Trova le differenze. Negli ultimi giorni, il governo ha approvato due provvedimenti dagli obiettivi comuni, ma dalle finalità normative e amministrative, oltreché dalle tempistiche, differenti. Un’accoppiata di testi che ha segnato gli ultimi due Consigli dei ministri, quello di sabato 15 e l’altro, tenuto appena ieri sera, mercoledì. Si tratta, naturalmente, del decreto del fare, da una parte, e del ddl semplificazioni dall’altra.

Tanto per cominciare, è utile rimarcare che si tratta, in un caso, di un decreto, e nell’altro, di un disegno di legge. Dunque, tutto ciò che entra nell’ambito del decreto del fare va interpretato come immediatamente operativo a seguito della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, mentre, per il pacchetto semplificazioni, bisognerà attendere la discussione parlamentare.

I due testi fanno parte della strategia messa in campo dal governo per ridurre il carico burocratico su imprese e cittadini, e limitare le tortuosità in sede amministrativa, che ricade sotto l’etichetta comune del piano sviluppo varato dall’esecutivo Letta.


Anche la struttura dei due provvedimenti è alquanto simile, sia per tematiche che per utenti finali di riferimento, per quanto il decreto del fare risulti ben più corposo – oltre 80 articoli, contro i 39 del ddl semplificazioni – in prima analisi per effetto del capitolo giustizia civile, costola che inaspettatamente ha trovato spazio tra le pieghe del decreto approvato sabato scorso dal Cdm.

Partiamo dalle imprese, che sono indubbiamente il nucleo principale per spunti e per ricadute materiali di entrambi i testi di legge presentati dal governo negli ultimi giorni. Innanzitutto, il decreto del fare, che presenta il comparto produttivo al Capo I, introduce alcune attese novità sul fronte dell’edilizia, con il cosiddetto sblocca cantieri  che mette a disposizione degli operatori circa 2 miliardi di euro per il proseguimento delle opere in costruzione o per l’avvio di nuove. Corposi anche gli interventi sulla rete ferroviaria e autostradale, oltre ai 100 milioni destinati all’edilizia scolastica da qui al 2016 e l’avvio del progetto, per la verità ancora oscuro, dei 6mila campanili, 100 milioni di euro per 200 interventi nei comuni sotto i 5.000 abitanti. In linea generale, alle imprese vengono riconosciuti 5 miliardi per la modernizzazione dei macchinari di produzione, oltre a una riduzione delle bollette di elettricità e all’introduzione delle multe agli uffici pubblici che ritardano nella stipula di atti o nella deliberazione di autorizzazioni.

Di contro, il ddl semplificazioni approvato ieri sera mette a regime novità nell’ambito delle prestazioni lavorative a breve durata, con obbligo di visita medica precedente alla ripresa del lavoro se la patologia è correlata ai rischi in ambito occupazionale. Sicuramente, però, il portato più interessante nel recinto delle semplificazioni è quel tutor d’impresa che prenderà posto negli sportelli delle attività produttive e dovrebbe finire per agevolare rapporti e adempimenti tra imprese e amministrazioni.

E veniamo, dunque, al capitolo della funzione pubblica, che nel decreto del fare prevede, oltre alle già citate sanzioni per quelle poco efficienti nei riguardi delle imprese, anche l’istituzione di alcune apposite zone a burocrazia zero, ma, soprattutto, l’ufficializzazione di due date uniche per l’entrata in vigore dei provvedimenti, identificate nel primo luglio e nel primo gennaio di ogni anno. Oltretutto, come noto, sono state semplificate alcune necessità burocratiche per l’ottenimento della cittadinanza italiana richieste ai nati da cittadini stranieri dopo il compimento del diciottesimo anno di età.

Venendo, invece, al ddl semplificazioni, sul fronte della pubblica amministrazione, troviamo alcune facilitazioni per l’utilizzo dei fondi strutturali europei, ormai tra le pochissime risorse a cui riescono ad attingere enti e attività per la realizzazione di progetti specifici. Sarà più semplice, poi, ottenere l’autorizzazione per le apparecchiature di risonanza magnetica, che avverrà a opera della Regione o della Provincia autonoma. Introdotto anche il principio che legherà la Tares, la tassa sui servizi, al cambio di residenza registrato dai funzionari demografici.

Sul lato fiscale, poi, importanti modifiche sono state inserite sin dal decreto del fare, che prevede l’ampliamento dei poteri di Equitalia a fine anno non solo per le riscossioni, ma anche per le multe e le entrate extra, oltre all’abrogazione del modello mensile 770. Passando invece al ddl di freschissima approvazione, vediamo come il Testo unico sull’imposta sulle successioni e le donazioni del 1990 sia stato aggiornato, in termini di ricaduta tributaria, da 50 milioni di lire a 75mila euro con ben 11 anni di ritardo dal via alla circolazione della moneta unica, mentre dovrebbe risultare più comodo comunicare direttamente con l’Agenzia delle entrate per via telematica. Infine, viene applicato alle società tra professionisti il regime fiscale delle associazioni senza personalità giuridica.

Le proposte “esclusive” del decreto del fare riguardano invece l’Agenzia Digitale italiana, con la definizione della governance che dovrebbe dare finalmente un profilo definito all’ente, ma, soprattutto, il ritorno improvviso sulla scena della mediazione civile, che la Corte costituzionale aveva giudicato inammissibile, ora rivisitata, con l’esclusione degli incidenti stradali, per la gioia delle compagnie assicurative, oltre alla riduzione generale da 4 a 3 mesi per il compimento dell’iter.

Vai al testo del decreto del fare

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1 COOMENTO

  1. Aspetto con ansia ogni provvedimento atto a ridurre il peso della burocrazia su tutte le attività dei cittadini, delle famiglie e delle imprese, cose che i paesi più moderni hanno già fatto da molto tempo. La burocrazia italiana non è soltanto eccessivamente pesante ma anche eccessivamente costosa. A questo occorre aggiungere anche il carattere clientelare del pubblico impiego, fattore di corruzione e di clientelismo, causa di sprechi e di forme di inefficienza assolutamente assurdi in un paese moderno.
    Massimo Capri

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