Partendo da una incisiva e “ventennale” definizione di Fabio Merusi  “servizi pubblici locali instabili” è possibile fornire un breve resoconto dell’interessante seminario nazionale che si è tenuto il 5 luglio scorso nella sede dell’AGCM ed organizzato dalla stessa Autority in collaborazione con la Scuola Supoeriore della Pubblica Amministrazione.

“La nuova era” dei servizi pubblici locali è stata la tematica sulla  quale è stato incentrato il seminario  che ha fornito molti spunti in ordine alla tormentata disciplina oggi forse alla vigilia di un cambiamento epocale con i nuovi ritocchi del legislatore. La giornata aveva l’intento di offrire ai partecipanti un quadro il più possibile completo per avere strumenti adeguati alla gestione dei servizi pubblici locali a rilevanza economica. E così è stato. Gli interventi che si sono succeduti hanno offerto una visione singola e complessiva degli enti a cominciare dal Presidente Pitruzzella che ha definito l’AGCM luogo di elaborazione culturale e con tale seminario si è voluto avviare un rapporto tra le diverse istituzioni interessate partendo da un tema di importanza decisiva per la crecita del Paese. E’ stata sottolineata la “nuova era” in relazione alle modifiche introdotte dagli ultimi interventi normativi alcuni dei quali sono stati inseriti nell’ultimo decreto sulla spending review approvato di notte e promulgato in tempi da record per ribadire la mission di evitare distorsioni della concorrenza e del mercato e di assicurare la parità degli operatori con una chiara limitazione  degli affidamenti in house. Pitruzzella ha inoltre sottolineato che in tale settore si sublima il vecchio adagio di operare tagli a favore delle razionalizzazioni per eliminare le sacche di inefficienza. A tale riguardo, è opportuno fare riferimento al recente rapporto IRPA sul capitalismo municipale che già dalle prime righe introduttive, con incisiva chiarezza, descrive il fenomeno poco virtuoso delle società pubbliche locali evidenziando che tale fenomeno è in crecita malgrado gli incentivi normativi alla liberalizzazione; ciò viene messo in relazione con le ragioni di un consenso politico in un momento in cui per fronteggiare la crisi c’è necessità di un ricorso alla privatizzazione nell’ottica di una effettiva concorrenzialità che potrebbe dare davvero impulso alla crescita e al benessere dei cittadini. Ecco perché si concorda con il Presidente Pitruzzella quando afferma che in questo settore cruciale occorre far emergere il virtuosismo delle “buone pratiche” a fronte degli “intrecci perversi” che hanno moltiplicato organismi che denotano anche una scarsa preparazione nella applicazione delle disposizioni del legislatore, anche in relazione alla congerie di norme spesso complesse e confuse.

Per questo la collaborazione tra AGCM  (regolatore) e SSPA permette che quest’ultima possa supportare i “regolati” al rispetto della normativa che i “regolatori” producono. Caso emblematico è il momento della delibera quadro che deve contenere elementi qualificanti della materia. Da una recente e dettagliata  ricerca della Banca di Italia emerge un quadro di un sistema frammentato. Uno dei principali problemi è rappresentato dall’elevato grado di instabilità che caratterizza l’assetto regolamentare. Le ripetute modifiche della normativa, la sovrapposizione tra norme generali e norme di settore, la distribuzione delle competenze regolamentari tra Comunità europea, Stato e Regioni e i ripetuti interventi giurisprudenziali, con riguardo soprattutto alla giurisprudenza comunitaria sull’affidamento in house e alle recenti prese di posizione della Corte costituzionale sui limiti dell’intervento statale, hanno contribuito a rendere il quadro normativo sui servizi pubblici particolarmente frammentario ed incerto. Le difficoltà interpretative possono in particolare rallentare l’attuazione della legislazione e a loro volta incentivare la proposizione di ricorsi giurisdizionali.


Mentre dai lavori del seminario nazionale emerge altresì che tale ristema frammentato e poco aperto al mercato vede  un mezzogiorno in ritardo rispetto al miglioramento sensibile del nord. Questo con ogni probabilità è dovuto all’incapacità degli amministratori che lasciano così spazio agli oppositori delle riforme. Tale divario territoriale dovrebbe giocoforza fare leva su un progetto di formazione che possa accorciare le distanze al fine di poter avere gli strumenti idonei per affrontare il tema dei servizi pubblici locali che non è solo giuridico, ma economico e gestionale.

Significativo anche l’intervento di Filippo Arena consigliere giuridico dell’AGCM nell’affermare che l’intervento normativo può stimolare la crescita fermo restando l’apertura alla libera iniziativa economica con una conseguente limitazione delle eccezioni come il citato esempio degli affidamenti in house. Di particolare rilievo il momento del parere obbligatorio e non vincolante sulla delibera quadro onere degli enti locali. Tale delibera in molti casi esaminati è stata inviata all’AGCM senza presupposti per il parere. Vi è peraltro la patologia dell’assenza delle verifiche di mercato o comunque di mediocre indagine; ne consegue che gli enti locali non indicano con dovizia i particolari i ricavi di esercizio e i benefici per la collettività.

Interessante è il punto di vista di Carlo Alberto Manfredi Selvaggi Capo dell’ufficio legislativo del Ministro per gli Affari Regionali, il Turismo e lo sport che ravvisa nella stratificazione di norme l’esigenza di un testo unico quando finalmente i servizi pubblici locali saranno “stabili”.

Per quanto riguarda l’impatto sui comuni è intervenuto il vice segretario generale dell’ANCI  Alessadro Gargani, il quale ha affermato che questi continui cambiamenti bloccano la possibilità di affidare il servizio da parte dell’ente locale anche per alcune situazioni limite che incidono negativamente sul territorio, magari a causa di continui disservizi del gestore. Ecco perchè per Gargani è necessario attivare meccanismi premiali e derogatori per le amministrazioni che decidono di mettere sul mercato i propri asset in una logica compensativa fra finalità pubbliche ed esigenze di sviluppo industriale.

La valorizzazione della concorrenza è di fatto la nuova frontiera. E’ qui il cambiamento epocale. E allora si può concludere con le parole pronunciate dal Presidente AGCM in occasione della Relazione annuale di fine giugno “La concorrenza…incentiva la corretta  allocazione delle risorse sia all’interno della singola impresa sia nel mercato ed ha effetti positivi, in termini di minori costi sui settori a valle“.

Se “la concorrenza è un potente stimolo all’innovazione, che è la principale forza dell’economia capitalistica” si concorda con l’analisi del Presidente di sezione del Consiglio di Stato Carmine Volpe per cui “l’assicurazione della concorrenza diviene volano dell’efficienza gestionale e della qualità del servizio, nell’interesse di tutti gli attori del sistema; amministrazioni, operatori professionali e utenti“. E aggiunge “Forse nel perseguire gli obiettivi si è perso di vista l’obiettivo prioritario che dovrebbe essere la certezza del diritto; e se non c’è la certezza del diritto non è assicurata nè la crescita nè la competitività. Ma una sola certezza rimane; ed è quella del prossimo intervento legislativo in materia di servizi pubblici locali“.

E allora,  la speranza è la stabilità dei servizi pubblici locali attraverso un intervento strutturale che possa finalmente fissare dei punti fermi per la definitiva regolamentazione di questo settore per trasformare le criticità in opportunità per lo sviluppo del Paese.


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