La toppa, a volte, è peggio del buco. Tutti i candidati con il fiato sospeso per le correzioni delle prove scritte e, come confermato nei giorni scorsi, gli esiti del secondo gradino della grande corsa alle cattedre verranno resi noti nell’arco di massimo un trimestre.

Al momento, dunque tutte le Commissioni d’Italia sono al lavoro per la correzione degli oltre 11mila elaborati svolti nel mese di febbraio, infine portati a termine dopo mille tribolazioni, tra lo slittamento improvviso causa neve e le incursioni della giustizia amministrativa con la riammissione sentenziata dal Tar.

Ciò che, ora, preme a tutti gli aspiranti docenti è sapere se, tra le varie regioni, verranno utilizzati criteri uniformi oppure no: insomma, si sta cercando di capire se tra le varie Commissioni si adotti il medesimo metro di valutazione. Oltretutto, il timore diffuso è che anche tra le varie materie potrebbero emergere disparità o giudizi incongrui tra elaborati simili ma svolti in località differenti.

A questo proposito, arriva la denuncia dei partecipanti alla selezione per la scuola dell’infanzia nella regione Umbria, dove i docenti designati del ruolo di esaminatori hanno stilato un elenco di parametri per trarre un giudizio più oggettivo possibile dei test svolti dai candidati, senonché è venuto a galla come gli stessi membri della commissione abbiano sbagliato i conti nel compilare le loro voci di valutazione.

A quanto è emerso, infatti, sembra che i criteri evidenziati dall’organo di correzione delle prove scritte in funzione in Umbria non rispecchino le indicazioni ministeriali di un esito complessivo di massimo dieci punti, ma solo di nove. Insomma, nonostante le migliori intenzioni di rendere noto uno strumento per garantire la trasparenza e l’imparzialità del consesso di valutazione, è stata fatta una figuraccia doppia, poiché sono state disattese le regole di base per la correzione degli scritti.

E tutto ciò, è avvenuto nonostante, negli ultimi tempi si sia caldeggiato da più parti l’emanazione di un decreto ad hoc per la valutazione omogenea degli scritti. Dunque, continuano le polemiche attorno al concorso a cattedre, quando siamo a “due terzi” della scrematura degli oltre 300mila candidati per un posto da insegnante.

Con il margine rimanente, Commissioni giudicatrici e Ministero farebbero meglio a risparmiarsi nuovi scivoloni, essendo ormai agli sgoccioli il tempo concesso per la selezione dei candidati. Se i risultati degli scritti dovrebbero essere resi noti a giugno, infatti, restano davvero poche settimane per completare l’iter concorsuale e immettere in ruolo i primi 7000 insegnanti già dal prossimo settembre, così come preventivato dallo stesso vertice del Miur.

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