La notizia era nell’aria, proprio come la neve che ha messo definitivamente in ginocchio il claudicante concorso a cattedre; il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, questa mattina, ai microfoni del TG1 ha spiegato che le prove scritte, che avevano subito il rinvio sabato scorso, sono state “riprogrammate al termine delle prove previste, con lo stesso calendario”. Ulteriori informazioni, naturalmente, verranno rese note nell’avviso che  domani dovrebbe comparire sul sito del Miur.

All’atto dei fatti, ciò che risulta certo e confermato è che le prove scritte riprenderanno a svolgersi, seguendo la normale calendarizzazione a partire da mercoledì 13 febbraio, mentre i due scritti dell’11 e del 12 febbraio, che riguardano le classi di concorso dell’infanzia, della primaria, A017 e A033, verranno recuperate a partire dal 21 febbraio, ossia al termine del calendario ufficiale degli scritti.

Questo, tuttavia, non vuol dire che necessariamente debbano essere recuperate nei giorni immediatamente successivi, la concomitanza delle  elezioni, infatti, rende la cosa piuttosto complessa; quello che accade più semplicemente è che a partire dal 21 febbraio ogni data sarà utilizzabile per far recuperare le prove. La previsione è facile che ricada nei giorni fra il 26 e il 28, visto che l’obiettivo è di riuscire a correggere la mole delle prove entro marzo.


I candidati coinvolti in questo disagio non possono far altro che attendere domani per aver maggiori delucidazioni su come il Miur intenderà muoversi per far fronte a questo imprevisto che se da una parte consente ai concorrenti di guadagnare qualcosa in fatto di preparazione dall’altro ha sicuramente rappresentato una perdita economica visto che in molti avevano prenotato voli e quant’altro per spostarsi nelle città in cui sostenere l’esame.

Non fossero stati sufficienti i ricorsi al Tar che già molti malumori avevano generato, oltre comprensibili disagi visto la quantità di nuovi candidati ammessi con riserva, oltre 7 mila, ci si è messa la tempesta di neve a rallentare un concorso che continua a perdere colpi e a preoccupare chi vi partecipa, quegli 11.542 posti fissi nell’istruzione italiana sembrano stregati.


1 COOMENTO

  1. Gli scritti possono essere rinviati quanto vogliono, tanto non è questo il problema.Chi deve vincere il concorso si sa a priori. Figuriamoci se una commissione di tre persone per ogni classe di concorso si metterà seriamente a leggere 500 elaborati! Ma stiamo scherzando? La commissione porrà grande attenzione solo agli elaborati di chi deve vincere il concorso. Inoltre, dalla formazione delle commissioni del concorsone che sono alquanto esigue, lo stato potrebbe farsi venire l’idea di risparmiare anche nei prossimi esami di maturità. Visto che una commissione costituita da un presidente e due commissari sarebbero in grado di esaminare un numero di 500 candidati, che si adotti lo stesso sistema agli esami di maturità. Se in un liceo classico, per esempio, ci sono cinque quinte, con un totale di 130 alunni ,allora si potrebbe formare una sola commissione con tre esterni più il Presidente e tre interni che ruoterebbero a seconda delle sezioni di appartenenza. In questo modo lo stato risparmia e non getta veleno nel reperire i commissari che ogni anno sono un problema. Insomma, poche commissioni che esaminano, però ,un numero maggiore di candidati ,cosi come si sta dimostrando possibile nel concorsone del 2013.

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