E’ sempre l’Unione europea a stabilire ritmo e scadenze delle politiche economiche degli Stati membri, in particolare di quelli sotto osservazione. E’ il caso dell’Italia, indubbiamente, che, per quanto abbia visto chiudersi nei giorni scorsi la procedura di infrazione del deficit a suo carico, deve confermare alle istituzioni europee alcune misure imprescindibili per rilanciare la competitività del sistema Paese e, insieme, non perdere troppo tempo nella loro approvazione.

E’ per questo che, entro fine giugno, il governo varerà il piano per il lavoro, che potrebbe toccare anche alcuni aspetti della fiscalità alle imprese, ormai diventata insopportabile, oltre che il comparto pensioni, tramite la messa a punto di un sistema di porte girevoli dai posti di lavoro, che consenta un turnover generazionale finalmente efficiente.

Intanto, va segnalato come, proprio in queste ore, un rapporto della International Labour Organisation, abbia confermato l’allarma assoluto sul fronte occupazionale per il nostro Paese, con il deficit di 1,7 milioni di posti di lavoro, da ristabilire necessariamente per riportare l’Italia ai livelli economici anteriori all’epoca della recessione.


Di questi, come noto, gran parte sono i giovani, ormai senza lavoro per il 40%, tasso mai registrato nel dopoguerra che si mantiene tra i più alti del continente. Un preciso ambito di intervento, a favore del quale il governo avrebbe intenzione di intervenire favorendo le nuove assunzioni. Possibile, quindi, che torni in auge anche qualche modalità di contratto atipico pre riforma Fornero, che aveva disincentivato il ricorso al precariato per favorire la stabilizzazione dei giovani nelle aziende, senza portare a casa, nel breve termine, i risultati sperati. La fretta del governo dipende sia dagli indicatori mai così negativi in questo ambito, ma anche dalla scadenza dei prossimi 27 e 28 giugno, quando è in programma il Consiglio europeo, nel quale il governo Letta dovrà presentare i suoi piani di risanamento di fronte alle controparti comunitarie.

A questo proposito, ieri il premier, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento, ha posto come obiettivo il ritorno della disoccupazione giovanile al 30%, abbassando le tasse sul lavoro e modificando anche le distorsioni del sistema universitario, con la riforma del 3+2 che non ha funzionato e che necessita di correttivi.

Dunque, abbassamento del cuneo fiscale e politiche a sostegno forte dell’occupazione giovanile: tutto ciò, dovrà rientrare nell’orbita delle sei raccomandazioni che Bruxelles ha inviato all’Italia immediatamente dopo la chiusura della procedura di infrazione per deficit eccessivo, avvenuta mercoledì scorso.

“Ne trarremo un grande vantaggio di credibilità – ha osservato il premier Letta – con doversi miliardi da utilizzare per ridurre le tasse e sostenere sviluppo e occupazione”, per effetto del calo possibile della spesa per interessi.


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  1. in merito alle intenzioni dell’attuale Governo per quanto attiene alla revisione della “riforma del 3+2 che non ha funzionato” spero che non dimentichino chi si è appena laureato e sappiano elaborare una norma transitoria che consenta a quanti hanno conseguito la triennale, e poi si sono fermati, di completare il corso di studi così come era previsto nell’ordinamento universitario preesistente.

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