Entro il 15 febbraio 2013, le aziende sanitarie del Veneto hanno trasmesso alle strutture regionali competenti e, nel contempo, ai Ministeri della Salute e delle Finanze, i dati relativi alla ai conti economici aziendali, che hanno evidenziato un risultato complessivo negativo di Euro 191 milioni, a fronte dei quali, a titolo di copertura, risultavano disponibili circa Euro 196 milioni, sufficienti a garantire un risultato di saldo complessivo di sistema positivo.

Nel corso della seduta del 23 aprile 2013, invece, il “Tavolo tecnico per la verifica degli adempimenti” ha calcolato diversamente il risultato economico del bilancio della spesa sanitaria regionale, comunicando che il risultato consolidato del SSR del Veneto era negativo di Euro 37,3 milioni.

Quindi, in gran fretta (entro il 30 aprile), si è reso necessario adottare misure volte a ricondurre la gestione in equilibrio economico, nel rispetto delle regole fissate dagli organismi ministeriali preposti. La Regione Veneto si è tolta d’impaccio con un Decreto del Presidente della Regione, adottato il 26 aprile, e ratificato dopo pochi giorni dalla Giunta Regionale (per evitare problemi inerenti la competenza giuridica all’adozione dell’atto).

Quindi, nelle more delle verifiche sui risultati d’esercizio del bilancio d’esercizio 2012, è stata disposta la riduzione del finanziamento alle Aziende Sanitarie, a beneficio della gestione sanitaria accentrata (GSA) regionale, per una somma di Euro 38,3 milioni.

Tali somme sono state quindi letteralmente “scippate” alle ULSS, che dovranno ora rivedere i bilanci appena approvati, con l’aggravante che trattasi di quelle ULSS che avevano avuto i risultati migliori, e che oggi si trovano a dover pagare il conto per quelle ULSS in rosso.

Ma quali potevano essere le conseguenze della mancata adozione del decreto? Qualora dai dati del monitoraggio del quarto trimestre si evidenzi un disavanzo di gestione a fronte del quale non sono stati adottati gli opportuni provvedimenti, il Presidente del Consiglio dei ministri deve diffidare la regione a provvedervi entro il 30 aprile. Qualora la regione non adempia, è nominato un commissario ad acta (il Presidente della Regione stesso) che adotta i necessari provvedimenti per il suo ripianamento, ivi inclusi gli aumenti dell’addizionale IRPEF e le maggiorazioni dell’aliquota IRAP.

E qualora i provvedimenti non fossero stati adottati nemmeno entro il 31 maggio, si sarebbe applicato comunque il blocco automatico del turn over del personale del servizio sanitario regionale fino al 31 dicembre del 2015, il divieto di effettuare spese non obbligatorie per il medesimo periodo e la misura massima prevista dell’addizionale IRPEF e le maggiorazioni dell’aliquota IRAP.

E sicuramente i cittadini e gli operatori sanitari non l’avrebbero presa molto bene.