Nonostante la situazione di stasi politico-istituzionale, venutasi a creare a seguito delle elezioni politiche, restano in calendario importanti scadenze a breve termine, alcune delle quali riguardano da vicino i dipendenti della pubblica amministrazione.

A giorni, e comunque entro il mese di marzo dovrebbe infatti essere varato il decreto di attuazione che arriverà a stabilire i nuovi parametri per stipendi individuali, indennità di vacanza e, soprattutto, il blocco di contrattazione per quest’anno e per il 2014.

Si tratta, nella fattispecie, di una delle misure inserite nella spending review della scorsa estate, decreto legge 52 del 7 maggio 2012, convertito nella legge 94 del 6 luglio 2012. Da quel provvedimento, infatti, è iniziata la stretta governativa sull’architettura del pubblico impiego, a partire dagli esuberi, per proseguire coi tagli alle piante organiche fino alla ridefinizione dei regimi contrattuali e di alcuni benefit – vedi i buoni pasto – concessi a lavoratori della PA. 

In realtà, è già dal 2010 che si affronta il nodo del blocco alle buste paga, che coinvolge 3,3 milioni di lavoratori, quando, in prima battuta, vennero congelate sia le proroghe che eventuali riconoscimenti economici aggiuntivi fino al 2012. Da lì, poi, si passò al decreto legge 98/2011, dove si avanzò la proposta di allungare lo stop fino al 2014. Quindi, ecco lo step successivo della revisione di spesa operata dal governo Monti, in linea coi criteri già precedentemente evidenziati, senonché entro il 31 dicembre 2012 non è arrivato, come previsto, il provvedimento definitivo, che dunque dovrà completare una corsa contro il tempo per scongiurare il deflusso di risorse verso gli obblighi contrattuali precedentemente pattuiti.

Così, nonostante l’attività governativa sia prossima al passaggio del testimone – se un governo, naturalmente, riuscirà a vedere la luce – ciò non può arrestare l’iter di realizzazione per alcune delle riforme più stringenti rivolte verso l’esercito dei pubblici dipendenti.

A questo proposito, è l’Aran a ospitare, proprio in queste ore, il tavolo di negoziazione per definire i caratteri di un accordo che, comunque, dovrà arrivare entro il mese di marzo, visto che quello sarà il termine ultimo per evitare la contribuzione dell’indennità di vacanza a quei lavoratori i cui rapporti contrattuali sono esauriti da tempo.

Sempre presso il medesimo ente, sono in corso le discussioni per definire il nuovo range entro cui inscrivere i contratti a termine della PA, prorogati per sette mesi dalla scadenza dello scorso 31 dicembre 2012.

Resta, comunque, qualche grana da risolvere, riguardo i contratti integrativi tra Regioni ed enti locali, così come stabilito dalla legge Brunetta. Diversamente da quanto previsto, gli accordi a livello locale non sono stati uniformati nel nuovo quadro di competenze stabilito a livello centrale e questo potrebbe precludere il riconoscimento di ulteriori indennità non incluse nella normativa vigente a livello statale. Insomma, nonostante il governo in carica si appresti a chiudere il suo mandato, senza sapere bene a chi lascerà il posto, le vicissitudini dei dipendenti della PA proseguono.

 

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