Gli argomenti toccati nella conferenza stampa di sabato scorso, 15 giugno, nella quale il Governo ha esposto tutti i provvedimenti che saranno oggetto del prossimo decreto del fare, sono diversi e corposi. Le novità in arrivo sul fronte della Giustizia Civile, riguardano principalmente gli organismi di mediazione. La priorità del cambiamento rispecchia la necessità di trovare una soluzione all’annoso problema dello smaltimento dei contenziosi arretrati in ambito civile, e soprattutto alla lentezza del complicato sistema di Giustizia italiano. Uno degli argomenti principalmente addotti quale possibile spiegazione all’impietosa condizione di stasi del nostro Paese è infatti la lenta e farraginosa giustizia nostrana, contrassegnata da tempistiche oblunghe e penalizzata da lungaggini di natura burocratica che rendono il sistema oltre che inefficace, talvolta del tutto inutile. Senza menzionare poi i costi fissi della giustizia, come contributo unificato, tassazione atti giudiziari, diritti di copia, bolli e così via, i quali da un lato conoscono una crescente salita, costante e a dismisura, mentre dall’altro, tramite l’imposizione di tariffe poco dignitose (i famosi parametri), non fanno altro che svalutare l’operato dei professionisti.

Oggi, tra le soluzioni proposte dal decreto vi è quella di ripristinare la mediazione obbligatoria, come noto eliminata dalla Corte Costituzionale nel suo carattere di obbligatorietà, fatta eccezione per le cause concernenti i sinistri stradali, apportando delle rettifiche e immettendo specifiche procedure che, secondo l’esecutivo, “consentiranno di non arrivare nemmeno al processo”. Il comma 4-bis, aggiunto all’ art. 16 del Dlgs 28/2010, stabilisce inoltre che tutti gli avvocati siano abilitati di diritto a svolgere il ruolo di mediatore professionista, dietro il totale apprezzamento di coloro che, investendo tempo e denaro, hanno portato a termine corsi di formazione e aggiornamento. Si prevede anche la predisposizione di un tetto massimale per l’indennità di mediazione (per ciascuna parte) qualora, al termine del primo incontro di programmazione con il mediatore, il procedimento dovesse concludersi con un mancato accordo.

In tal senso, il decreto specificatamente prescrive: 80 euro, per le controversie di valore fino a 1.000 euro; 120 euro, per quelle di valore fino a 10.000 euro; 200 euro, per quelle di valore fino a 50.000 euro; 250 euro, per le controversie di valore superiore. Il sistema potrebbe pertanto rivelarsi un efficiente escamotage volto a disincentivare le parti dal concreto raggiungimento di un accordo quando, fin da principio, viene a mancare la volontà di definire la lite, dal momento che il soggetto che non ci tiene ad arrivare all’accordo già sa che non dovrà versare oltre l’importo prescritto. Bisognerà quindi attendere i prossimi giorni per capire quali modifiche saranno effettivamente approvate e quali invece riceveranno lo stop. In aggiunta all’ambito mediativo, il provvedimento del fare parla anche di:


–  stage di formazione indirizzati ai neolaureati in giurisprudenza che dovrebbero essere dislocati  presso gli uffici giudiziari dei Tribunali (anche se tuttavia non è ancora chiaro se essi riceveranno retribuzione e quali tipologie di mansioni dovranno svolgere);

– 400 giudici non togati presso le Corti d’Appello;

– delega ai notai per le operazioni di divisione nei giudizi di scioglimento di comunioni.

Da notare, infine, anche il fatto che vede introdotto tra i provvedimenti pensati per accelerare il recupero crediti, il disegno che prospetta la riduzione a 30 giorni dei tempi di fissazione della prima udienza ad opera del Giudice nell’opposizione a decreto ingiuntivo. Per questo motivo, è attesa una variazione del C.p.C. dal momento che l’udienza, attualmente, non viene fissata dal Giudice bensì dall’attore opponente, questo almeno per quanto concerne il rito ordinario. Nulla si dice, invece, in merito alla nodosa questione della carenza di organico negli uffici giudiziari, forse il principale problema dell’apparato di giustizia italiano, non ponendo dunque alcuna eventuale soluzione alla mancanza che sistematicamente costringe a diminuire sempre di più i giorni di apertura al pubblico.


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4 COMMENTI

  1. Temo che tutta questa vicenda sia fortemente condizionata dai considerevoli interessi che si stanno creando intorno agli organismi di mediazione che di fatto costituiscono una privatizzazione della giustizia, effettuata addirittura per decreto legge !!! Inoltre sto verificando che le notizie che si stanno diffondendo sul nuovo decreto non sono corrette (ad esempio le parti del primo decreto dichiarate incostituzionali dalla Corte Costituzionale sono state tranquillamente riproposte senza alcun rispetto per la pronunzia della Corte Costituzionale, mentre ho letto che il nuovo decreto avrebbe superato le incostituzionalità del primo).

  2. La soluzione proposta sopra non sarebbe meglio in quanto la mediazione in tutto il mondo è uno strumento che funziona su un terreno extra-giudiziale, quindi tentare la conciliazione dentro l’aula del Tribunale è una evidentissima contraddizione in termini.

  3. Inserire mancato accordo , per espressa mancata volontà mediatoria.
    Ritengo che , un palese comportamento non mediatorio di una delle due parti , possa dare atto al mediatore di procedere di sua iniziativa per stilare un accordo per mancanza di volontà mediatoria di una parte.
    In quanto una parte , partecipante , non ha espresso reali volontà mediatorie.
    Se questo accordo , stilato dal Mediatore , viene ritenuto equo anche dal giudice , sia automaticamente trasformato in sentenza.
    Ritengo inoltre che la mancata partecipazione alla mediazione , debba essere intesa come contumacia mediatoria , e non dare diritto a procedere.

    Marco M.

  4. Ma non sarebbe meglio, tornare al vecchio processo civile, rendendo obbligatorio il tentativo di concilazione, in prima udienza e con consequenziali e diretti effetti, con riferimento alla mancata e non giustificata comparizione della parte anche per quella non costituita, ma previamente, resa edotta?!?

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