I primi emendamenti di modifica al testo di legge della Fornero sono stati approvati dal momento che la maggioranza del parlamento aveva ritenuto unanimemente che ci fosse una certa urgenza nel rattoppare la tela della legge 92 del 2012. Allo stesso tempo, da parte del ministero, si è avuta la necessità di un consistente intervento interpretativo palesatosi con la circolare n.18.  Le novità principali determinate dall’azione della Camera sono rivolte ad apprendistato e partite Iva. Vista la pressante richiesta di associazioni datoriali e delle agenzie per il lavoro è stata finalmente contemplata, cedendo così ad una richiesta sensata, la possiblità di assunzione di apprendisti in somministrazione a tempo indeterminato.

Per quanto concerne le partite Iva si è intervenuto si è intervenuto prolungando il periodo di verifica della esistenza di criteri di presunzione di rapporto subordinato mascherato da uno a due anni ed è stata posticipata al 2014 l’entrata in vigore dell‘aumento dell’aliquota contributiva per i collaboratori iscritti alla sola Gestione Separata Inps ( recando svantaggio a chi è iscritto a diversa gestione). Riguardo a lavoro a termine  e accessorio, ammortizzatori sociali, monitoraggio dei contratti, procedure concorsuali, assunzioni obbligatorie e procedure di concordato, sono stati presi provvedimenti meno invasivi e importanti.

La struttura della legge, da questi ultimi cambiamenti, non ne esce sostanzialmente mutata, almeno non in modo radicale, tuttavia l’importanza di questo processo di revisione e rinnovamento ha la sua importanza poiché è un segnale distensivo fra le forze politiche e le parti sociali che tornano a dialogare e a farlo sulla stessa lunghezza d’onda. Per quanto gli emendamenti siano il tentativo più chiaro ed evidente di correggere alcuni dei difetti riscontrati all’interno del testo della riforma, è altrettanto evidente ormai che il testo grosse variazioni non ne possa più assimilare.Il ritorno al periodo pre-pacchetto Treu sposta la discussione politica indietro di 15 anni, non è necessariamente un errore perché in questo lasso di tempo errori di legislazione ne sono stati commessi ma si ha comunque l’impressione che si rischi di sconfessare un percorso quindicinale fatto di provvedimenti e atti destinati a difendere il lavoratore nella flessibilità e non dalla flessibilità.


Agli occhi degli esperti la legge 92 da la sensazione di fondarsi su un non meglio chiaro pregiudizio sulla politica occupazionale delle imprese, come se la crescente flessibilità fosse la diretta e sola conseguenze della politica precedente e non dipendesse minimamente dalla crisi economica che attanaglia l’Europa. Questa visione ha generato la scarsa capacità di sostenere legislativamente chi poteva essere distributore di lavoro in quanto si è deciso di porre sullo stesso piano chi cercava di creare nuovi posti con chi se ne approfitta, annichilendo così ogni tentativo di rilancio del mercato del lavoro.

La riforma non è negativa nella sua totalità, questo deve essere chiaro, si prefigge di incentivare una migliore occupazione, quindi un fine lodevole, anche se non considera assolutamente le conseguenze in termini di minore occupazione delle misure adottate.  Ora bisogna augurarsi che la recessione non diventi dilagante altrimenti per come è strutturata la riforma si rischia di andare incontro ad una Spagna bis, ossia trovarsi a pochi mesi dall’approvazione del testo di legge a ridiscuterne i punti cardine. Disperare però non è necessario, l’Italia non è la Spagna e ha  istituzioni, parti sociali e l’attenzione e il coraggio di prevenire l’aggravarsi della crisi e rimediare alle eventuali brutture della suddetta riforma del lavoro. Non resta che attendere l’iter burocratico dell’immediato futuro, ai posteri l’ardua sentenza.


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