Avvocati in Romani, no, non è l’ultimo titolo del cinepanettone, ma è la sintesi che inquadra perfettamente un fenomeno che nell’ultimo anno ha fatto registrare un vero e proprio exploit; il ministero della Giustizia, infatti, ha richiesto alle autorità rumene informazioni dettagliate sulla legittimità di un percorso alternativo per conseguire l’abilitazione legale, visto che sembrano davvero tanti i praticanti italiani che stanno perseguendo la via rumena per farsi riconoscere poi il titolo in Italia.

La problematica è ormai nota da tempo, gli avvocati stabiliti, che si appoggiano al dlgs n. 96/2001 (direttiva 98/5/Ce) per aggirare il complesso esame di stato in Italia e andare in Spagna o, da qualche tempo, in Romania, dove invece l’iter da seguire per diventare avvocati è molto più semplice.

La questione è stata sollevata dalle segnalazioni fatte pervenire al Consiglio dell’ordine di Tivoli, che ha dato mandato di indagare, a scopo semplicemente conoscitivo, in merito alla legittimità e legalità di iscrizione ad Albi degli avvocati Unbar, richiedendo informazioni alle autorità competenti italiane e rumene.

Il 9 aprile scorso è giunta la risposta del Dipartimento degli affari di giustizia di via Arenula, che ha informato l’ordine e il Consiglio nazionale forense di aver fatto seguito “alla nota relativa ai cittadini dell’Unione europea che conseguono il titolo di avvocato in Romania per poi chiedere l’iscrizione in Italia come avvocato stabilito ai sensi del dlgs n. 96/2001″, inviando una richiesta di “informazioni specifiche alle competenti autorità rumene, in base al fatto che effettivamente sembrerebbe sussistere, accanto a un percorso legittimo e regolare per diventare avvocato in Romania, un percorso alternativo privo di legittimità, presumibilmente facente capo alla Unbar parallela facente capo a Pompiliu Bota”.

Va ricordato che la cosiddetta “via rumena” ha preso piede soprattutto negli ultimi mesi mentre quella spagnola è ormai famosa ed è battuta da anni dagli avvocati, o aspiranti tali, italiani. Gli ordini forensi hanno preso piuttosto male la situazione e sono letteralmente sul piede di guerra contro gli “abogados” ma il apradosso è che hanno le mani legate in merito. Mani legate che non ha l’Antitrust che per questo motivo ha optato per dare il via ad una indagine su alcuni Consigli che impongono paletti all’accesso all’albo.

Per capire meglio il fenomeno che stiamo trattando basti pensare che solo nel mese di gennaio, al Consiglio dell’ordine di Milano, sono state inviate 270 istanze di iscrizione all’albo degli avvocati stabiliti da parte di abogados, mentre a Roma se ne sono accumulate addirittura più di 900 nel solo 2012.

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