Si terrà questa mattina dinanzi alla Prima sezione del TAR Lazio, l’udienza pubblica nel procedimento che ha per oggetto il ricorso avverso la delibera del Consiglio di Presidenza della Giustizia Amministrativa (CPGA) recante disposizioni per l’assegnazione dei fascicoli di causa all’interno delle singole sezioni.

Il procedimento, pendente dal 2004, ha suscitato e suscita tuttora particolare attenzione in quanto verte su una vicenda importante e molto delicata, che vede coinvolti e contrapposti molti esponenti della giustizia amministrativa.

Ripercorriamo brevemente la vicenda. Il 1 luglio 2004 il CPGA ha approvato con delibera la modifica dei criteri di riparto del carico di lavoro tra i magistrati delle varie sezioni dei Tribunali Amministrativi Regionali. Scopo dell’intervento, in un’ottica di trasparenza ed ottimale esercizio delle funzioni istituzionali di giustizia, era anche quello di evitare una qualsiasi possibilità, per le parti del giudizio, di influire in qualche modo sull’assegnazione della causa.


A tal fine è stato individuato come metodo più idoneo quello dell’estrazione a sorte per attribuire ai singoli magistrati “pacchetti” di fascicoli omogenei, preventivamente formati dai Presidenti di sezione. Con una successiva delibera del 11 marzo 2005 poi, il CPGA è nuovamente intervenuto introducendo un secondo criterio alternativo di assegnazione dei fascicoli, sempre basato sul metodo dell’estrazione a sorte.

Entrambe le delibere sono state impugnate dinanzi al TAR da singoli magistrati i quali hanno, in primis, lamentato l’incompetenza del CPGA a statuire sulla materia e, in secondo luogo, contestato nel merito la bontà dei criteri di assegnazione scelti. Una delle doglianze più significative riguarda la circostanza per cui, con le delibere oggetto di ricorso, il Consiglio di Presidenza avrebbe privato i Presidenti di Sezione di un potere esclusivo e discrezionale, quello di organizzare il carico di lavoro scegliendo personalmente i relatori dei singoli procedimenti.

Di contro, le delibere del CPGA sono state ben accolte da una parte della magistratura rappresentata dall’Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi (ANMA) la quale si è schierata a difesa dei criteri di assegnazione impartiti. Alla base atto di intervento ad opponendum, la convinzione che sia necessario garantire una equa ed oggettiva distribuzione del carico di lavoro all’interno delle sezioni, risultato pienamente ottenuto con le delibere oggetto di impugnazione.

La questione, a distanza di 8 anni, è ancora aperta. Solo nei prossimi giorni sarà possibile conoscere qualche ulteriore dettaglio sulla prosecuzione di questa interessantissima vicenda che ha investito la giustizia amministrativa e che, a giudicare dagli ultimi rinvii, non promette una definizione in breve tempo.


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