Domenica 24 marzo il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha firmato il decreto istitutivo del tirocinio formativo attivo, versione speciale dedicata a quasi 75 mila docenti precari con almeno 3 anni di servizio svolti dall’anno scolastico 1999/2000 al 2011/2012, che consentirà loro di ottenere l’abilitazione all’insegnamento di cui al momento sono sprovvisti. Il decreto cambia ed integra il regolamento n. 249 del 2010, sulla formazione del personale docente.

Il decreto organizzativo si avrà solamente dopo Pasqua, dunque stanno per cominciare i tanto desiderati corsi abilitanti rivolti ai docenti che in questi ultimi anni hanno consentito alle scuole di funzionare, le buone notizie, però, sono finite qui; infatti i docenti non avranno la possibilità di partecipare tutti insieme e subito e, dopo averla conseguita, la loro abilitazione avrà un valore minore rispetto a quella rilasciata ai partecipanti ai Tfa ordinari.

Il Miur non vuole ripetere l’esperienza di dover gestire decine di migliaia di richieste nello stesso tempo, e così, come ha aveva annunciato già il 22 marzo scorso, il capo dipartimento dell’istruzione, Lucrezia Stellacci, alle organizzazioni sindacali velocemente convocate il giorno prima, potranno essere indette da qui al 2014/2015 fino a tre tornate di corsi, fra le quali saranno suddivisi gli attuali aspiranti. Va ricordato che le tempistiche di presentazione delle domande sono vincolate a quelle di rilascio del visto di registrazione della corte dei conti.

Per fissare l’ordine di partecipazione, prima novità, i docenti dovranno effettuare dei test simili a quelli proposti ai Tfa ordinari, privi però del carattere di selettività, e saranno strutturati sulla base del punteggio ottenuto, da zero a trentacinque. Chi otterrà un punteggio minore parteciperà al corso più lontano nel tempo, nel caso di discipline che vantano pochi iscritti sarà possibile riunire i partecipanti in un unico corso e farlo iniziare immediatamente.

Anche questi, però, dovranno eseguire i test, il cui esito contribuirà, come per gli altri abilitandi, a creare la valutazione complessiva, sommandosi ai punti per le verifiche in corso d’opera dei crediti conseguibili, da 30 a 50, e ai 15 punti della prova finale. L’abilitazione si raggiunge con almeno 60/100, ma, ed è la seconda novità, varrà meno di quella dei Tfa ordinari, come richiesto dalla settima commissione istruzione della camera dei deputati.

Il ministro Profumo, per organizzare la tornata dei test e diversificare il valore dell’abilitazione, ha impiegato due altri provvedimenti, uno agisce sui tempi e l’altro modifica la tabella riguardante ai punteggi allegata al regolamento n. 131 del 2007 sulla attribuzione delle supplenze. I due provvedimenti, in tempi ordinari, avrebbero dovuto intraprendere lo stesso iter dei provvedimenti originari, ma i nostri non sono tempi ordinari.

Sul primo, infatti, non sono stati acquisiti i pareri di Consiglio di stato, consiglio universitario nazionale, consiglio  nazionale degli studenti universitari e commissioni di Camera e Senato, né sul secondo è stato rilasciato il parere obbligatorio del Consiglio di stato.  Il ministero si è detto pronto solamente dopo Pasqua però. Ci sono dunque forti perplessità che le ultime novità del ministro Profumo possano essere accolte e le avvisaglie si sono avute immediatamente leggendo le reazioni fortemente negative di tutte le organizzazioni sindacali.

Le novità genererebbero danni ai docenti partecipanti ai Tfa speciali, nella fattispecie a quelli che prenderanno parte ai corsi successivi al primo e che non potranno usufruire del punteggio dell’abilitazione per integrare quello di iscrizione nelle graduatorie delle supplenze, poiché l’aggiornamento è fissato per l’anno prossimo. Tutti poi subiranno il danno di vedersi attribuiti, in sede di revisione della loro posizione nelle graduatorie di seconda fascia, meno punti di quelli accreditati ai docenti che hanno superato i corsi ordinari, anche se il titolo conseguito è il medesimo e consente i medesimi sbocchi professionali.

Non è da escludere quindi che insieme ai Tfa si generi anche l’ennesimo contenzioso giudiziario, motivato dalla frettolosità dei nuovi provvedimenti e la lesione della par condicio tra docenti che partecipano ai corsi per primi e gli altri, e tra partecipazione ai Tfa speciali e a quelli ordinari. Senza contare le carenze procedurali.

 


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