Conto alla rovescia per la sanatoria 2012: dal 15 settembre sarà infatti possibile inoltrare le domande. Basteranno dunque mille euro per regolarizzare i lavoratori immigrati non in possesso di valido permesso di soggiorno? Non proprio. Le prime specifiche tecniche sulla modalità di domanda e di saldo degli oneri per la sanatoria 2012, riservano qualche brutta sorpresa ai diretti interessati.

Per come era stata anticipata, infatti, la nuova misura salva immigrati doveva essere la panacea per le condizioni di clandestinità e per i datori che avevano approfittato della presenza degli irregolari: mille euro, un conguaglio fiscale sui contributi non versati e passa la paura, il lavoratore è regolare e il somministratore non incorre in sanzioni di alcun genere.  Quasi una salva-processi del lavoro nero, che di fatto interviene senza punire chi ha sfruttato manodopera illegale sul luogo di lavoro.

Ora, però, si inizia a intuire come il conto non sarà poi proprio leggero per chi ha deciso di mettere a norma i propri lavoratori dal permesso scaduto. Innanzitutto, i mille euro una tantum per la regolarizzazione andranno pagati in anticipo rispetto alla presentazione delle domande di messa in regola, a differenza di quanto accadde nel 2009, quando il provvedimento salva domestici portava in dote un “costo” a lavoratore di 500 euro.


Per avanzare tale richiesta, bisognerà fare riferimento ai codici disponibili da venerdì 7 settembre sul modello F24, seguendo le sigle “REDO” per i datori di lavoro domestici e “RESU” per i subordinati. La cifra corrisposta va inserita nelal sezione “Erario” del modello e il numero di documento del lavoratore presentato in accompagnamento alla domanda dovrà essere scritto nella sezione “elementi identificativi”.

Tre restano i requisiti per avanzare richiesta di regolarizzazione: il rapporto di lavoro doveva essere in vigore da almeno tre mesi al 9 agosto scorso; il clandestino deve essere alle dipendenze del datore di lavoro al momento della presentazione della domanda per ulteriori tre mesi e, infine, lo straniero deve dimostrare – mediante certificato medico o altra documentazione – di risiedere sul suolo italiano dal 31 dicembre 2011.

Sul reddito, vengono previste precise condizioni per i datori di lavoro che, nel caso di persona fisica o società è di 30mila euro imponibili, mentre per i domestici questo limite scende a 27. Sul fronte dei contributi, invece, quelli non versati nel periodo di lavoro dichiarato andranno naturalmente corrisposti, ma senza alcuna penale o sanzione: è questa la parte invariata dalle anticipazioni, quella che scagiona di fatto i datori che hanno utilizzato la manodopera illegale.

Però, sulle cifre versate al lavoratore e contenute nel periodo di lavoro dichiarato in domanda, le ritenute Irpef andranno comunque versate entro e non oltre il 16 novembre prossimo. In base a quaesti calcoli, insomma, l’esborso totale andrà valutato caso per caso ma va da sé che il contributo richiesto non sarà di “soli” mille euro, ma si alzerà molto più in alto, da duemila ad addirittura 5mila euro in caso di lavoratore dipendente, con inclusione di contributi e accantonamento a carico dell’immigrato.

La sanatoria, insomma, resta allettante, ma si mostra un po’ più cara del previsto in termini economici verso i datori di lavoro.


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  1. […] domanda di emersione avrà un costo, da espletarsi mediante contributo forfettario, di 1.000 euro per ciascun lavoratore, i datori di lavoro che intendono soddisfarla potranno provvedere al […]

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