Il concorso a cattedre, fortemente voluto dal ministro dell’Istruzione Profumo, non è sicuramente stato quel concentrato di innovazione e trasparenza che doveva essere nelle premesse, almeno questa è la valutazione serena che si può fare alla luce dei due terzi di concorso svolto. Numerosi sono stati i ricorsi, i dubbi, le critiche; il Miur ne è sempre uscito male basti pensare che il Tar ha abilitato al test prima, agli scritti poi, qualcosa come oltre 7000 candidati, sovvertendo di fatto gli esiti reali delle prove, sfiduciando così un sistema di valutazione che aveva già lasciato perplessi prima del suo impiego.

Se le polemiche riguardanti il test di preselezione erano legate alla soglia di 35/50 ritenuta incostituzionale, per la prova scritta sono state sollevate problematiche differenti; da subito, infatti, molti si sono accorti che la possibilità che le griglie di valutazione potessero essere diverse di regione in regione ed affidate alla discrezionalità delle commissioni sarebbe potuto essere penalizzante, ma soprattutto non avrebbe in alcun modo garantito l’equità nei giudizi.

Così a riguardo è intervenuto direttamente il ministro Profumo che ad orizzonte scuola ha rilasciato questa dichiarazione “i vincitori emergono sulla base di una graduatoria regionale, per cui la comparazione avviene all’interno di una comunità valutata nell’ambito di una commissione regionale. Se noi pensassimo di avere una sola commissione nazionale, i tempi di espletamento di un concorso sarebbero molto lunghi e difficilmente si arriverebbe ad una convergenza di giudizio comune. Io credo che in realtà oggi ci sia un discreto equilibrio. Poi, è ovvio, le commissioni sono costituite da persone e ognuno ha un metro di giudizio diverso”.

Dunque per il ministro è un fatto soprattutto di tempistiche, di praticità e semplificazione dell’organizzazione ma è evidente che la fretta non è mai buona consigliera e questa spiegazione lascia più di una perplessità anche perché se si è arrivati a questo punto è a causa della lentezza e dell’impreparazione del Miur nel gestire la mole di candidati che si sono presentati ai nastri di partenza del concorso a cattedre.

Sono proprio queste le settimane in cui gli USR hanno iniziato a comunicare i risultati riguardanti le prove scritte del concorso. La comunicazione dell’ufficio scolastico regionale ha valore di notifica a tutti gli effetti,  va però sottolineato che i candidati richiedono, giustamente, di conoscere la votazione raggiunta, soprattutto coloro che non sono stati ammessi così che possano valutare come agire, se intraprendere la via di un ricorso.

Mentre il voto viene reso noto per tutti coloro che superano la prova, come del resto recita il bando “6. I candidati ammessi alla prova orale ne ricevono comunicazione a mezzo di posta elettronica all’indirizzo comunicato nella domanda di partecipazione al concorso, con l’indicazione delle votazioni riportate in ciascuna delle prove di cui agli articoli 7 e 9, della sede, della data e dell’ora di svolgimento della loro prova orale. La mail è trasmessa ai candidati almeno venti giorni prima della data in cui essi devono sostenere la prova orale” coloro che sono respinti non sempre ne hanno facoltà.

Per i candidati non ammessi all’orale, visto che il bando non fornisce alcuna spiegazione in merito al loro trattamento, non hanno che una possibilità; cioè inviare una richiesta di accesso agli atti  (Legge 07.04.1990, n. 241 art. 22) da inviare all’USR di riferimento.

Il sistema delle griglie non fa acqua solo da questo punto di vista; infatti stanno emergendo le prime questioni problematiche come quelle legate alla griglia di valutazione della Regione Puglia. Qui quella relativa alla prova scritta della scuola primaria , appare sorprendente e discutibile; infatti, non è possibile attribuire punti a variabili, fissate a posteriori che, pur coerenti con la traccia, non sono stati richieste espressamente.

I “riferimenti a ricerche nazionali ed internazionali”, premiati in maniera eccessiva, diventano causa di ingiusta penalizzazione per quei candidati che, pur avendo svolto l’argomento centrandolo, pur avendo scritto in modo chiaro ed esaustivo, in ragione di questa penalizzazione, possono difficilmente sperare di superare la prova.

Chi non ha citato queste famose ‘ricerche nazionali, internazionali ed interdisciplinari’, che sembrerebbero costituire un vero e proprio criterio personalizzato; infatti avrà una decurtazione di ben tre punti su dieci, per ciascuna domanda.

Molti concorrenti sono furibondi per questo metro di giudizio ritenuto giustamente inaccettabile, e per questo motivo si stanno mobilitando per rendere nota questa situazione talmente negativa da sembrare surreale. L’augurio è che l’USR Puglia abbia il buon senso di rivedere la griglia adottata, anche perché i moltissimi candidati ingiustamente penalizzati non rimarranno passivi, visti anche i precedenti favorevolissimi di quanti hanno tentato il ricorso, vincendolo.


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