggiare l’immagine di una intera categoria professionale. L’ispettore tecnico avrebbe dovuto colmare quel divario, con le sue funzioni di verifica, controllo, intervento sulle “patologie” e soprattutto di promozione, di elevamento culturale, di capacità didattiche, di spirito innovativo.

Così la funzione si è consumata sulla routine delle procedure (gli esami di stato, qualche indagine, verifica alle scuole private, interventi sul contenzioso) e sempre meno ha saputo intercettare la domanda di accountability (rendicontazione pubblica), di affidabilità del sistema (e delle prestazioni dei suoi operatori), di garanzia per gli utenti, che dovrebbe essere il compito di un moderno servizio ispettivo.

 

Prospettive europee e italiane

In Europa avviene questo: i servizi ispettivi sono orientati alla valutazione delle scuole. Questa funzione assorbe totalmente i mitici ispettori inglesi di sua maestà, organizzati nell’OFFSTED (Office for Standard in Education) e impegnati a visitare scuole coordinando apposite equipe e rilasciando report di valutazione, che possono influire non solo sull’immagine della scuola, ma anche su decisioni da prendere circa il suo miglioramento, o controlli successivi, o incentivi e disincentivi. Anche in Germania (ma ogni Land fa storia a sé) l’ispettore entra nelle scuole, osserva e analizza i processi organizzativi e didattici, propone misure di supporto e di sviluppo. In Francia il corpo ispettivo, capillarmente presente nella scuola primaria, svolge poi funzioni di orientamento e di supporto tecnico alla gestione di un sistema ancora fortemente strutturato. E così via in tutti gli altri paesi, con sfumature più o meno diverse. Interessante l’esempio australiano, ove la vecchia figura dell’ispettore è stata sostituita da un più dinamico network leader, cioè un animatore e promotore di innovazioni didattiche che si muove su scala di reti di scuole.

E in Italia? La riduzione progressiva del Corpo Ispettivo ha certamente contribuito a renderne ininfluente la presenza (tale che molti ispettori, pur di non restare ai margini di un sistema che non li sa valorizzare, hanno preferito assumere funzioni tecnico-amministrative  (in qualità di Provveditori, dirigenti amministrativi, responsabili di progetto), visti gli scarsi margini di autonomia sul versante puramente tecnico (nonostante le promesse dell’ultima direttiva in materia, il DM 23-7-2010, n. 60). Lo stesso concorso in atto (ed è inaudito che sia stato bandito a 17 anni di distanza dal penultimo, indice di una vera insipienza o colpevole negligenza dei decisori politici e amministrativi che si sono succeduti negli ultimi vent’anni), ha prodotto solo una cinquantina di vincitori rispetto ad una platea di circa 15.000 candidati tra dirigenti e docenti. Ma quel bando (D.D.D. 30 gennaio 2008) era totalmente “fuori asse” rispetto al profilo ispettivo che si sta delineando in tutta Europa, fortemente proiettato verso la valutazione di sistema. Si ponga mente che nel programma di un concorso sia pure così selettivo (con qualche sorpresa) non era citata neppure una volta la parola “valutazione”. Mentre si sprecavano i riferimenti a tutte le fattispecie del diritto. Ma con i codici alla mano non si risolve il problema della qualità della scuola che è, innanzi tutto, un problema di autorevolezza culturale, di buona organizzazione, di saggia professionalità, di autonomia-responsabilità e valutazione. E invece gli estensori del bando si fecero abbagliare dai richiami al D.lgs 150/2009, dall’enfasi sul controllo della produttività e della misurazione delle performances, dal ritorno alle logiche muscolari della cultura manageriale. Ecco perché il Ministro parla – nel suo breve riferimento – quasi di una “rifondazione” del servizio ispettivo.

 

Utilizzare appieno gli strumenti normativi

Gli strumenti normativi non mancano. Citiamo in particolare la legge 26-2-2011 n. 10 (art. 2, commi 4-undevicies e duodevicies) nche conteneva una (sia pur generica) delega per la riforma del servizio nazionale di valutazione (il SNV imperniato sulla triade Invalsi, Indire, Corpo ispettivo), autorizzando l’emanazione di due distinti regolamenti: uno per definire l’assetto dell’intero SNV, l’altro specificamente dedicato alla riorganizzazione del servizio ispettivo. Peccato che nella fretta della emanazione del primo regolamento sul SNV (in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dopo l’approvazione definitiva nel Consiglio dei Ministri l’8 marzo 2013), il secondo regolamento – quello sugli ispettori – sia rimasto chiuso nel cassetto del Ministro pro-tempore, dopo che ne era stata predisposta una prima bozza tecnica nella primavera del 2012.

Ma l’avvio del sistema di valutazione rilancia comunque la funzione degli ispettori italiani in campo valutativo, un po’ in ombra rispetto all’Invalsi, curvando il sistema dalla prevalente centratura sul testing (le ormai famose prove Invalsi) all’analisi dei processi organizzativi e didattici, alla visita alle scuole, all’interlocuzione e al dialogo formativo con i protagonisti della scuola. Non è un caso che anche nei progetti sperimentali di valutazione delle scuole (si citano VSQ, VALES, VM attualmente tutti in fase di svolgimento) agli ispettori sia richiesto di coordinare le equipe che si recano nelle scuole e dunque di saper maneggiare indicatori di lettura dei contesti operativi e delle scelte metodologiche e didattiche. E’ ovvio che queste professionalità non si inventano e saranno necessari rigorosi percorsi formativi, per ispettori vecchi e nuovi (ce ne fossero in misura sufficiente!), anche se la strada sembra ormai tracciata. Nel regolamento si ipotizza che un contingente di ispettori si dedichi esclusivamente (magari con rotazione temporanea di incarichi) alle attività di valutazione di sistema, operando in stretta intesa con l’Invalsi. Sarebbe però opportuno che il rinnovato Servizio ispettivo portasse in questa impresa uno specifico ed autonomo know-how scientifico derivato dalla diretta conoscenza della scuola e non si appiattisse sulle pur meritevoli ricerche dell’Invalsi.

 

Gli ispettori del futuro prossimo

Il futuro degli ispettori si intreccia inevitabilmente con l’evoluzione della pubblica amministrazione, in particolare con l’organizzazione dell’istruzione pubblica e delle sue modalità di governance, alla luce dell’autonomia. Si ha l’impressione che gli ultimi passaggi (abolizione degli IRRE, scomparsa degli Ispettori, riduzione degli Uffici Studi, mancato decollo delle reti) mettano a dura prova tutta la filiera di supporto tecnico alle scuole.

Andrebbe chiarito quanto debba essere mantenuto a livello centrale in materia di strutture tecniche di supporto (per garantire la tenuta nazionale del sistema di istruzione o di verifica dei livelli essenziali delle prestazioni) e quanto invece debba essere affidato ai livelli territoriali-regionali o locali. L’esempio dei territori a larga autonomia (es: Trento) presentano notevoli suggestioni, anche se andrebbero valutati i costi di tali servizi (a Trento fino a pochi mesi fa agivano un istituto di ricerca pedagogica, un centro per la formazione dei docenti, un osservatorio di valutazione del sistema) e la loro resa effettiva. Certamente un sistema educativo che si vuole autogovernare deve disporre di strutture autorevoli di pensiero e di iniziativa nel campo culturale e professionale. Deve alimentare una sua capacità riflessiva.

In questo alveo si colloca la questione ispettiva. Il servizio ispettivo nazionale, rimpolpato negli organici, con propri organismi di autogoverno, dovrebbe essere orientato verso le tematiche di valutazione del sistema e delle professionalità sul modello inglese dell’OFFSTED (almeno un terzo dell’organico), di intervento di controllo e sanzione giuridica (almeno un altro terzo), di promozione e coordinamento della ricerca e della formazione (animando strutture e centri locali con l’ultimo terzo). L’attuale organico “reale” e le attuali professionalità del servizio ispettivo non appaiono in grado di assicurare l’efficacia di questi compiti, né il concorso in atto appare “tarato” per far fronte a questa pluralità di compiti. E’ auspicabile che, con un provvedimento ad hoc, siano nominati gli attuali vincitori [1] del concorso espletato (superando le strettoie dei limiti di sostituzione del turn-over), si proceda poi a bandire un nuovo concorso ispettivo (con profilo ritagliato sui compiti strategici che sono stati qui evocati) e – nelle more – si vada all’affidamento su bando pubblico e trasparente di incarichi ispettivi temporanei.



[1] La graduatoria dei vincitori è stata pubblicata con DDG MIUR del 17-4-2013.

Articolo di Giancarlo Gerini, direttore Rivista dell’Istruzione e autore Maggioli


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