Scaricare dalla dichiarazione dei redditi scontrini e ricevute dell’idraulico, dell’elettricista, del meccanico, del parrucchiere, del fornaio. Un sogno? Forse non più. Lo rende possibile un emendamento presentato dal relatore di maggioranza Giuliano Barbolini (Partito Democratico) all’interno della delega fiscale la cui votazione è prevista in Senato per mercoledì o giovedì. L’emendamento in questione è passato alla Commissione finanze di Palazzo Madama assieme ad un altro che prevede l’annullamento automatico delle cosiddette “cartelle pazze” in caso di mancata risposta dall’amministrazione contestatrice decorsi 220 giorni.

Il Governo, inizialmente contrario al contrasto di interessi (così detto perché rende non conveniente per il cliente  rivolgersi a venditori che non emettono ricevuta), ha infine accettato l’emendamento in materia dopo la sua riformulazione, che prevede di concentrare gli eventuali bonus fiscali solo laddove le spese dei contribuenti riguardano beni e servizi forniti da operatori generalmente a rischio di evasione (e, comunque, tenendo sempre presenti le esigenze di copertura finanziaria).

L’ultima versione corretta alla luce delle note di Palazzo Chigi delega l’esecutivo a “emanare disposizioni per l’attuazione di misure finalizzate al contrasto di interessi fra contribuenti, selettivo e con particolare riguardo alle aree maggiormente esposte al mancato rispetto dell’obbligazione tributaria, definendo attraverso i decreti legislativi le più opportune fasi applicative e le eventuali misure di copertura finanziaria”. Necessario dunque attendere la fase di attuazione del provvedimento per verificarne l’effettiva operatività.


L’intervento è pensato allo scopo di ridurre l’evasione fiscale, su cui l’Italia detiene un triste primato. Se è possibile scaricare ogni tipo di spesa effettuata, allora dovrebbe essere conveniente per il contribuente richiedere sempre ed in ogni caso lo scontrino o la ricevuta. È questo il ragionamento che sta dietro il provvedimento. Sennonché un suo successo non è così scontato. Innanzitutto bisogna effettivamente vedere a quanto ammonta la detrazione concessa. Per essere davvero efficace, il beneficio fiscale deve essere molto conveniente, quanto meno superiore all’Iva sul bene o sul servizio acquistato. Se, ad esempio, il bonus è inferiore al 21% dell’aliquota Iva, al commerciante basta applicare un prezzo al netto dell’Iva perché l’acquisto sia conveniente in nero per entrambe le parti.

In secondo luogo, ma non per importanza, vanno fatti i conti con il proverbio che recita “Meglio un uovo oggi (uno sconto subito, pagando in nero) che una gallina domani (una detrazione, magari anche maggiore dello sconto sul nero, ma tra 6 mesi o 1 anno)”.

Fortemente contrario, nonostante la riscrittura dell’emendamento che ha portato al via libera dell’esecutivo, rimane il Sottosegretario all’economia Vieri Ceriani: “le situazioni di deducibilità o di detraibilità di spese già previste si sono rivelate fallimentari sia dal punto di vista dei risultati della lotta all’evasione che dal punto di vista del bilancio dello Stato”. Sulla stessa posizione anche l’autore del fortunato libro sugli “Evasori d’Italia”, Giuseppe Bortolussi della Cgia di Mestre, che ha esaminato a titolo di esempio le deduzioni edilizie introdotte dal primo Governo Prodi nel 1998.

Bortolussi ha studiato la relazione tecnica del provvedimento in questione. Essa “ci dice che l’introduzione delle detrazioni Irpef, ovvero di un meccanismo che a tutti gli effetti rientra nel cosiddetto contrasto di interessi, nel 2011 ha riguardato circa 8,4 miliardi di spese annue e grazie allo sconto fiscale i risparmi per i cittadini sono stati di circa 3 miliardi di euro all’anno”. Il risultato però, stando ai calcoli dell’Associazione degli artigiani e delle piccole imprese di Mestre, sarebbe abbastanza deludente: “Facendo emergere una gran parte del nero che si annida nell’edilizia, questi 3 miliardi di sconto dovrebbero essere recuperati grazie al gettito sulle transazioni emerse. In realtà, si stima un recupero di soli 627,3 milioni di euro, per cui la misura costa alle casse dello Stato 2,4 miliardi”.

Lo studio, tuttavia, si limita al settore edilizio che, seppur molto importante, non può essere preso come unico metro di misura della validità di un simile provvedimento. È possibile che il risultato negativo emerso per l’edilizia si ripeta anche sul fronte degli scontrini e delle fatture più piccole, ma è possibile anche il contrario.

Il problema, alla fine si riduce ad un calcolo molto semplice: solo se gli sconti fiscali garantiscono un’emersione di sommerso sufficiente a compensare il mancato gettito che deriva dagli stessi, essi si ripagano ed inaugurano un circuito virtuoso tra lo Stato ed i contribuenti. È quello che, molto di frequente, è mancato finora.

La delega fiscale prevede anche altre misure importanti uali l’accorpamento delle Agenzie fiscali, la revisione della disciplina del sistema estimativo del catasto dei fabbricati e un monitoraggio annuale dell’evasione fiscale riferita a tutti i principali tributi. Un altro importante capitolo riguarda l’abuso del diritto, l’elusione, il tutoraggio, la semplificazione e la revisione del sistema sanzionatorio e del contenzioso.

Su tutte le questioni la partita è ancora aperta e al Senato si entrerà nel vivo delle discussioni da oggi fino almeno a giovedì 29 novembre. La strada della delega fiscale è cominciata con la presentazione del testo originario del Governo alla Camera il 15 giugno 2012. Montecitorio ha dato il via libera il 12 ottobre. Ora resta da superare l’ultimo snodo fondamentale a Palazzo Madama.


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