Il 15 novembre è stata raggiunta l’intesa tra il gigante inglese dell’industria petrolifera, la British Petroleum, ed il Dipartimento di giustizia degli Stati Uniti con cui verrà chiusa la causa penale relativa a quello che forse si può definire come il più grave disastro ambientale della storia causato dall’uomo. Era il 21 aprile 2010 quando la piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, situata nel Golfo del Messico a circa 60 miglia dalle coste della Lousiana, esplose e sprofondò in mare, provocando la morte di 11 operai presenti nel sito e danni incalcolabili all’ecosistema del delta del Missisippi, a causa di milioni di litri di greggio riversatisi in mare per oltre 87 giorni consecutivi.

La BP pagherà un multa record per un totale di circa 4,5 miliardi di dollari: 4 miliardi in varie tranche nell’arco dei cinque anni seguenti e altre sanzioni per 525 milioni di dollari. Questo per quanto riguarda la compagnia, mentre il Dipartimento di giustizia USA ha messo sotto accusa due ex manager BP per omicidio colposo e un terzo per aver mentito.

Con questo accordo la British Petroleum diventa la società più multata nella storia degli Stati Uniti, superando la sanzione da 1,2 miliardi di dollari comminata al colosso farmaceutico Pfizer nel 2009. La BP ha affidato ad una breve e laconica nota del suo attuale amministratore delegato, Bob Dudley, il suo commento all’intesa siglata: “l’accordo mostra che abbiamo accettato la responsabilità delle nostre azioni. Siamo spiacenti del nostro ruolo nell’incidente”. Il Presidente della compagnia, Carl-Henrich Svanberg, ha ulteriormente commentato l’esito della vicenda: “Riteniamo che l’accordo odierno sia nel miglior interesse di BP e dei suoi azionisti. Rimuove due significativi rischi legali e ci consente di difenderci vigorosamente contro le restanti accuse civili”.


Le cifre finali del risarcimento danni confermano le previsioni della vigilia, che parlavano in effetti di una cifra compresa tra i tre e i cinque miliardi di dollari. La British Petroleum spiega che l’accordo è soggetto all’approvazione della Corte federale USA. Nell’ambito dell’intesa raggiunta, come anticipato dalla BBC, il colosso petrolifero si dichiara colpevole di undici capi d’accusa per negligenza o colpa legate alle 11 vittime dell’esplosione del 21 aprile della piattaforma Deepwater Horizon, che ha causato l’immane fuoriuscita di petrolio per quasi 3 mesi. La compagnia si dichiara anche colpevole di un capo di imputazione per non aver rispettato il Clean Water Act e di un’altra accusa relativa al Migratory Bird Treaty Act. Infine, BP accetta la propria colpevolezza anche per il reato di ostruzione al Congresso.

Oltre alle 11 vittime ed ai danni materiali, risultano incalcolabili i danni complessivi causati all’intero ecosistema del Golfo del Messico, specialmente nella sua regione settentrionale. L’intero assetto naturale della regione subirà ripercussioni per le prossime decine di anni a causa della cosiddetta “marea nera”.

Il disastro, avvenuto a poche decine di chilometri dalle coste di New Orleans, città già semidistrutta dall’uragano Katrina del 2005 (con circa 1.500 morti accertati e centinaia di dispersi), ha messo e continuerà a mettere a dura prova le capacità di ripresa di un’intera economia, quella del delta del Missisippi, fondata in larga misura sulle coltivazioni e, soprattutto, sulla pesca.


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