Sotto il sole della nuova riforma del lavoro la certezza è una sola: non esiste una strada sola per le istanze di reintegro. Dopo la prima sentenza emanata a Bologna, che indicava per il lavoratore licenziato il diritto a riprendersi il posto, da Milano ne arriva una di segna esattamente opposto.

E’ stato il Tribunale del lavoro meneghino, infatti, a dichiarare come insussistente il diritto al reintegro, pur nella non legittimità del licenziamento comminato al dipendente.

A fare da specie, la vertenza che riguardava un lavoratore addetto a un appalto, poi improvvisamente cessato. Quel che più conta, però, è che, nel caso esaminato, il ritorno sul posto di lavoro non è stato interpretato come diretta conseguenza del sollevamento incongruo dall’incarico.


Esclusa, per il soggetto coinvolto, anche la possibilità di vedersi collocato ad altra mansione o funzione sempre nello stesso ambiente di lavoro.

Secondo l’analisi degli esperti, qualora un caso simile fosse pervenuto all’attenzione del Tribunale prima dello scorso 18 luglio, quando, cioè, è diventata legge dello Stato la riforma Fornero, l’esito del procedimento sarebbe stato opposto.

Dunque, anche qualora l’autorità giudiziaria ravvisi l’illiceità dell’interruzione del rapporto di lavoro, non è automatico che a questa sentenza consegua il ritorno all’occupazione precedentemente svolta o a una affine.

Ne consegue che il diritto al reintegro non vada in alcun modo collegato alla legittimità o meno dell’atto di licenziamento, poiché viene inteso come collegato, ma non corrispondente, alla decisione di interruzione del rapporto di lavoro.

Non è un caso, infatti, che il datore di lavoro sia stato condannato, in chiusura di dibattimento, al risarcimento del lavoratore, ma non alla sua riassunzione completa, come avvenuto invece a Bologna.

Dunque, il panorama post riforma Fornero è molto, forse troppo, variegato e scivoloso: saranno le situazioni contingenti a determinare il diritto al reintegro o meno del lavoratore ingiustamente licenziato che ha sporto ricorso.

Uno scenario che getta ancora più incertezza sulla posizione occupazionale di moltissimi dipendenti, anche nel caso si rivolgano al giudice essendo certi di spuntarla contro il datore di lavoro. Ma questo, a conti fatti, è lo spirito della riforma Fornero, che forse il Tribunale di Milano ha interpretato in maniera più fedele, di fronte alla nuova stesura dell’articolo 18, anche se il caso empirico di due sentenze opposte su due emanate è indubbiamente un segnale preoccupante anche per il trattamento della materia sul fronte giudiziario.


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