Francesco Giavazzi insiste nel promuovere lo spoil system, sulla base di puri slogan e senza alcuna concreta argomentazione.

Dopo essere giunto, con Alesina, lo scorso dicembre a teorizzare sulle pagine del Corriere della sera addirittura la necessità di eleggere i dirigenti pubblici, sul Corriere del 9 maggio, con l’articolo “Burocrazia inossidabile” torna sul tema.

Rinuncia all’idea invero assai bislacca dell’elezione dei dirigenti, ma invoca a gran voce che essi vengano sostituiti, quando vi sia il ricambio dei ministri al Governo.

Le argomentazioni sono sostanzialmente le seguenti:

a)      il Ministro Pagliarini, insediatosi al Bilancio nel 1994, non capiva il bilancio dello Stato;

b)      l’attuale ragioniere Canzio lavora dal 1972 e da quando è ragioniere generale la spesa pubblica è cresciuta di 30 miliardi;

c)      i dirigenti dello Stato non si sono dimostrati capaci di arginare la spesa.

Si tratta di argomentazioni talmente prive di contenuto che non sarebbe nemmeno il caso di commentarle per svelarne facilmente l’assoluta inconsistenza.

Quanto alla prima: se al Governo vengono chiamate persone poco avvezze alle leggi e alle regole della finanza pubblica, non pare certo che questo sia un problema della dirigenza, ma della democrazia. Come insegna la vicenda della Biancofiore, spostata disinvoltamente dal sottosegretariato alle pari opportunità a quello della semplificazione come nulla fosse, gli incarichi di Governo non vengono certo assegnati né in base al titolo di studio, né dell’esperienza professionale, ma per ragioni imperscrutabili, che si definiscono “politiche”.

Le alternative sono:

a)      che i ministri e i sottosegretari vengano scelti meglio e con maggiori competenze;

b)      che i programmi di governo risultino chiari e non libri dei sogni; esattamente quello che, invece, è il programma del premier Letta.

Quanto alla seconda: Giavazzi da anni è editorialista del Corriere della sera, eppure, da tempo, la prestigiosa testata perde lettori. Seguendo la logica del suo ragionamento, allora il Corriere dovrebbe sostituire la firma di Giavazzi con quella di qualcun altro.

Quanto alla terza: forse Giavazzi ignora che la spesa è disposta, nello Stato e nelle regioni, con leggi, negli altri enti mediante documenti di bilancio, approvati per competenza esclusiva dal Parlamento, dai consigli regionali e dagli altri organi competenti (consigli provinciali e comunali, etc.).

La fonte della decisione della spesa non sono certo i dirigenti: sono esattamente i ministri, i sottosegretari, gli assessori, i presidenti, i consiglieri, eccetera. I dirigenti non hanno il potere di “arginare” la spesa. Non vi riesce nemmeno la Corte dei conti. Che si fa, allora, si mandano a casa tutti i magistrati e li si insedia a piacimento dei nuovi eletti?

I dirigenti attuano le decisioni normative degli organi di governo: né decidono, né arginano la spesa. La gestiscono.

Laddove si faccia ricorso a piene mani a dirigenti  “di fiducia” non sembra proprio che le amministrazioni e, di conseguenza, i cittadini amministrati se ne giovino. Il Comune di Parma, prima dell’avvento di Pizzarotti, era pieno di dirigenti “di fiducia”, scelti dai “nuovi” (all’epoca) amministratori: è andato in rovina. Ed esempi di questo tipo ce n’è centinaia.

Giavazzi ignora, imperdonabilmente, che le sue idee sono considerate da anni ormai incostituzionali dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza 103/2007. Sarebbe interessante se un editorialista così prestigioso del Corriere aggiornasse le sue cognizioni in tema di dirigenza pubblica e spoil system, evitando di scadere nella facile demagogia, per lo più instillando nelle persone convinzioni del tutto errate. Questo dovrebbe essere il compito di un intellettuale sereno.

A meno che, qualche alto burocrate non abbia “pestato i piedi” al Giavazzi. Ma, allora, in questo caso, che agisca di conseguenza, tutelandosi nelle sedi appropriate. Senza piazzate generiche e poco fondate.


6 COMMENTI

  1. La condivisibile opinione da ultimo espressa purtroppo non si tiene col sistema di cooptazione di dirigenti da parte dei politici.
    Una precisazione: è evidente che il riferimento alla perdita delle copie e all’eventuale rinuncia alla firma di Giavazzi nel Corrirere è totalmente privo di logica e fondamento. Esattamente, come il ragionamento proposto da Giavazzi.

  2. Giavazzi ed Alesina non hanno certo bisogno di difensori, in quanto ottimi professionisti dell’informazione in grado di provvedere a sè stessi. Ma devono aver toccato per così dire la piaga, se in modo un pò sbrigativo e gratuitamente polemico, il commentatore (dirigente pubblico) paventa addirittura che il giornalista abbia per così dire profittato delle colonne del Corriere per una (poco probabile) ripicca. Piuttosto, viene da domandarsi, se non sia opportuno per il futuro assicurare un certo ricambio nella dirigenza pubblica, come strumento di selezione a riprova delle capacità manageriali dei funzionari; così da evitare che il fossilizzarsi degli stessi in un certo ambiente di lavoro, rischi di trasformarli in meri esecutori di prassi e condotte, più legate alla abitualità che all’effettivo know how. Insomma, con tutto il rispetto, in tempi di inserimento della spending review nella Carta Costituzionale, forse un pò di job evaluation non guasta (scusate il ricorso ad espressioni in lingua inglese, ma non dubito che la stragrande maggioranza della dirigenza pubblica ne abbia un’ottima conoscenza). Grazie per l’ospitalità.
    rodolfo ranzani

  3. A mio avviso tra le due posizioni… In medio stat virtus.
    Lo spoil system puro porta tanta confusione e perdita di tempo: non è possibile ogni tre, quattro o cinque anni ripartire da zero, non ci sarebbe mai una programmazione di lungo respiro (per la verità non c’è mai stata), soprattutto si rischierebbe la terra bruciata lasciata all’ “avversario” prima della sconfitta.
    Però nemmeno è giustificabile che un dirigente, una volta “conquistato” l’agognato incarico, qualunque cosa succeda non lo molli per quaranta (nel prossimo futuro magari cinquanta) anni.
    Se vogliamo uscire dal pantano melmoso, scivoloso sempre più verso il baratro, occorre abbandonare la geronto-burocrazia e decidere di investire sui giovani talenti, un po’ come in una squadra di calcio. Mutatis mutandis, quando non ci sono i soldi, bisogna inventarsi qualcosa e lo si fa affidandosi a giovani rampanti carichi di talento e motivazioni.
    E’ fin troppo evidente che nella P.A. italiana, a tutti i livelli di responsabilità, troviamo quasi sempre la persona sbagliata nel posto sbagliato. La liaison tra politica e burocrazia ha sempre portato questi inconvenienti e una vera separazione, malgrado le riforme degli ultimi vent’anni, non si è ancora vista.
    Manca il senso dello Stato, la cultura del Pubblico, il sapere e volere investire nelle risorse umane con imparzialità e competenza… Ciò che dal dopoguerra ad oggi ci ha portato a quel gap sempre più incolmabile rispetto a nazioni come Germania e Francia.

  4. Grande lezione prof. Oliveri! Le contraddizioni italiche tipiche. Si vuole scindere politica di indirizzo e gestione amministrativa e poi si invoca la nomina fiduciaria dei “gestori”.

  5. Giavazzi ha fatto bene a colpire quella supercasta di burocrati parassiti che popola la Ragioneria generale dello Stato.
    Pagliarini era uno che ne capiva di bilancio. Solo che non parlava il burocratese. Ed è per questo che non gli è stato possibile fare alcuna riforma significativa. Figuriamoci se poi ai ministeri ci vanno dei perfetti ignoranti come Tremonti (che non è neanche un economista ma solo un commercialista) o i banchieri Grilli e Saccomanni.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here