Alle 14 di ieri le iscrizioni del concorso a cattedre sono state chiuse, praticamente definitivamente, rimarranno aperte infatti solo per chi avrà, entro quella data, inoltrato la domanda che sarà modificabile fino al 21 novembre per inserire i titoli di studio aggiuntivi. Il risultato, ore che le bocce sono ferme, è a dir poco da record; sono 300 mila, infatti, i candidati che tenteranno il test preselettivo che rappresenta il primo step concorsuale per provare ad ottenere uno di quegli 11.542 posti fissipromessi dal ministero dell’istruzione.

Questa affluenza incredibile, che è andata ben oltre le 160.000 unità previste dal ministero, può creare problemi logistici visto che la prima prova è computer based quindi per essere svolta necessita di tecnologie informatiche per ogni candidato. “Non ci risultano – spiega un funzionario del Miur – altre prove di questo tipo non dico in Europa, ma nel mondo”.

Con ogni probabilità sarà la terza settimana di dicembre il periodo in cui verranno letteralmente stipate le date dei test preselettivi, è verosimile pensare ad una 3 giorni di prove, al ritmo di quattro sessioni quotidiane. Il metodo di esame è già noto da tempo, 50 domande in 50 minuti, per una media di una domanda al minuto. Perché sia possibile smaltire in così breve tempo un numero così ingente di candidati si è pensato ad un piano che preveda almeno 25 mila postazioni informatiche dislocate in alcune centinaia di scuole da reperire nei comuni capoluogo e nei principali centri urbani.


Conti alla mano i numeri sono davvero sensazionali, per ogni posto fisso bandito dal concorso ci saranno 25 docenti in lizza, ma è un numero bugiardo se si considera che per ogni regione le classi di concorso mettono a disposizione un quantitativo di posti ben diverso fra loro. La popolazione che si appresta ad affrontare le tappe del concorso è eterogenea, ci sono i precari da sempre, ossia quelli iscritti in graduatoria, e solo loro sono 160mila, a cui corrisponde un numero praticamente pari costituito da tutti i laureati che però non fanno supplenze e magari sono disoccupati od occupati in altre professioni pur avendo i titoli per poter accedere, o per lo meno tentare di accedere all’ insegnamento.

Un numero così nutrito di candidati prevede una risposta adeguata da parte del ministero che dovrà farsi trovare pronto nello schierare commissari, ma soprattutto tecnici informatici, nella quantità opportuna per sostenere le esigenze di tutti. I tecnici ministeriali, inoltre, saranno anche affiancati da quelli della società informatica che avrà in gestione tutto il processo di archiviazione ed elaborazione dei dati. Questo dispiego di forze costerà poco  meno di un milione allo stato, che è poi la cifra stanziata e prevista per l’intera procedura di selezione.

Per gennaio sono previste le prove scritte, ma vista l’affluenza, è più facile salteranno a febbraio, sicuramente però entro l’estate, ricorsi permettendo, si terranno anche gli orali per arrivare così a settembre con le prime immissioni in ruolo previste, e le altre a partire dal 2014.

A capo della macchina organizzativa c’è Lucrezia Stellacci, che è stata la referente anche per il Tfa; la prossima settimana, il 12 e il 13 novembre, lei insieme a tutti gli organizzatori si trasferiranno al Cineca di Bologna, il centro che collabora con il ministero (vedi Tfa), per chiarire tutti gli aspetti informatici di una prova preselettiva che si svolgerà esclusivamente al pc (computer based).


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