Corrompere etimologicamente proviene dal latino “cum” e “rumpere”, cioè “rompere insieme”, quindi in senso figurato, rompere con qualcuno un patto; una regola. Il piano anti-corruzione individua le regole che non devono essere “rotte” e chi deve farle rispettare; infine “come” si controlla che non siano “rotte”.  Il piano di prevenzione della corruzione è stato già approvato dal Consiglio Comunale del Comune di Pietraperzia (EN).  Nel Comune di Caltanissetta (CL) è stato trasmesso con parere favorevole dalla Giunta Comunale per la approvazione da parte del Consiglio Comunale.

Il termine di approvazione del 31 marzo 2013 (differito dall’art. 34 bis, co. IV, d.l. 18 ottobre 2012, n. 179) conferma l’obbligo di redigere l’atto programmatico in tempi celeri. La legge anticorruzione (legge 190 del 2012) non fissa nuove regole di legalità, ma si preoccupa di farle rispettare. Essa, per la prima volta, è indirizzata principalmente agli uffici. L’indicazione delle materie e settori particolarmente esposti alla corruzione, oltre ad essere fissata in alcuni ipotesi dalla legge in modo tassativo, è rimessa alla valutazione ponderata dei dirigenti che potranno in tal modo “adeguare” il piano alla realtà del proprio Ente. La formazione costituisce un parallelo caposaldo del piano anti-corruzione; essi sono estremamente collegati; i dipendenti pubblici vanno formati e seguiti nell’adempimento delle materie e settori particolarmente esposti alla corruzione. Nel piano s’instaura un rapporto diretto tra il cittadino e il Comune; egli controlla le decisioni assunte dal Comune, tramite i dati pubblicati nel sito web del Comune; ma segue l’iter istruttorio del proprio procedimento amministrativo. La tracciabilità del procedimento amministrativo costituisce un obbligo del piano, ma anche la digitalizzazione dello stesso; l’utilizzo della posta elettronica certificata; gli uffici che non devono più utilizzare la carta per scriversi tra loro; il controllo dei tempi. Ruolo fondamentale, nel piano di prevenzione della corruzione, assume il Segretario Comunale (o altro Funzionario motivatamente nominato in alternativa), che redige il piano, ne controlla l’attuazione e relaziona al Consiglio Comunale per verificare gli scostamenti da quanto programmato.

I Dirigenti monitoreranno l’attuazione del piano, verificando il rispetto dei termini e l’utilizzo della posta elettronica quale metodo di dialogo con i cittadini; analizzeranno le attività a rischio corruzione; e diventano artefici del controllo di gestione, nel senso di proporre i procedimenti (obiettivi e indicatori); propongono la formazione dei propri dipendenti; e soprattutto controllano se sono commessi illeciti e applicano le sanzioni.


In tale contesto l’Organo indipendente di valutazione (o nucleo di valutazione) espleta un ruolo di verifica e corretta applicazione del piano. Tutto ciò è collegato con il raggiungimento dei risultati e lla attribuzione delle indennità di risultato.

Il piano è redatto in modo tale da non essere una mera indicazione di principi, ma detta una serie di vincoli operativi (non solo sui controlli e le sanzioni, ma anche creando una ceck-list di azioni che garantiscono l’attuazione del piano). Il problema nascerà con la attuazione in quanto l’Ente deve essere dotato di strutture informatiche adeguate, di risorse economiche per la formazione, di una mentalità adeguata. Si renderà necessaria una grande buona volontà di tutti quelli che operano nel settore.

Si rinvia alla sotto citata relazione di accompagnamento al piano che ne illustra il contenuto; in esso sono citate le norme, i codici etici e protocolli di legalità approvati nei sopra citati Comuni. Le norme della Regione Siciliana citate, hanno il medesimo tenore di quelle nazionali (tuel 267/2000).

Relazione al piano anticorruzione

Piano Anticorruzione

 


CONDIVIDI
Articolo precedenteInail: il 31/1 scade la polizza per casalinghe e casalinghi
Articolo successivoPartite in diretta gratis su internet: il Gip di Milano sequestra i siti

1 COOMENTO

  1. Bene! E’ bello che qualcosa si muova! Tuttavia, in base a quanto sancito dalla L. 190/2012, i Piani Triennali per la prevenzione della corruzione dovrebbero essere adottati dagli enti pubblici seguendo le linee guida individuati dal Piano Nazionale Anticorruzione, che deve essere ancora elaborato dal DFP e approvato dalla CIVIT. Inoltre, devono ancora essere definite le intese in sede di Conferenza Unificata, che dovrebbero indicare le modalità di attuazione, negli enti locali, delle nuove previsioni di legge Sono curioso di leggere il contento del Piano, per farmi una idea del vostro (comunque meritevole) lavoro di prevenzione dell’illegalità nella pubblica amministrazione.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here