La passione italiana al tafazzismo si arricchisce di un altro, importante episodio, che va a toccare proprio il carattere di massima trasparenza e di modernizzazione dei flussi comunicativi, che il governo ha voluto darsi con gli ultimi, eclatanti provvedimenti, in special modo i concorsi.

L’ultimo autogol del governo, è scolpito nelle pagine del bando di selezione per la nuova guida dell’agenzia digitale italiana, come indicato dal decreto legge 83 del 22 giugno scorso, e poi pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 17 settembre.

Per l’inoltro delle candidature, il nostro “governo 2.0” ha ben pensato di inserire non uno, ma due recapiti email. Da uno dei quali, però, se inoltrerete curriculum vitae e documentazione accessoria, troverete dopo pochi istanti la notifica di errore: indirizzo inesistente.


La casella in questione risponde al nome indicato nel bando di selezione di agenziaitaliadigital@pec.governo.it. Nome accattivante, “digital”, quasi a voler certificare che non solo la propensione dell’esecutivo alla tecnologia è cosa assodata, ma che anche la sua inclinazione internazionale, dopo la pubblicazione del primo comunicato stampa in lingua inglese.

Niente di più sbagliato: va bene che molti cittadini sentono distanti le istituzioni come non mai, ma addirittura affibbiare come “inesistente” una casella che risponde al governo della Repubblica sembra un po’ troppo. E infatti, l’indirizzo corretto non comprende la parola”digital”, ma l’italianissimo “digitale“, di modo che l’indirizzo esatto sarà “agenziaitaliadigitale@pec.governo.it”.

Quanto chiasso per una lettera, si dirà. Eppure, non sono pochi a essere inciampati nella svista dell’indirizzo errato e a trovarsi smarriti di fronte all’inattesa risposta.

Soprattutto, l’erroraccio da matita rossa, è finito pubblicato in Gazzetta ufficiale, fatto che proietta già il bando a una miriade di possibili ricorsi: il solito minestrone all’italiana, dove si invoca la trasparenza, si cerca di utilizzare gli strumenti più in voga per dimostrare di essere al passo coi tempi, e si finisce di fronte al giudice a contestare le inesattezze o le imprecisioni.

Il travaglio di questo bando, poi, è stato tutt’altro che indolore, dal momento che era stato approvato definitivamente lo scorso giugno, ma ha visto scivolare di mese in mese il termine ultimo per aprire la ricerca del nuovo direttore, fino a che il Ministero dello Sviluppo economico non ha pubblicato l’avviso di apertura delle selezioni, il quale, però conteneva un ulteriore svista nell’indicazione di una delega governativa del 13 dicembre 2012, cioè tra oltre due mesi.

La data esatta, manco a dirlo, è quella del 13 dicembre 2011. E la strada dei bandi in Italia pare puntualmente segnata da un destino malevolo: o, più semplicemente, dall’imperizia di una burocrazia sempre più fine a se stessa.


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