La fase di iscrizione al concorso a cattedre è in dirittura d’arrivo. Fra poco più di una settimana, il 7 novembre alle 14, si attiverà la proroga per chi ha ancora la domanda in sospeso, per tutti gli altri il “magico sesamo” si chiuderà. Tutti coloro che sono rimasti al di fuori del concorso, tuttavia, non si sono rassegnati ed essendo stati scartati contro la propria volontà, in base ai criteri richiesti, hanno deciso di unire le forze e formulare il proprio dissenso in un vero e proprio ricorso al Tar.

Si sono impegnati a coordinare questa azione da una parte il Codacons, l’associazione dei consumatori ha infatti raccolto sotto di sé una protesta di oltre 800 insegnanti, dall’altra i sindacati veri e propri, Anief su tutti, che si sono fatti portavoce della frustrazione crescente di una folta popolazione di docenti che si sono sentiti estromessi da quella corsia preferenziale, parole del ministro dell’Istruzione, che il concorso per molti avrebbe potuto rappresentare. “In questa vicenda – dichiara la Cisl – dopo inspiegabili ritardi, è subentrata la fretta e ne è scaturito un bando di concorso che fornisce troppi spunti di un possibile contenzioso”.

Non bastassero questi organismi, persino il Sole 24 ore si è mobilitato pubblicando una guida di come fare per presentare ricorsoal Tar. Dunque la situazione rischia di sfuggire di mano, nel senso che quando questi ricorsi prenderanno corso realmente e cominceranno il loro iter burocratico e giudiziale rischiano di inficiare pesantemente lo svolgimento regolare delle prove, il concorso a cattedre si trasforma così in concorso degli esclusi con tutti i disagi del caso che ne possono derivare.


Le categorie di esclusi, a ben guardare, sono piuttosto numerose del resto; vi rientrano, infatti, tutti coloro che hanno ottenuto la laurea dopo il biennio 2001 – 02, coloro che non hanno conseguito l’abilitazione, mediante SISS, entro il 2008, ultimo anno in cui è stata in vigore per altro, coloro che hanno sostenuto tutto il percorso della SISS ma che non hanno potuto sostenere l’esame abilitante finale che si trovano nella poco piacevole condizione di dover attendere il completamento del tirocinio formativo attivo senza però dover sostenere l’esame di ammissione e con il riconoscimento dei crediti ottenuti.

Oltre a questa già folta e nutrita schiera, ce ne è un’altra esclusa per motivi “legali” e non di curriculum scolastico; sono gli insegnanti con incarico a tempo determinato. Secondo l’art. 2 comma 6 del bando ufficiale del concorso a cattedre non possono partecipare al concorso quegli insegnanti con un incarico a tempo indeterminato presso le scuole statali, tuttavia questo comma sarebbe in conflitto con l’articolo 51, oltre che con il 3 e il 97, della Costituzione secondo il quale “tutti i cittadini dell’uno e dell’altro sesso possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizione di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”.

Questa disparità nella scelta dei candidati, frutto anche di un bando vecchio, redatto, e mai modificato, per un concorso di oltre 10 anni fa hanno creato un clima di risentimento e rabbia che ha generato questa serie di ricorsi che a loro volta contribuiscono ad un clima di poca serenità e grande incertezza. Emergono, ancora una volta, i limiti di questo ministero dell’Istruzione che ha il merito di aver fatto più di altri, ma nella fretta di voler fare ha disfatto ciò che di positivo aveva in mente creando mostri burocratici e grovigli che sarà difficile sciogliere e che congestioneranno la carriera di migliaia di futuri e attuali insegnanti.

 


1 COOMENTO

  1. il ministro profumo non poteva fare di peggio: prima il concorso scandaloso inutile e dispendioso (in un periodo in cui le famiglie fanno fatica ad arrivare a fine mese, è bene sempre ricordarlo a questi nostri politici superprivilegiati), poi l’ipotesi delle 24 ore x i docenti e poi……………………….??? Profumo dimettiti, torna a casa il più presto possibile!!!!!

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