Rivoluzione in arrivo nel campo dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente per la misurazione della ricchezza familiare, in grado di consentire l’accesso all’assistenza ed ad una serie di agevolazioni fiscali. Il nuovo Isee è figlio della legge 241 del 2011, conversione del decreto Salva-Italia: il Dpcm di revisione è in dirittura d’arrivo e nelle intenzioni del Governo la riforma partirà nel 2013, affiancata da un potenziamento del sistema dei controlli.

Introdotto nel 1998, l’indice Isee riguarda in media il 30% della popolazione italiana, con punte che possono arrivare fino al 60% in alcune aree del Mezzogiorno. Viene calcolato sulla base di una combinazione tra reddito e patrimonio per mezzo di una scala di equivalenza: si ottiene sommando tutti i redditi dei componenti di un nucleo familiare al 20% del loro patrimonio e dividendo il risultato per alcuni parametri di equivalenza previsti (numero dei figli, presenza di persone disabili, percentuale di disabilità ed altri disagi).

La strada di riforma dell’Isee è stata delineata nell’articolo 5 del “Salva Italia”, in cui è prevista l’inclusione dei redditi esenti d’imposta nel calcolo ed il miglioramento della “capacità selettiva” dell’indice, “valorizzando in misura maggiore la componente patrimoniale sita sia in Italia sia all’estero” e la “differenziazione dell’indicatore per le diverse tipologie di prestazioni”. Lo stesso articolo prevede inoltre l’individuazione di quelle “agevolazioni fiscali e tariffarie nonché le provvidenze assistenziali” che, dal 2013, non potranno più venire assegnate al di sopra di una determinata soglia.


Il calcolo della componente reddituale terrà conto, si diceva, di tutti i redditi esenti d’imposta, come i trattamenti assistenziali e previdenziali, e delle entrate tassate in altro modo, come la cedolare sugli affitti, i premi di produttività e perfino l’indennità di accompagnamento (rimangono fuori, in extremis, la social card ed i voucher). A fronte di un reddito in tal modo accresciuto si accompagna tuttavia, per mitigarne l’impatto, una serie di detrazioni (contrassegnate, quasi tutte, da un limite massimo): gli assegni al coniuge e ai figli, il 20% del reddito da lavoro dipendente o da pensione, le spese per i disabili, una quota degli affitti e una franchigia sulle abitazioni di proprietà. Anche gli interessi derivanti da investimenti in prodotti finanziari avranno un tetto, dato che era impossibile mantenerli legati al rendimento del Btp decennale, ormai dall’estate scorsa lievitato al rialzo con la “febbre dello spread”.

La riforma prevede la rivalutazione del 60% della prima casa, ai fini Imu. Una batosta per il contribuente, nonostante che il nuovo Isee consideri “solo” il 75% del patrimonio immobiliare così rivalutato (a cui detrarre, eventualmente, la parte di mutuo ancora da estinguere). Inoltre, nel calcolo entrerà anche il patrimonio estero e quello mobiliare: conti correnti, investimenti e partecipazioni societarie, fatta salva l’introduzione di una soglia minima sotto la quale scatta l’esenzione.

Ma non ci sono solo novità negative. È prevista l’introduzione di una franchigia che, distinguendo all’interno dei componenti familiari tra disabilità media, grave e non autosufficienza, permetterà negli ultimi due casi una larga deduzione delle spese dovute a tale condizione di svantaggio. Nuove maggiorazioni della scala di equivalenza daranno maggiori sgravi fiscali alle famiglie numerose con figli minorenni, in particolare con meno di tre anni. Fa la sua comparsa anche un nuovo “Isee solidale”, per cui chi ha perso il lavoro potrà richiedere – ai Caf, all’Inps o presso appositi sportelli dei Comuni – il proprio indice attuale (con i dati, per esempio, derivanti dalla cassa integrazione o dalla totale mancanza di reddito) e non quello relativo alle condizioni reddituali certificate (risalenti a due anni prima).

Infine, sul terreno dei controlli, è prevista un’intensificazione dell’attività di vigilanza fiscale dell’Agenzia delle Entrate che, sulla base di liste selettive, effettuerà verifiche della posizione reddituale e patrimoniale delle famiglie di appartenenza dei soggetti beneficiari di prestazioni.


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